lettere: “Cribbio confesso pure “

“Cribbio, confesso pure che mi sono drogata. Dovrei sotterrare la testa sotto la sabbia ma l’ho fatto.

Mi ricordo che ero veramente una donna, anzi un’adolescente stupida. Avevo la bellezza di 100 kg e ce l’avevo con il mondo intero e piuttosto d’uccidere il mondo intero uccidevo me stessa. Quante ne ho combinate pur di non mettermi a gridare in piazza che mi stavano facendo diventar matta? Comunque, in un periodo non proprio meraviglioso della mia stupida esistenza conobbi due ragazzi simpatici con cui mi divertivo un casino e mi facevano scordare che ero disperata. Iniziai a frequentarli e condividere la simpatia eccezionale che avevo a 15 anni..ne combinavamo di tutti i colori assieme, senza far male e disturbare nessuno. Ce ne andavamo a ballare il pomeriggio e mi trascinavano a vedere le partite di pallone che ho sempre odiato. Un giorno ad uno di loro è venuta la brillante idea di proporre una canna, suo cugino le fumava e avrebbe potuto procurarcene una. Con sole dieci mila lire potevamo provare e così un pomeriggio ci siamo cimentati in questa nuova esperienza…ero la solita cretina e paurosa pure in questo caso ma non volevo di certo lasciarmi scappare un’occasione tanto decantata da tutti. Provai pure questo brivido..ho  riso per  ore come una cretina e poi mi sono fatta fuori mezzo frigorifero. A pensarci ora mi chiedo solo perché ero così scema, giuro che per divertirmi così avrei fatto di tutto. Già ero di rado a casa ma ora non mi facevo proprio vedere, e non mi fermava di certo mia madre con i suoi pugni. Così in qualche mese da poche canne giornaliere passai a quantità industriali, ed anche qui dovetti distinguermi dal gruppo perché iniziai a fumarmele a casa per scrivere cavolate sul diario (l’anormalità mia si fa sempre sentire). Non lo so il motivo, comunque sia, quando fumavo non smettevo più di scrivere e ci provavo un gran piacere..non provavo tanto gusto a stare in mezzo a tanta gente per ore e parlare cose senza senso. Comunque iniziai a fumare ogni dispiacere e qualche volta me lo pure bevevo. Fino a che, assatanata da qualsiasi stordimento possibile, misi in questa stupida bocca pure una pastiglia d’ecstasi…capivo che non stavo facendo proprio quello che le suore m’avevano predicato, ma non mi fermavano nemmeno loro.  Quella robetta bianca dava una sensazione incredibile, l’estasi in tutti i sensi…ne esistevano di tutti i colori e forme ed ognuna dava una sensazione più o meno forte e più o meno diversa. Se ne avrebbero inventata una che durava per anni senza bisogno d’altro l’avrei presa. Comunque, visto che un minimo di buon senso lo scavavo sempre, un giorno ne presi una troppo forte che invece di farmi bene mi ha fatto sentire veramente male…me ne andai a casa sconvolta, non riuscii a dormire, gli occhi mi si rigiravano da soli ed il sudore mi colava, freddo, sulla pelle. Era riuscita veramente a farmi render conto che non potevo andar avanti così, che stavo buttando via la mia vita, il tempo e pure la salute. Poi mi sarò ributtata sul cibo e poi sugli ansiolitici, ma credo che a confronto siano medicine.”

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