Nel Giorno della Memoria Un personale ricordo

Sono nata durante la guerra dalla parte provvisoriamente Austriaca del mio disgraziato e bel paese, situato nel canale del ferro e diviso in due da un ponte di legno che ne delimitava il confine. Anche la parte di là del ponte era italiana ma tutti dovevano passare ogni giorno sotto la minaccia di guardie armate,quei tutti erano donne,bambini,anziani, i giovani erano in guerra come mio padre e come tutti i padri degli ottanta bambini nati in quell´anno, chi da un lato chi dall´altro di quel confine.

Il paese era unico ma la guerra lo aveva separato. Ricordo la paura dei bombardamenti, le corse nei rifugi, la distruzione che uscendo si vedeva. La miseria, la fame, la disperazione accompagnavano le giornate di tutti noi le donne combattevano la loro battaglia per la libertà silenziosamente e quasi invisibilmente ogni notte nei boschi e sui monti circostanti, trasportando ogni cosa utile alla resistenza. Ho vissuto la storia ma soprattutto non mi è mai stato negato il suo racconto a guerra finita, perché a scuola veniva spiegata in tutta la sua crudeltà, ciò che oggi si può vedere noi lo sapevamo dai racconti di chi aveva potuto tornare e così tanti ragazzini della mia età si sono sentiti fortunati senza sapere bene il perché.

Io l´ho scoperto trent´ anni dopo, quando ebbi bisogno dell´Atto di nascita per sposarmi. Mio padre era morto da sei mesi ed è stato per questo motivo che mi chiesero l´intero estratto dell´Atto di nascita, c´era scritto così ” alle ore….. del giorno…..è nata una bambina di pura razza Ariana, seguito poi da altre notizie, firme e testimoni.”

Quando lessi il documento provai un senso di vergogna, di imbarazzo, era dunque così che mi era andata bene? Eppure mio padre e mia madre avevano combattuto dalla parte giusta, avevano contribuito a salvare molte persone. Avevo tre anni quando abitavamo all´Isola Comacina perché mio padre ufficiale di marina era stato inviato a Menaggio a dirigere una stazione di terra, mia madre mio raccontò che era una delle poche donne ad avere una folta chioma, molte venivano rasate, ma lei era la moglie del comandante e proprio per questo privilegio aveva la facoltà di muoversi liberamente ed è così che fecero scappare da quelle zone notte dopo notte le persone in pericolo. Tutto ciò non passò per molto tempo inosservato e per me e mamma ci fu la clandestinità aiutate dalla stessa gente che aveva ricevuto aiuto. Papà rimase al suo posto sperando che il restare, il suo grado, e soprattutto la conoscenza degli eventi lo aiutassero a continuare ciò che la sua mente pensava, perché mio padre non apparteneva a molti italiani compiacenti, ai ciechi di comodo, agli indifferenti, pensava ed agiva con convinzione propria, liberamente, in un clima di negazione della libertà rischiando la propria vita.

Questa è una parte della memoria di quel tempo, credo che tutti gli uomini che si opposero all´ingiustizia e dalla discriminazione abbiano una personale storia da raccontare e grande o piccola  che sia ha contribuito a smobilitare le differenze e le ingiustizie. Nessuna parola o racconto può esprimere ciò che è stato, non entra completamente nella mente e nel cuore, bisogna vedere Auschwitz ed all´ora si che gli occhi vorrebbero chiudersi, che l´anima si contrae nel dolore, che tutto sembra impossibile. Auschwitz ti cambia, non cancellerai mai dalla memoria l´efferatezza compiuta.

Nella mia famiglia oggi di puro non c´è la razza, ma il sentimento, l´amore, i miei figli sono sicuramente di razza mista, anche se derivano da popoli antichi e nobili come gli Indio dell´America Latina,anche mio nipote proviene sempre da quella parte del mondo dove popoli e culture furono sterminati.

Per concludere questo personale ricordo posso dire che tutti possiamo essere utili al diffondere sentimenti d´altruismo e d´apertura verso il cosiddetto “diverso” e dobbiamo combattere ed abbattere le barriere che ancor oggi dividono famiglie e popoli.

Loredana  Cappellaro

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