Il mercato del gioco

Isabella Martucci

Nonostante il PIL diminuisca e la disoccupazione aumenti, il gioco non conosce crisi: la raccolta per il 2011 è di 80 miliardi di euro (AAMS, 2012) e, a gennaio del 2012, risulta pari ad 8,34 miliardi di euro, in crescita rispetto a dicembre del 2011.

Il gioco d’azzardo esercita sull’economia un effetto perverso in quanto, quello lecito, intrecciandosi con l’illecito, contribuisce ad alimentare l’economia criminale che riceve, così, nuovo impulso nel soppiantare quella regolare.
L’economia regolare, invero, da quattro anni non attraversa una congiuntura favorevole, dato che, in uno scenario mondiale già oscurato dai rialzi del prezzo del petrolio, dagli affanni dei Paesi industrializzati a mantenere positivi i tassi di crescita del PIL, dai possibili rallentamenti dei Paesi emergenti, pressati da difficoltà interne ed internazionali, si innesta la crisi dei mercati finanziari. Questa coinvolge ben presto l’economia reale, in quanto la minore disponibilità liquida del sistema, da un lato frena i consumi e, dall’altro, gli investimenti i quali, in un clima di generale sfiducia, non sono sostenuti da aspettative positive di profitto. Sono adottate diverse misure per arginare la crisi, dagli interventi operati dalle Banche Centrali agli aumenti di spesa pubblica, che, per alcuni Paesi, si traducono in un ampliamento del rapporto debito/PIL e in un sostanziale rischio default. Gli effetti sull’occupazione, generati dalla crisi e dalle misure per contenere il rischio del debito, sono disastrosi, il tasso di disoccupazione aumenta e sempre più si alimenta quell’ormai numerosa compagine di persone che vivono alla soglia della povertà.

Secondo i dati stimati dall’ISTAT, allo scorso mese di gennaio il tasso di disoccupazione risultava pari al 9,2%. In particolare, nella fascia d’età 15-24 anni, i disoccupati sono il 31,1% rispetto al totale degli occupati. L’aumento della disoccupazione registra, rispetto al mese di dicembre del 2011, per la componente maschile un +2,6% e per quella femminile un +3,2%. In entrambe le componenti diminuisce lievemente il tasso di inattività.
All’interno di questo scenario, l’economia meridionale, già in affanno, da sempre in ritardo di crescita, appare ancor più in rallentamento. Mentre il divario con l’area centro-settentrionale si allarga in termini proprio di occupazione e disoccupazione, esso si annulla in termini di raccolta derivante dal gioco d’azzardo.

In questo clima, infatti, l’attrazione esercitata dalla possibilità di facili introiti è molto alta e tanti cadono vittime delle lusinghe dei tavoli verdi, reali o virtuali. Nonostante il PIL diminuisca e la disoccupazione aumenti, il gioco non conosce crisi: la raccolta per il 2011 è di 80 miliardi di euro (AAMS, 2012) e, a gennaio del 2012, risulta pari ad 8,34 miliardi di euro, in crescita rispetto a dicembre del 2011. L’aumento delle giocate può spiegarsi considerando come il mercato del gioco pubblico, gestito, in Italia, dall’AAMS e dai concessionari autorizzati, quali SISAL, Lottomatica, Superenalotto e SNAI per le scommesse sportive, sia un mercato di largo consumo fortemente influenzato dai cambiamenti nelle preferenze dei consumatori e dall’innovazione tecnologica. Ognuna delle imprese che ne costituiscono l’offerta è, pertanto, indotta ad innovare continuamente il prodotto, al fine di ottenere profitti più elevati derivanti dal riuscire a soddisfare meglio dei concorrenti la platea dei consumatori. Questo mercato in continua evoluzione è fortemente supportato dai media e dalle campagne pubblicitarie. Anche quando essi invitano a “giocare il giusto”, favoriscono un comportamento che, in questa particolare categoria di consumatori, si sostanzia, anche in caso di reiterata soluzione negativa, in ulteriori acquisti, a differenza di quanto accade solitamente per altre categorie di beni. Non va sottovalutata neanche la rete di distribuzione del prodotto, che si articola in una capillare presenza territoriale ed è ulteriormente supportata dalla possibilità di accedere al mercato con un semplice clic del mouse. Ed è proprio il mercato del gioco on-line – che attira i giocatori più giovani e le donne – a sfuggire ad ogni controllo e nel quale si annida più facilmente la criminalità organizzata.

Nel mercato del gioco, infatti, accanto ad aziende fornitrici ad intero capitale italiano, le quali adottano comportamenti regolari e trasparenti, ne esistono altre per le quali è difficile individuare chiaramente la proprietà, spesso articolata in intrecci societari dietro i quali si cela l’imprenditoria criminale. Considerando quanto è ampio il giro d’affari che si muove attorno al gioco lecito e, soprattutto, illecito, si può comprendere come i giocatori italiani, i quali effettuano una spesa pro-capite annua che ammonta, in media, ad oltre 1.000 euro, possano facilmente cadere preda degli usurai. Diventare vittime della febbre del gioco è molto semplice e, quando la vincita si realizza, non ci si ritira, ringraziando la dea bendata, ma ci si accanisce e si cade nella rete. Le perdite si accumulano, il denaro non basta, il sistema bancario non concede prestiti senza garanzie e ci si rivolge al mercato parallelo del credito. Nasce così il rapporto credito-debito illegale, che va distinto da quello legale in quanto, se quest’ultimo mira ad ottenere garanzie per la restituzione dei fondi prestati, il primo è teso ad appropriarsi di ogni cosa sia nella disponibilità del debitore. È così che la criminalità si appropria delle attività lecite, le rende serve, le trasforma in filiali a loro volta in grado di offrire ulteriori servizi di credito, dando vita ad un processo moltiplicativo infinito.

Il fenomeno dell’usura appare, quindi, non più derivante solo dal cattivo funzionamento del mercato del credito, ma anche come una delle icone di quell’economia irregolare e sommersa che prospera più di quella lecita e nasce dal rifiuto delle norme che regolano l’esercizio dei propri diritti e si nutre della loro violazione, assumendo forme e metodi propri dell’economia criminale. Le organizzazioni criminali, estremamente flessibili nell’adattare il proprio core business ai cambiamenti esterni, oltre ad essere radicate nei territori meridionali d’origine, dilagano in tutta la Nazione ed attuano attività economiche diverse, riuscendo, da questo punto di vista, a colmare il divario tra Nord e Sud. La crisi ha ulteriormente rafforzato il business della criminalità, che totalizza cifre da capogiro non solo in traffico di droga, armi, prostituzione, truffe, estorsioni, furti e rapine, ma anche nell’usura, di cui sono vittime gli imprenditori e, in numero crescente, le famiglie nelle quali un componente è dedito al gioco d’azzardo. Questo è il nuovo business attraverso il quale l’opera di riciclaggio può realizzarsi ancor più facilmente. L’usura ha già perso da tempo i connotati antichi, ha assunto un nuovo look tramite la fornitura di quel substrato territoriale nel quale la malavita si insinua, acquisendone la leadership. Prendendo le mosse dal controllo del territorio, le diverse organizzazioni criminali possono trasformarsi in holding finanziarie e riciclare denaro sporco. Quale modo migliore di effettuare riciclaggio se non on-line? I nuovi sistemi di pagamento, studiati e messi a punto per ridurre tempi e costi di quelli tradizionali, smaterializzano completamente il denaro. Lo scambio in rete rende anonimi acquirenti e venditori e, nel settore del poker on-line, la modalità cash game non solo aumenta l’affluenza nelle poker room, favorendo l’incremento della raccolta di liquidità circolante su Internet, ma attira anche numerosi operatori stranieri.

L’internazionalizzazione delle attività criminali segue di pari passo e, talvolta, precede quella delle attività lecite. Se queste si delocalizzano per migliorare la redditività con l’impiego di fattori produttivi a più basso costo, le altre perseguono lo stesso obiettivo minimizzando il rischio derivabile dal riciclaggio. Il lavaggio del denaro sporco ed il suo reimpiego, infatti, favoriscono la crescita dell’economia criminale che, in un mondo senza confini, riceve ulteriore impulso dalla disomogeneità legislativa presente nei diversi Paesi. La globalizzazione dei mercati rende immenso l’ammontare dei flussi di fondi illeciti ed estremamente mutevole la loro localizzazione, con conseguenze dannose in termini di perdita di risparmio che conduce all’impoverimento di intere fasce della popolazione. È evidente, quindi, come il diffondersi dei giochi d’azzardo on-line non offra solo nuove opportunità di riciclaggio alle organizzazioni criminali, ma, attraverso la lusinga del denaro facile, attragga numerose persone, prevalentemente nella fascia d’età adulta, ma anche molti giovani. Il costo che all’economia regolare deriva dall’intreccio esistente tra gioco e usura non è compensato dal beneficio connesso alle entrate erariali, il cui ammontare è aumentato nel tempo non grazie all’incremento dell’imposizione, progressivamente ridottasi, tanto che, dal 2005, l’afflusso alle casse dell’erario cresce meno della raccolta, ma all’ampliamento del numero dei giocatori, attratto dall’incremento delle vincite. Inoltre, sebbene ciò consenta, in certa misura, di tutelare il consumatore in quanto rende l’offerta pubblica di giochi più competitiva di quella illegale o irregolare, non ne riduce il costo sociale, il quale, oltre a componenti patologiche, ne presenta anche altre, tra cui la riduzione della produttività, l’insolvenza, i fallimenti e la corruzione che si annida nelle istituzioni.-

Più che aumentare l’offerta di giochi on-line, che consentono all’azzardo di entrare nell’ambito domestico, portando un ulteriore attacco alle già fragili fondamenta dei nuclei familiari, si dovrebbero offrire concrete possibilità di occupazione derivanti dall’indispensabile connubio tra crescita reale dei sistemi economici e sviluppo di quelli finanziari, resi inattaccabili dalla criminalità organizzata dal proficuo intervento congiunto, da un lato di forze dell’ordine e magistratura e, dall’altro, dalla riscoperta dell’indissolubile legame tra etica ed economia.
L’economia è la scienza che cerca di individuare regole di comportamento che garantiscano l’efficiente allocazione di risorse scarse consentendo la realizzazione dell’ottimo livello di produzione e conducendo ad una giusta distribuzione di beni e servizi atti al soddisfacimento dei bisogni umani. Non può consentirsi l’individuazione di regole che invertano l’ordine e vedano l’uomo come mezzo e non come fine dell’attività produttiva.

Isabella Martucci
Professore associato di Economia Politica, Università degli Studi di Bari

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