Condutture come colabrodi

A settembre si terrà nel nostro Paese la prima conferenza nazionale sul clima, che è un appuntamento fondamentale per le politiche ambientali. In quell’occasione sarà ribadita la centralità da riservare a temi come consumi idrici, rischio siccità, desertificazione. Ma è anche vero che la nostra rete idrica ha bisogno di interventi strutturali

 

L’emergenza idrica che il nostro Paese sta vivendo, che ha fatto scendere il livello del Po, e paventa il rischio di un black-out energetico, ha riportato al centro dei nostri discorsi il tema dell’acqua. Eppure, quella che ora viene definita “emergenza” era una situazione ampiamente prevedibile. L’inverno mite e con poche precipitazioni piovose e nevose che abbiamo avuto lasciava presagire difficoltà nei mesi più caldi, soprattutto per le colture. Dunque, non ci siamo trovati davanti ad una brutta sorpresa, ma ad una conseguenza molto probabile, frutto non solo degli scenari climatici, che vanno modificandosi di giorno in giorno, ma anche di una cattiva gestione idrica. Ho sempre detto che è assolutamente inopportuno fare allarmismo. Tuttavia, bisogna prendere atto che l’allarme esiste e va affrontato, con interventi rapidi ed efficaci. L’acqua, come l’aria, è una risorsa fondamentale per l’intero pianeta.

L’obiettivo, dunque, non deve essere solo quello di far rientrare i termini dell’emergenza idrica, ma soprattutto di segnare una svolta, con provvedimenti strutturali, che determinino cioè una gestione responsabile e razionale dell’acqua. Purtroppo siamo davanti ad una realtà indiscutibile: il clima sta cambiando e il Paese deve abituarsi a queste modifiche. L’aumento delle temperature – annunciato da numerosi e autorevoli rapporti del mondo scientifico – ha immediate conseguenze sui corsi d’acqua e sui nostri ottomila chilometri di costa. Mentre l’Onu, a livello mondiale, traccia uno scenario dove una persona su cinque non ha accesso all’acqua potabile e un terzo della popolazione si imbatte quotidianamente nel problema della scarsità idrica.

Previsioni queste, che sono destinate a peggiorare proprio a causa dei mutamenti climatici e dell’inquinamento. Pertanto, l’Italia e l’Unione europea, come ho avuto modo di ribadire, devono impegnarsi per una seria politica di cooperazione, in maniera da combattere una piaga che da anni provoca non solo enormi disagi, ma addirittura guerre, che contano migliaia di vittime. A settembre, inoltre, si terrà in Italia la prima conferenza nazionale sul clima, che è un appuntamento fondamentale per le politiche ambientali. Anche in quell’occasione ribadiremo la centralità che bisogna riservare a temi come consumi idrici, rischio siccità, desertificazione. Gli scienziati, infatti, sostengono che a causa dei cambiamenti climatici, la tutela delle risorse idriche sarà fondamentale nelle politiche di ogni governo nel prossimo futuro. E in questo quadro alcune regioni del Meridione d’Italia, dove addirittura ancora non arriva acqua nelle case, subiscono una particolare criticità.

Insisteremo, pertanto, sull’importante ruolo che questi temi dovranno avere nella prossima Finanziaria, in termini di sostegno economico ai cittadini. Penso agli interventi che nella manovra economica del 2007 abbiamo riservato al risparmio energetico. In maniera altrettanto strutturale bisognerà attuare interventi per la gestione dell’acqua, riconoscendo incentivi, ad esempio, agli agricoltori che utilizzano l’irrigazione a goccia piuttosto che quella a pioggia. Ogni provvedimento dovrà rientrare in un grande piano nazionale, attivo su diversi fronti. In primo luogo, sono necessari interventi strutturali sulla nostra rete idrica.

Oggi, infatti, le condutture sono un vero colabrodo, disperdono mediamente tra il 30 e il 40% dell’acqua, mentre otto milioni di persone vivono per quattro mesi l’anno con quantitativi ben al di sotto del fabbisogno idrico giornaliero. Per questo, spero che il Ministero dell’Economia ci dia il via libera ad utilizzare la microtassa sulle bottiglie di plastica approvata dal Parlamento così da avere nuove risorse per avviare una manutenzione straordinaria degli acquedotti che perdono. È necessario inoltre diffondere quelle tecnologie utili ad evitare lo spreco, dal recupero delle acque grigie agli erogatori ad alta efficienza, che costano poco e che permettono di mantenere un buon livello di comfort riducendo i prelievi. Dobbiamo impegnarci per migliorare l’intero ciclo: dal prelievo alla depurazione. Attualmente siamo il Paese che preleva la più alta quantità d’acqua procapite di tutta l’Unione europea e il terzo nel mondo dopo Usa e Canada; il primo Paese in Europa con i più alti consumi domestici; il secondo per indice di sfruttamento della risorsa e, infine, per quanto riguarda l’uso indus t r i a l e , abbiamo il peggiore indice di consumo di acque per unità di prodotto.

Anche nel s e t t o r e agricolo, che in Italia incide per tra il 50 e il 60% di tutti i prelievi idrici, siamo uno dei Paesi che, a causa di sistemi irrigui non efficienti, consuma la più alta quantità d’acqua per ettaro irrigato. Quindi, un cambio di rotta è necessario. Altro passaggio importante è l’analisi che ha condotto il Coviri, il Comitato di Vigilanza sull’uso delle risorse idriche presso il Ministero dell’Ambiente presieduto da Roberto Passino e nel quale ho nominato anche il professor Petrella. Interrogate le 91 autorità di ambito territoriale, il Coviri ha ultimato recentemente un quadro conoscitivo sulla disponibilità delle risorse e sui fabbisogni, da cui emerge una situazione di deficit soprattutto nella pianura padana.

Siamo in una fase che i tecnici hanno definito di “crisi idrica di disponibilità”. Senza contare che andiamo incontro al mese di giugno, che i climatologi hanno definito il più caldo dell’estate. Alla luce di queste previsioni, se si vogliono evitare altre “emergenze” risulta ben chiaro che necessitano interventi immediati. Infine, l’acqua come bene pubblico. In tempi brevi, presenteremo l’emendamento sulla moratoria per le privatizzazioni dell’acqua che sono in atto. Il concetto chiave è che l’acqua è un bene primario, un diritto inalienabile da garantire a tutti i cittadini e non una merce da mettere nelle mani di pochi. La gestione delle risorse idriche pertanto deve essere pubblica, come è scritto nel programma di governo, e dovranno essere abolite le parti della legge Galli che consentono surrettiziamente la gestione privata di questo bene prezioso.

Alfonso Pecoraro Scanio
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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