Il bene primario, l’origine della vita

In tutti i popoli l’acqua è intrisa di religiosità e spiritualità e sia per la tradizione ebraica che cristiana è simbolo di origine della creazione. Però l’acqua è anche fonte di morte, come ci ricordano i tifoni, gli tsunami e il diluvio universale. Ma l’importante è poter vivere l’esperienza della condivisione di questo bene prezioso

L’acqua permette la sopravivenza dell’essere umano, chi la possiede ne ha il potere che da essa deriva, ossia di vita o di morte. Tutto ciò si caratterizza tramite il prevalere di un comportamento egoista od altruista. Se l’acqua viene condivisa prevale la scelta generosa tipica dell’uomo sociale, se viene negata prevale il comportamento egoista o speculatore che sempre più si sta manifestando in questa contemporaneità socioantropologica: realtà in cui alla generosità del volontariato si sta contrapponendo sempre più un occulto egoismo politico. Fra un po’ ci troveremo coinvolti nelle guerre dell’acqua piuttosto che di religione…forse ci siamo già! Basti pensare alla Palestina….La simbologia dell’acqua può essere ricondotta a tematiche fondamentali come sorgente di vita, utilizzo nella purificazione, centro di rigenerazione. In India, l’uovo del mondo, il Brahamanda, viene covato sopra l’acqua, cosi’ nella Genesi lo spirito di Dio aleggia sulle superfici delle acque e ogni essere vivente concepito si sviluppa nel liquido dell’uovo o del ventre materno. Senza liquido non c’è la nascita. Si parla costantemente della necessità di rispettare la natura e di non abusare delle ormai scarse risorse energetiche, ma nel villaggio globale si impara che chi ha consuma e chi non ha muore di sete, di fame, di malattie. Eppure ad una transitoria vergogna di fronte ai telegiornali che ci mostrano i moderni, attuali, quotidiani martiri, molto spesso reagiamo attraverso meccanismi di difesa: chiudiamo la televisione, facciamo finta che non ci riguardi e ci rifugiamo sotto una bella doccia o in una comoda vasca da bagno.

Che l’acqua abbia in sé la religiosità e la spiritualità tutti lo sappiamo, dalle abluzioni induiste, musulmane, al battesimo cristiano, alla pioggia divina che nell’era degli dei ingravidava le ancelle mortali. Sia per la tradizione ebraica che cristiana l’acqua è simbolo di origine della creazione: M, la lettera men, nell’alfabeto ebraico, è il simbolo dell’acqua sensibile, madre e matrice, fonte di tutte le cose, rappresenta il trascendente, ed è quindi una ierofania. Però l’acqua è anche fonte di morte, come ci ricordano i tifoni, gli tsunami e il diluvio universale presente in ogni mito, in molte culture. Ma è la realtà della storia che ci dimostra come gli insediamenti umani poterono crearsi nei tempi solo dove vi fossero un lago, un mare o un fiume. Mosè nel suo peregrinare per il deserto, trovò la soluzione alle problematiche del suo popolo facendo sgorgare dalla pietra l’acqua, riuscendo a riportare ordine e pace…..vorrei ci fosse un contemporaneo Mosè, oggi, per la Palestina…. Nelle popolazioni primitive nomadi dei deserti sopravvive l’uomo sociale e generoso di acqua, ci sono uova di struzzo piene d’acqua e sepolte ma ben indicate a disposizione del prossimo che passerà di là. Ricordo poi un viaggio fatto nel settembre del 2001 in Argentina in una gita sugli altipiani, mi meravigliai perché molto spesso vedevo sul ciglio della strada, in mezzo ai pascoli o in zone aride, mucchi di bottiglie di plastica piene d’acqua, abbandonate al sole, sembravano piccole discariche che deturpavano la bellezza di quella natura. Chiesi il perché ad un collega di Cordoba, fece fermare il pulman e mi portò vicino ad uno di questi mucchi, e…mi vergognai: sotto a quelle bottiglie, sbiancate dal sole, scolorite dalle intemperie c’erano immagini sacre o statuette di Cristo o della Madonna. Mi spiegò che essendo l’acqua il bene maggiore , quella era una offerta votiva grande e al tempo stesso una possibilità di sopravvivenza per un assetato, cosi ebbe modo di citarmi Giovanni,4,14 ”chiunque berrà dell’acqua che io gli darò non avrà mai piu’ sete….”.

Due anni fa ero in viaggio di piacere in Turchia, sul percorso delle sette chiese dell’Apocalisse. Ad Efeso visitando la casa in cui visse Maria, dopo la morte del Figlio, provai commozione nel vedere che con ugual rispetto musulmani e cristiani pregavano inseme. Una donna musulmana, con tre bambini, quando uscimmo , mi prese per mano e mi indicò dove bagnare il mio foulard. Era il rivolo dell’acqua fonte miracolosa e di devozione. Quest’anno mi trovavo a Sharm, era il 19 gennaio, data in cui cadeva l’Epifania copta, incuriosita chiesi in albergo se vicino ci fosse una chiesa copta. Mi risposero che il ragazzo del market beduino era di tale religione. Alex, cosi si chiamava, ascoltò e capì la mia richiesta, mi invitò ad andare con mio marito e con lui alla celebrazione. Fu molto emozionante, anche cantare il kirie con loro, ma quando fu data la benedizione noi eravamo distanti. Alcune gocce di acqua benedetta caddero sull’inginocchiatoio, un ragazzino davanti a noi vi intinse le dita e girandosi ci fece il segno della croce sulla fronte, con le dita bagnate di quell’acqua. Forse tutto ciò può non interessare, forse sono andata fuori argomento ma l’acqua da sempre ha nella sua essenza il simbolo della Pace e della generosità . Io vorrei tanto che ce ne ricordassimo e che tutti possano vivere l’esperienza della condivisione di questo bene tanto prezioso.

Maria Rosa Dominici
Psicoterapeuta, consigliere onorario
Corte d’Appello Bologna, sezione minori,
Membro della New York Academy of Sciences

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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