Esperienze socio-educative di frontiera

Domenico Potenz


L’associazione ha al suo attivo diversi lavori pubblicati e un libro scritto sull’esperienza finora maturata. Vorrebbe diventare un segno di come sia possibile dare inizio ad uno sviluppo partecipato della propria comunità.

L’associazione Avamposto Educativo Onlus si è costituita nel dicembre del 2009, dopo un momento di aggregazione e di formazione del gruppo dei soci fondatori, in buona parte dotati di una lunga esperienza nel campo educativo e nella gestione del disagio. Il momento di formazione è stato condiviso con l’associazione Educatori Senza Frontiere (ESF) di Exodus con l’obiettivo di operare nella cittadina di Mottola, in provincia di Taranto, per sperimentare la possibilità di dare inizio ad uno sviluppo partecipato della propria comunità locale. Il numero di operatori coinvolti varia in base al numero dei progetti attivati. In alcuni momenti si hanno sul campo più di venti unità, tra soci e volontari su progetto, mentre un impegno a tempo pieno è assunto dal presidente e dal vice-presidente.

La missione dell’associazione è quella di favorire la costituzione di gruppi di impegno sempre più ampi sperimentando delle vere alleanze tra generazioni per vivere esperienze educative e stili di vita nel proprio contesto che rappresentino anche dei segni per la comunità cittadina. Un invito a costruire una collettività capace di amare la propria terra e farsi carico delle situazioni di disagio, proiettandosi verso il futuro.

In concreto:

– attivare percorsi di formazione e accompagnamento di volontari per interventi educativi in contesti locali di povertà ed emarginazione dove è presente l’Associazione;

– attivare percorsi di formazione e accompagnamento di giovani e bambini, per aiutarli ad avere uno sguardo nuovo sulla realtà che li circonda al fine di costruire un futuro a dimensione più umana;

– stimolare la nascita di gruppi locali di Auto Mutuo Aiuto tra persone con la stessa situazione di disagio, sostenerli nel tempo e metterli in rete;

– promuovere e realizzare progetti di intervento in situazioni di particolare emergenza, privilegiando interventi psico-pedagogici, socio-sanitari e formativi mirati alle fasce disagiate con l’obiettivo di un adeguato reinserimento sociale. Scopo da raggiungere anche con interventi mirati alla costruzione ed alla gestione di strutture adeguate agli interventi stessi;

– fungere da collegamento e creare alleanze tra realtà che si occupano di educazione e sviluppo sociale, collaborando con enti e Istituzioni, nell’ottica del sistema di valori presentato;

– favorire la conoscenza delle risorse umane e delle tipicità del territorio per disegnare scenari di sviluppo condivisi dalla comunità locale.

Il lavoro educativo si svolge utilizzando la metafora del “viaggio”. Il senso della relazione educativa è, quindi, legato alla “meta” che si può sintetizzare nella massima “Trovare la strada per favorire il pieno sviluppo nostro e di chi ci è accanto, insieme al valore della nostra umanità”. Prima di iniziare le attività si dà peso sostanziale alla relazione interpersonale: l’educatore dovrebbe, pertanto, essere una persona che ha attraversato i deserti riservatigli dalla vita e ne è uscito riconciliato con la propria storia. È quindi disponibile ad aiutare altri a superare le zone “aride”.

Gli strumenti impiegati sono i seguenti:

1. la formazione dinamica, rivolta a gruppi di apprendimento con numero ridotto di presenze, nei quali si pone una particolare attenzione alla comunicazione non verbale per generare una coscienza delle emozioni;

2. l’alleanza intergenerazionale per costruire un ponte tra passato e futuro;

3. l’esperienza di margine per spogliarsi delle pseudo-certezze ed imparare a comunicare con persone di contesti diversi;

4. l’attenzione al proprio quotidiano con l’impiego delle tecniche narrative per cogliere il valore delle relazioni;

5. gli interventi educativi affidati a piccoli gruppi nei quali vengono curate le dinamiche relazionali.

Le azioni messe in campo possono suddividersi in azioni di base e prospettiche, con una proiezione verso il futuro. Oltre ai corsi di formazione per volontari, comprendono:

– Gruppi di Auto-Mutuo Aiuto (AMA). Si sono attivati, nel tempo, un primo gruppo per famiglie mono genitoriali al femminile, chiamato Mamme e non solo (le indagini Istat riportano che il 7,1% delle famiglie è costituito da madri sole, l’80% delle quali ha l’affido dei bambini) ed un secondo gruppo per le famiglie con bambini diversabili, chiamato Fuori dal guscio (nel 5,6% delle famiglie pugliesi vi sono persone diversabili; si calcola che un abitante su sei è coinvolto in questa problematica). L’esperienza dei gruppi AMA ci porta ad affermare che, se più persone che vivono in situazione di margine si uniscono, in un’ottica “educativa”, il loro gruppo diventa un’opportunità di crescita civile per sé e per gli altri.

– Progetti con le scuole del territorio.

1. Un primo progetto, chiamato “Artigiani di pace”, è iniziato con un solo plesso scolastico e attualmente riguarda tutto il Circolo didattico di Mottola. Attraverso questo progetto si è sperimentata la formazione di alcuni ragazzi delle classi IV della scuola elementare per aiutarli a diventare mediatori nei conflitti di classe. I bambini coinvolti sono stati individuati attraverso la somministrazione di un questionario per lo studio sociometrico, evidenziando, in particolare, i leader di psico-gruppo, i leader dotati di capacità di ascolto delle problematiche degli altri allievi.

2. Un secondo progetto, chiamato “Orione”, nato dopo una ricerca sul disagio a scuola, interessa attualmente 6 classi della scuola media e 5 delle scuole superiori. Il percorso educativo ha l’obiettivo di occuparsi del flusso di relazioni della classe, ossia imparare a comprendere e gestire con compagni e docenti le problematiche relazionali che si vivono in classe. Una proposta in sintonia con quella formulata dalla rete europea per la Gestione dei Conflitti di SABONA, per la quale la mission della scuola è risolvere problemi reali, problemi relazionali affrontati con interesse e creatività dalle classi. Con questo approccio, le conoscenze sul modo di gestire le relazioni vengono costruite insieme e ciò costituisce un’esperienza fondamentale per generare il clima di lavoro adatto ad acquisire in modo critico i diversi saperi contenuti nelle discipline.

3. Un terzo progetto, chiamato “Progetto Giovani Avamposti”, è nato dal desiderio di garantire spazio di espressione all’attuale generazione dei giovani accogliendo problemi e difficoltà e valorizzando competenze, creatività e la naturale tendenza all’attenzione verso il proprio territorio. Rivolto a giovani di età compresa tra i 16 ed i 21 anni, all’inizio il progetto è stato orientato verso tematiche sociali. Successivamente, utilizzando le competenze professionali degli associati, il corso è stato indirizzato a sostenere, nei giovani, una visione più chiara delle interazioni tra scienza, tecnologia e società ed un’attenzione alle problematiche di carattere scientifico e tecnico del proprio territorio che hanno un impatto sociale. Il corso si conclude invitando i ragazzi ad aderire ad un piccolo progetto di ricerca scientifica riguardante il territorio. Su questa linea si è realizzato un progetto sull’inquinamento atmosferico da idrocarburi policiclici aromatici a Mottola e attualmente è in atto una ricerca sulla dotazione dei farmaci delle famiglie della cittadina.

Un altro tipo di azione riguarda i Laboratori Sperimentali: hanno la funzione di fornire una prima risposta alle esigenze delle categorie sociali che vivono situazioni di marginalità o disagi di rilievo e di stimolare le istituzioni e le altre realtà locali ad interessarsi alla problematica.

– Un primo laboratorio ha riguardato un gruppo misto di giovani diversabili e normabili, con l’obiettivo di favorire un cammino collettivo di riflessione per valorizzare le differenze e consentire a tutti di far emergere le proprie risorse.

– Un secondo laboratorio è stato indirizzato a bambini di diversa nazionalità, prevalentemente extracomunitari – indiani, albanesi, rumeni – con l’obiettivo di consentire un migliore inserimento nella nostra realtà cittadina, offrire un supporto didattico e, nello stesso tempo, coinvolgere in modo indiretto le loro famiglie.

– Un terzo laboratorio, chiamato “Tutti i colori dell’arcobaleno”, è un percorso di lingua italiana e conoscenza del territorio per immigrati. Il laboratorio, svoltosi per la prima volta tra gennaio e maggio del 2011, attualmente è stato ripensato con l’obiettivo di portare gli aderenti all’esame per poter avere il permesso di soggiorno a tempo indeterminato.
Un ultimo tipo di azione cura i “Gruppi di lavoro”, percorsi ai quali vengono invitate altre realtà del territorio a condividerne il lavoro e gli obiettivi. Tra questi ricordiamo:

– un gruppo di impegno per il referendum “Acqua bene comune”. La convinzione che ai beni comuni, in particolare all’acqua, non può essere attribuito il valore di merce da sfruttare privatamente, ci ha portato a farci promotori di un comitato locale con l’intento di promuovere la raccolta di firme per il referendum e, successivamente, a sostenere la campagna referendaria;

– un percorso denominato “Educazione, capitale sociale e responsabilità sociale di impresa” nel quale si sono coinvolte alcune piccole aziende artigiane locali per un laboratorio educativo rivolto ai ragazzi con disagio;

– una fiera chiamata “Fiera che rigenera”, organizzata il 30 Dicembre 2012 coinvolgendo l’Amministrazione comunale, con l’obiettivo di recuperare materiale inutilizzato partendo dall’idea che quello che può essere inutile per noi può essere utile per un altro. Un’occasione di riflessione sui significati di beni, merci e luoghi di scambio relazionale.

L’associazione ha al suo attivo diversi lavori pubblicati1,2,3 e un libro scritto sull’esperienza finora maturata4. Vorrebbe diventare un segno di come sia possibile dare inizio ad uno sviluppo partecipato della propria comunità. Nella realtà del Sud, dove “i problemi non sono solo complessi, ma anche aggrovigliati, gli sviluppi non solo lenti, ma anche contorti, dove la normalità confina con l’eccezionalità e, a volte, con l’eroismo”, crede sia importante provare a riconoscere i nodi in cui le varie problematiche delle nostre realtà si incrociano e pensare creativamente a delle microazioni che abbiano un valenza educativa profonda, dei piccoli voli da proporre a noi e a chi condivide i nostri cammini. Dei simboli che ci auguriamo abbiano il potere, in tempi lunghi, di sciogliere i nodi e favorire un esodo dalle situazioni sociali che inchiodano al passato.

Domenico Potenz
Vicepresidente dell’associazione AVAMPOSTO EDUCATIVO ONLUS

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1 Baia D., Menzera C., Pansini G., Potenz D. (2011), Artigiani di Pace, Orientamenti Pedagogici, vol. 58, n. 3, Erickson

2 Potenz D., Pansini G. (2012), Disagio a scuola nella realtà cittadina di Mottola. Valutazione del disagio relazionale e didattico nelle prime classi delle scuole secondarie di primo e secondo grado, Orientamenti Pedagogici, vol. 59, n. 3, pp. 579 – 594

3 Potenz D., Pansini G. (2012), Inquinamento da idrocarburi policiclici aromatici. Prima valutazione degli IPA a Mottola e approccio educativo al lavoro scientifico, La chimica nella Scuola, Anno XXXIV, n. 1, pp. 38 – 51

4 Pansini G., Potenz D., In viaggio… nelle piccole crepe dei vissuti. Per dare inizio ad uno sviluppo partecipato delle comunità locali, Editoriale “l’altrapagina”, Citta di Castello, 2012

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