Cresce la povertà in Palestina

Nel corso dell’ultimo anno la povertà in Palestina è drammaticamente aumentata. Le condizioni di vita ed economiche della società palestinese hanno raggiunto un livello di declino senza precedenti, dimostrato dal fatto che più di un milione di loro dipende dagli aiuti umanitari. Un dramma che colpisce tanto gli abitanti della striscia di Gaza quanto quelli della Cisgiordania. A sostenerlo è l’Onu, che parla di una “crisi generalizzata di povertà”, che “si accresce” col passare delle settimane. Uno studio dell’Unrwa evidenzia come le condizioni di vita nella Striscia di Gaza sono peggiorate, ci sono duecentomila profughi che necessitano di un aiuto speciale per poter sopravvivere. In Palestina il 57 per cento delle famiglie vive in stato di povertà (49 per cento in Cisgiordania e il 79 a Gaza), mentre  nel corso del 2007 il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 32,3 nella Striscia e il 22,6 in Cisgiordania. Ma non solo, circa 800 mila bambini vivono nella povertà e sono costretti al lavoro minorile. La società palestinese è molto giovane: il 15,9% è costituito da bambini al di sotto dei 5 anni; il 14,4% da bambini tra 5 e 9 anni; il 13,3% da bambini tra i 10 e i 14 anni; il 7,3% da minori tra 15 e 17 anni. In Cisgiordania vivono 850 mila minori di 18 anni, di cui il 27,7% sono profughi. Nella Striscia di Gaza, il 67,1% dei bambini sono profughi (censimento del 2007). Il censimento del 2007 ha anche reso noto che il 2,2% dei bambini della Cisgiordania ha problemi di vista, di udito, di movimento (il 18%), cognitivi e di comunicazione (il 16,7%). Quelli con altre problematiche sono il 58% (maschi) e il 42% (femmine). Medici Senza Frontiere ha condotto uno studio sulla salute psicofisica di 1369 palestinesi nei Territori occupati. Di questi il 23,2 per cento soffre di stress post-traumatico, il 17,3 per cento di ansia, il 15,3 per cento di depressione. I dati si riferiscono ai quattro anni precedenti l’operazione “Piombo fuso”. L’offensiva israeliana su Gaza del gennaio 2009 ha quindi  peggiorato  drasticamente le condizioni psicologiche di una popolazione sotto assedio. In questo contesto sono le donne a pagare il prezzo più alto. Uno studio condotto dall’Ong palestinese Sawa, con il sostegno di Unifem, ha rivelato che un numero crescente di donne palestinesi, spesso adolescenti, si prostituiscono e finiscono nella rete di sfruttatori e trafficanti di esseri umani. Le rotte della tratta vanno dalla Cisgiordania in Israele e viceversa ma non escludono la Striscia di Gaza. Le donne finiscono in bordelli e appartamenti a Ramallah e in altri centri della Cisgiordania e, talvolta, anche in Israele e a Gerusalemme. I dirigenti della ONG Sawa evidenziano che la mancanza di uno Stato palestinese facilita il lavoro dei trafficanti di esseri umani. La polizia dell’Autorità Nazionale Palestinese infatti  è costretta dalle restrizioni israeliane a operare in spazi territoriali limitati.

Alessia Petrilli

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