Ho deciso, sto con mamma, ma anche con papà

In base alla normativa vigente, in Italia il coniuge cui sono affidati i figli ha l’esercizio esclusivo della potestà su essi. Le decisioni di maggiore interesse sono adottate da entrambi e quello cui i figli non sono stati affidati ha il diritto e il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione, e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse. Il progetto di legge sull’affidamento condiviso (proposta di legge n. 66) prevede che l’affidamento sia riconosciuto di regola a entrambi i genitori, che però devono richiederlo. Se non sono in grado di cooperare, il giudice fissa preventivamente degli ambiti di competenza specifici in cui ognuno ha l’ultima parola in caso di disaccordo. I figli sono liberi di vedere i genitori secondo le loro esigenze. I compiti di cura sono a carico di entrambi e le decisioni principali, come quelle di ordinaria gestione, devono essere concordate. Oggi il genitore affidatario ha tutti gli “obblighi del fare” e gestisce l’assegno dell’altro coniuge. La pdl 66 prevede che i figli siano mantenuti direttamente dal coniuge con cui si trovano in quel periodo. Infine, per quel che riguarda i figli maggiorenni, andrà direttamente al ragazzo l’assegno del genitore non affidatario che oggi va all’affidatario. Il principale punto di forza di questa legge, su cui non c’è dissenso a livello politico, è che per la prima volta viene riconosciuto il principio della bigenitorialità. Tre sono invece i punti su cui si concentrano le critiche: il mantenimento diretto (critica basata su una lettura frettolosa del testo, che di fatto non prevede l’abolizione dell’assegno ma addirittura sanzioni civili e penali in caso di inadempimento); la mediazione familiare (che non è obbligatoria ma solo presa in considerazione come possibilità da sollecitare in sede di separazione); l’estensione delle situazioni già coperte da sentenza (è previsto che la legge sia applicata anche a quelle coppie che sono già separate in modo da evitare una violazione del principio di eguaglianza).

Come funziona l’affidamento in Europa

In Francia entrambi i genitori hanno la potestà sui figli e solo nell’interesse del minore è previsto l’affidamento a uno dei coniugi. Questa modalità non comporta nessuna limitazione del fatto che l’altro genitore ospiti e visiti il figlio. Nel 2002 con voto unanime è stata approvata le legge che introduce la “résidence partagée”, ossia la doppia residenza dei figli. In Germania viene praticato l’affidamento congiunto. Quello esclusivo va chiesto espressamente al giudice, ma è possibile solo con l’accordo del partner. Tra il 2001 e il 2002 la Commissione Proksch ha svolto un’indagine su 11mila famiglie, 800 giudici, 900 avvocati e 300 servizi sociali ed è stato assodato che si è rafforzata nei genitori la capacità di gestire in modo autonomo i problemi mentre è diminuito il conflitto genitoriale In Gran Bretagna la materia è regolata dal “Children Act” del 1989. Le norme promuovono la condivisione della responsabilità e ritengono prioritario l’accordo tra genitori rispetto alle decisione giudiziarie. In Olanda il figlio viene affidato al genitore che se ne occupa quotidianamente e nell’80% la custodia è riconosciuta alla madre. In Svezia vige l’affidamento congiunto. Qui il 96% dei minori che dal 2000 sono stati coinvolti in cause di divorzio è stato affidato a entrambi i genitori.

I divorzi in Italia

In base a dati Istat del 2002 (pubblicati nel 2004), l’Italia contava 6 divorzi ogni 10mila abitanti, contro una media europea di 19 ogni 10mila. Le separazioni erano 41.646 al Nord, 19.427 al Centro e 18.568 al Sud (per un totale di 79.64, contro 48.198 del 1992). I divorzi al Nord erano 24.443, al Centro 9.183 e al Sud 8.209 (per un totale di 41.835 contro i23.863 del 1992. Nella maggior parte dei casi (71%) è la donna che chiede la separazione, ma è più spesso (57,3%) l’uomo a preferire il divorzio per rifarsi una vita. L’età media dei separati è 42 anni per gli uomini e 39 per le donne, quella dei divorziati è 45 per gli uomini e 42 per le donne. In caso di separazione la casa va nel 54% delle volte alla moglie, nel 29,3% al marito, nell’1,6% a entrambi e nello 0,1% ai figli. Nel 14,9% i due decidono di vivere in case differenti. Quando si arriva al divorzio, nel 30,6% dei casi l’immobile va alla moglie, nel 12,5% al marito, nello 0,5% a entrambi, nello 0,2% ai figli. Il 56,2% va a vivere in un’altra casa. Nei casi di separazione erano 59.480 i minori coinvolti. Di questi, l’84,9% era affidato alla madre, il 4,1% al padre e l’11% ad altri parenti. Nei casi di divorzio i minori coinvolti erano 19.356: l’84% affidato alla madre, il 6,5% al padre e il 9,5% ad altri parenti.

Massimiliano Fanni Canelles

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