In prima linea

Nella città assediata da 20mila soldati, c’è la Protezione civile italiana, assieme ai volontari dell’Ana che lavorano nell’ospedale da campo portato da Bergamo all’isola di Kinniya. Fra loro, Nives Baldacconi, infermiera di Villa Santina, e Monica Piccoli, ginecologa di Casarsa. Ma dentro il Club Oceanic non c’è spazio per la paura. Per Monica questa è «la prima missione operativa, senza paracadute». Tre settimane ad affiancare il personale dell’ospedale dell’isola, dove lo tsunami, ha lasciato 450 morti, 150 dispersi e 5mila sfollati. «Questa esperienza – dice – mi lascia il desiderio di tornare in Sri Lanka, per un periodo di training con il professor Harulkumaran, con cui ho lavorato a Londra. Per “sporcarmi le mani” come è nello spirito dei volontari dell’Ana». E non c’è da stupirsi che Nives, figlia di alpino, si senta un po’ a disagio nell’hotel con camerieri in livrea. «Immaginavo di vivere in una tenda, come abbiamo sempre fatto. Mi sarei sentita meno una privilegiata». Ma pazienza. «La gente del posto è splendida. Soprattutto i bambini». Ma c’è il lato terribile: «Qui continuano ad arrivare i cadaveri. Uno l’ha scoperto Fabrizio, un forestale sardo. E un altro l’abbiamo visto al rientro: una donna, senza testa, senza mani e senza piedi».

Camilla de Mori

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