Quando l’uomo diventò scimmia

le ipotesi sulla comparsa dell’uomo sulla terra da sempre sono state oggetto di discussioni, di riflessioni, di ipotesi oscillanti fra la natura divina dell’animo umano e quella carnale della scimmia. E’ certo che lo sviluppo della stazione eretta permise la specializzazione delle mani, che la facoltà di comunicare prima gestuale e poi vocale è stata determinante per il suo progresso culturale, ma il salto qualitativo che trasformò la scimmia in uomo è stata la realizzazione della prima forma di organizzazione sociale: la famiglia. Prendersi cura dei propri figli ha permesso al cervello di poter sviluppare numerose caratteristiche non strettamente necessarie alla sopravvivenza. Così al piccolo Homo Ergaster, la prima scimmia antropomorfa, è stata data la possibilità di approfondire la creatività artistica e d’ingegno, la comunicazione verbale sempre più complessa, il pensiero astratto e la formulazione delle teorie. In poche parole l’attenzione dei genitori che si occupavano delle necessità prioritarie (mangiare, dormire e difesa) ha premesso lo sviluppo della coscienza prima e dell’intelligenza poi. Un’intelligenza che con il progredire della struttura sociale si è sempre più sviluppata fino a permettere la nascita dell’Homo Sapiens… cioè noi.

Oggi per la prima volta dopo 2 milioni di anni questo processo evolutivo si è bloccato, la struttura sociale si sta disgregando proprio dal nucleo principale dalla quale si è sviluppata: la famiglia. L’uomo è sempre più egocentrico ed egoista, sempre e solo interessato alla materialità, evita costantemente l’approfondimento degli aspetti sociali, spirituali e creativi, aspetti che fino ad ora ne avevano caratterizzato la differenza dal resto della natura. E benché lo sviluppo delle comunicazioni di massa abbia facilitato la trasmissione dell’informazione questa si è resa sterile e veloce perdendo quei contenuti che avevano favorito fino ad ora la maturazione dell’animo umano. Un processo involutivo che coinvolge quindi molteplici aspetti, un processo involutivo favorito anche dalle nascenti tecnologie, un processo involutivo che se non bloccato in tempo potrebbe coinvolgere la spiritualità, la creatività e l’ingegno fino a rendere non più necessarie l’uso delle mani e della stazione eretta. Uno scenario fantascientifico forse, ma è proprio in questo momento storico è culturale che il nostro compito diventa indispensabile per impedire che in un futuro ancora lontano la terra si trasformi nel “il pianeta delle scimmie”.

Massimiliano Fanni Canelles

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