Giornata mondiale contro l’AIDS: a che punto siamo?

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Dati, nuove frontiere della ricerca e rimedi. Lo stato dell’arte per l’anno 2020

Il primo dicembre di ogni anno dal 1988 si svolge la Giornata mondiale contro l’AIDS, storicamente una delle prime ricorrenze dedicate alla salute. Istituita per fare periodicamente il punto sulla malattia, sullo stato delle cure, sui futuri sviluppi della ricerca, sin dalla sua creazione è divenuta prima di tutto giornata di informazione, di sensibilizzazione e di prevenzione.

AIDS oggi

La sindrome da immunodeficienza acquisita, comunemente conosciuta con l’acronimo inglese di AIDS, è una malattia che colpisce il sistema immunitario dell’essere umano, debilitandolo e rendendo meno efficace la sua azione a difesa del corpo dalle infezioni e dagli agenti di contagio esterni.

La malattia si origina dall’infezione del virus dell’immunodeficienza umana, l’HIV, nel caso in cui la scoperta e il trattamento dello stesso non avvengano tempestivamente e per tale motivo non risulti più possibile gestire il virus in maniera adeguata e mantenerlo sotto controllo, cronicizzandolo.

I dati del Programma delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV, meglio conosciuto come Joint United Nations Programme on HIV and AIDS o UNAIDS, stimano in 76 milioni le persone contagiate dall’HIV e in 33 milioni quelle morte per patologie e complicazioni legate all’AIDS dagli inizi degli anni Ottanta, con la segnalazione dei primi casi e la comparsa ufficiale della sindrome nella letteratura medica, a oggi.

Una epidemia, quella dell’HIV/AIDS, che è dunque divenuta vera e propria pandemia, diffondendosi e interessando in pochi decenni e in maniera non uniforme ogni parte del globo, con sviluppi e decorsi estremamente differenziati che trovano la loro origine in primo luogo nella diseguaglianza nell’accesso alle cure.

Da un punto di vista geografico, l’infezione, originatasi nell’Africa centro-occidentale, ha storicamente avuto una primaria diffusione endemica nei paesi più moderni e sviluppati, con una presenza di contagi a tutt’oggi diffusa, ma accompagnata da un drastico calo del numero dei decessi. A partire da Stati Uniti ed Europa, essa si è poi espansa con estrema rapidità anche in tutto il resto dell’Africa, nel Sud-Est asiatico e in America Latina, regioni oggi fra le più colpite e dove l’epidemia è ancora una delle maggiori cause di morte della popolazione meno abbiente.

Tale condizione economica ha grandemente penalizzato i Paesi più poveri e quelli in via di sviluppo, impossibilitati a fornire adeguata e capillare assistenza a ciascun malato in ragione dell’elevato costo dei farmaci e dei trattamenti per gestire l’HIV e, specialmente un tempo, della mancanza di operatori formati e specializzati nella cura della malattia.

Con l’avvicinarsi della Giornata mondiale contro l’AIDS 2020 risulta quindi necessario, una volta di più, interrogarsi sulla malattia, riflettere sul grado attuale di conoscenza della stessa, valutare il suo andamento espansivo e il decorso sui contagiati, il tutto, imprescindibilmente, a partire dai dati ad oggi disponibili.

Monitoraggio costante dell’epidemia

In tale ambito, sulla scorta del costante monitoraggio effettuato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, da UNAIDS, dalle autorità nazionali e dagli osservatori internazionali a ciò preposti, le risultanze degli studi e le evidenze espressi fino ad oggi dalla comunità scientifica fotografano una situazione che a livello internazionale continua a risultare complessa, anche se connaturata da vistose differenze a seconda delle regioni del mondo prese in considerazione.

Con riferimento alle statistiche globali su HIV e AIDS, la scheda informativa elaborata da UNAIDS per l’anno 2020, su dati del 2019, presenta una situazione ancora oggi grave, nella quale sono più di 38 milioni le persone che nel mondo convivono con l’infezione del virus dell’immunodeficienza umana. Di queste, soltanto 25 milioni sono riuscite ad accedere e portare avanti in modo continuativo una terapia antiretrovirale capace di abbassare la carica del virus e cronicizzarlo, quasi esclusivamente nei Paesi più sviluppati.

Un milione e settecentomila sono risultati essere i nuovi contagi nel corso dell’anno e quasi 700.000 le morti per malattie e infezioni opportunistiche correlate all’AIDS nel 2019.

La situazione in Italia

In Italia le risultanze delle indagini elaborate dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità alla data odierna – facenti ancora riferimento all’anno 2018 – presentano un incremento di 2.847 nuove diagnosi di infezione da HIV, caratterizzate da una preoccupante tendenza alla scoperta dell’infezione in una fase sempre più spesso avanzata, quindi con il rischio concreto di una trasformazione della stessa in vera e propria malattia.

Per quanto concerne l’AIDS, nella medesima annualità sono stati diagnosticati nel Paese 661 nuovi casi, per un totale di 70.567 casi segnalati dal 1982 a oggi e 45 mila deceduti fino all’anno 2016.

Il 1° dicembre è divenuto sempre più il momento opportuno per ripercorrere e riassumere la linea tracciata dalla ricerca, sondare le nuove frontiere delle cure e prevedere il futuro orientamento degli studi scientifici, tirando le somme e valutando lo stato di fatto di un percorso complesso.

Fino a oggi fautore di rilevantissime scoperte e di un sensibile miglioramento della speranza e della qualità della vita dei contagiati, il lavoro degli scienziati non è infatti ancora riuscito a scovare la via d’uscita dal labirinto della malattia, riducendo da una parte notevolmente la mortalità, ma non spingendosi fino a prevenire il contagio.

Nuove ricerche, nuove possibili cure

A tal proposito UNAIDS nel luglio del 2020 ha presentato i risultati degli ultimi studi su uno fra i più significativi strumenti di difesa considerati, il quale lungi dal rappresentare un vero e proprio vaccino o una reale cura costituisce un mezzo di prevenzione sempre più accreditato all’interno della comunità scientifica: la profilassi pre-esposizione (prep).

Le funzionalità della prep vengono considerate con un’attenzione sempre maggiore dagli scienziati. A partire dall’utilizzo del Truvada, combinazione di due sostanze, emtricitabina e tenofovir, la sperimentazione sta volgendo verso un nuovo farmaco chiamato cabotegravir, attualmente oggetto di incoraggianti test clinici. Lo stesso, infatti, può essere somministrato sotto forma di un’unica iniezione ogni due mesi e non più quotidianamente, con una efficacia che sembra essere maggiore delle cure fino a ora sperimentate.

Combattere lo stigma sociale del contagiato

Oltre all’aspetto prettamente sanitario, la Giornata mondiale contro l’AIDS è divenuta sempre più la cornice all’interno della quale dover considerare anche l’aspetto della salute complessiva dei soggetti affetti da HIV o AIDS, con riferimento non soltanto al profilo fisico ma anche a quelli psichico e sociale connaturati alla malattia.

Considerate per decenni come sindromi ascrivibili unicamente a specifici soggetti, connaturate a definite tipologie di frequentazioni e giudicate perlopiù derivanti da degradati contesti sociali, HIV e AIDS per troppo tempo sono state considerate come marchio infamante e stigma per il contagiato.

La vera sfida allora, prima ancora delle considerazioni sanitarie e di azione clinica da affrontare per debellare del tutto la malattia, non può che essere quella della comprensione, della sensibilità e dell’inclusione dei contagiati e dei malati, parti integranti di una società che deve difenderli e tutelarli sempre più dal pregiudizio che ancora serpeggia al solo parlare di tali sindromi.

La sfida che attende tutti è quindi quella di trovare sempre nuove occasioni di dialogo e comprensione di tali tematiche, per parlarne, confrontarsi e comprendere per prevenire, e sono proprio questi i meriti più grandi che in tutti questi anni e anche nel 2020 potranno essere riconosciuti alla Giornata mondiale contro l’AIDS.

Andrea Ferrarato

Andrea Ferrarato

Classe 1995 - Maturità classica presso l’I.S.I.S. “Giosuè Carducci - Dante Alighieri” di Trieste, attuale studente di Giurisprudenza all’Università degli studi di Trieste. Ha maturato molteplici esperienze lavorative e di volontariato nel mondo del terzo settore e dell’associazionismo triestino. Nell’ambito culturale, di tutela e rilancio del patrimonio urbanistico e architettonico opera in qualità di socio e collaboratore museale presso il polo del Porto Vecchio di Trieste, con Italia Nostra. In tale veste ha partecipato all’organizzazione, all’allestimento e alla gestione di eventi, mostre e visite guidate, facendo parte, per la stessa associazione, del gruppo di supporto alla redazione del Masterplan 2018 del Porto Vecchio di Trieste. Ulteriore settore di interesse è quello storico, che coltiva in qualità di componente dell’Assemblea generale dei delegati, del Consiglio direttivo centrale e della Giunta di presidenza della Lega Nazionale di Trieste. Nell’ambito associazionistico degli esuli da Istria, Quarnero e Dalmazia ha ricoperto il ruolo di segretario dell’Associazione Famiglia Umaghese “San Pellegrino” con la quale ha contribuito alla realizzazione della stagione concertistica “Euterpe” e di ulteriori eventi culturali di matrice ricreativa, divulgativa e commemorativa. E’ inoltre cofondatore e segretario dell’”Associazione Liceo Dante 150 Trieste”, e responsabile del reparto business dell’”UniTS Racing Team”, progetto patrocinato dall’Università degli studi di Trieste. Già membro del Coordinamento giovanile provinciale triestino di FareAmbiente, partecipa infine, alla realizzazione della Biennale Internazionale Donna di Trieste con il supporto all’organizzazione, all’allestimento, alla gestione della stessa e curando l’organizzazione delle visite guidate. 

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