La Gabbia dell’indifferenza

Sciluni, Abidash, Brian, Susil. I bambini dimenticati “salvati” dallo tsunami hanno occhi grandi da cerbiatto e un sorriso in gabbia. Nascosto dalle sbarre degli orfanotrofi-lager, appannato da anni di violenze, spento dagli spari della guerra civile. Ma ora l’onda assassina che in Sri Lanka ha spazzato via case, scuole, famiglie, ha squarciato per sempre la gabbia dell’indifferenza, scoperchiando l’inferno dei più piccoli e mettendolo sotto gli occhi del mondo. E mentre l’oceano continua a risputare sulle spiagge quel che resta di uomini e donne, con i soldi dell’emergenza raccolti in Friuli e nel resto d’Italia, c’è chi pensa a ricostruire anche il futuro dei bambini e a fare in modo che il birthmark impresso sulla fronte delle bimbe singalesi e il maru delle piccole tamil diventi davvero il segno della buona sorte. E il merito è di persone come Lucilla Andreanelli, Lorenzo Bacci e Sebastiana Di Martino, che con la onlus Amo-Attraverso il mondo per un sorriso (registrata nel ’99) a Galle e Colombo da anni lottano per correggere le storture di un sistema sbagliato, che accetta che il 30% dei bambini – secondo i dati della Npca – venga stuprato in famiglia. E di quei volontari come Massimiliano Fanni Canelles, medico in forza all’Ass 4 a Cividale, in missione in Sri Lanka dal 31 gennaio all’11 febbraio per la onlus Spes di Trieste per conto dell’Istituto internazionale di studi sui diritti dell’uomo (ora entrerà a far parte dello staff del ministero degli Esteri coordinato da Barbara Contini), che non ha mai smesso di pensare che il mondo si può cambiare. Perché lui, dice, si sente «come Zorro».

Camilla De Mori

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