L’inesorabile forza dell’amore

Adottare un bambino straniero richiede un grande senso di adattabilità e molta capacità di aprirsi, con pazienza e affetto, all’altro e al diverso. Questi piccoli, infatti, recano con sé un bagaglio che li caratterizza e li caratterizzerà sempre come figli di un’altra nazionalità, se non addirittura di un’altra etnia, caratteristiche peculiari che talvolta si scontrano con le aspettative delle famiglie adottive

Da oltre 20 anni mi occupo di adozioni internazionali. Nel bene e nel male, ho percorso un lungo cammino personale fatto di dolore e allegria, strazio e felicità. Moltissime volte sono stato in India e mi sono avvicinato al mondo delle adozioni quando mio fratello Giovanni ha portato in famiglia  2 bimbi indiani.

Con queste poche righe vorrei solo cercare di dare il mio contributo, fatto di esperienza e di conoscenza del mondo delle adozioni internazionali, senza però avere la presunzione di indicare la strada ad alcuno.
Sono convinto, infatti, che ciascuno debba seguire un itinerario che nasca dalle convinzioni personali, dalle varie sensibilità e dalla passione!
Conosciamo bene la sofferenza di chi, pur desiderandolo con tutto il cuore, non può avere figli.  Sappiamo quanti percorsi accidentati si attraversino prima di giungere alla decisione di adottare un bambino, soprattutto se straniero. Alla fine di questo lungo e scuro tunnel, alcuni  intravedono la luce.

Tuttavia, anche per i più fortunati e tenaci, che riescono ad attendere con pazienza la tanto agognata adozione, ci sono una serie di difficoltà da affrontare all’arrivo di un bimbo in famiglia. Problemi di ogni tipo: dall’insoddisfazione rispetto alle aspettative, all’incapacità, per alcuni, di affrontare i problemi quotidiani connessi alla comprensione  dei retaggi che caratterizzano un bambino di un’altra nazionalità e così via … potrei citare migliaia di esempi e di casi.

Potrei ricordare addirittura alcuni episodi di “bambini restituiti” perchè troppo difficili da gestire. E raccontare casi di intolleranza razziale da parte della comunità di cui fa parte la famiglia adottiva, con il conseguente rifiuto ed incapacità dei nuovi genitori di adeguarsi a tali difficili situazioni.

Tra tutti questi casi, cui ho fatto accenno al solo scopo di far capire la complessità del fenomeno, ve ne sono molti (per fortuna la maggioranza!) che si concludono con grande soddisfazione di tutti. Ma anche nelle circostanze più semplici e meno complicate sorgono inevitabilmente difficoltà connesse al semplice fatto che il bambino è straniero, e comunque adottivo.

 Ho voluto affrontare questi temi per sottolineare che non sempre la decisione dell’adozione è mossa da spirito di accoglimento e slancio umanitario.  Spesso infatti, alla base di una scelta tanto importante, ci sono piuttosto il legittimo bisogno di appagamento, la necessità di prendere con sé una vita per surrogare l’assenza di maternità e paternità.

In ogni caso, sia ben chiaro, l’adozione internazionale rimane un “valore positivo assoluto”.
Se è vero infatti, e questo è e deve essere incontestabile, che la scelta migliore per il bambino è assicurargli condizioni di vita favorevoli attraverso una sua propria famiglia nella terra in cui è nato, è altrettanto vero che vi sono innumerevoli situazioni in cui ciò non è possibile. Casi in cui  l’adozione internazionale rimane, per il bambino, l’ultima chance utile al suo sviluppo.  Per il bene di tutti, bambini e genitori adottivi, è opportuno che l’adozione sia preceduta da un percorso di maturazione e preparazione della coppia e un coinvolgimento preventivo dell’ambiente in cui il figlio adottivo si verrà a trovare. In genere le condizioni positive per inserire il bimbo nel nuovo nucleo familiare si ottengono con sufficiente facilità mentre più complesso appare, almeno alla luce delle mie esperienze, il passaggio del figlio adottivo al periodo dell’adolescenza. Ma qui in Carnia si dice “bambini piccoli problemi piccoli…. bambini grandi, problemi grandi”. E questo vale per tutti: figli naturali ed adottivi.

Dettata dall’esperienza più che dalle letture, la mia conclusione è, anche in questo campo, che la miglior regola consiste nel non avere regole ma tanto buon senso, tanta sensibilità, molta pazienza… in sostanza molto amore.

Renzo Tondo
Parlamentare, Camera dei deputati

già presidente regione Friuli Venezia Giulia

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