C’è correlazione fra #inquinamento, qualità dell’aria e maggiore rischio infettivo da #coronavirus?

Alcuni studi sembrano concordare che ci sia un legame tra mortalità per Covid-19 e inquinamento e qualità dell'aria. Questo aspetto è stato valutato dalla rivista New Scientist sulla base di vari dati.

Sono stati raccolti i dati di oltre 120 stazioni di monitoraggio in tutta l’Inghilterra. Sono stati analizzati il biossido di azoto (NO2) e il monossido di azoto (NO) in varie zone. Dallo studio sembra emergere un legame tra i livelli più elevati di inquinamento e il tasso di infezione e mortalità del virus.

Un’ipotesi nel spiegare questo aspetto è anche che il particolato fine dell’inquinamento agisca da “vettore” nel trasportare a più lunga distanza il virus sulla superficie delle particelle. Un “position paper” presentato dall’Università di Bologna ha avanzato l’eventuale correlazione con i superamenti dei limiti per il PM10 nelle centraline di alcune città e il numero di ricoveri da Covid–19. Si tratta di una correlazione da verificare, ma il particolato fine come vettore per altri inquinanti è noto per altri fattori inquinanti (come per gli IPA, idrocarburi policiclici aromatici).

Uno studio di alcuni anni fa mostrava inoltre una correlazione tra indicatore di inquinamento dell’aria e mortalità da SARS in Cina. Il rischio di mortalità era amplificato, circa doppio, nelle aree a più alto inquinamento rispetto a quelle con qualità dell’aria migliore.

Bisogna però considerare che l’inquinamento, come il fumo di sigaretta, porta a patologie croniche del sistema respiratorio e che questo possa quindi essere uno dei co-fattori che plausibilmente aggravano la severità dell’impatto di una pandemia che attacca principalmente i polmoni.

Passando all’aria respirata nei luoghi chiusi, alcuni studi evidenziano che il SARS-CoV-2 può essere eccezionalmente contagioso in ambienti affollati come un call center. Il Korea Centers for Disease Control and Prevention (KCDC), l’autorità sanitaria pubblica a livello nazionale della Corea del Sud, ha seguito l’evoluzione di un focolaio scoppiato in un edificio della città di Seul, dove si sono registrati diversi casi di Covid-19 nei piani più affollati.

Come dimostrato da un ulteriore studio sembra che ci voglia un contatto prolungato per infettarsi e che gli impianti di areazione siano un fattore di rischio se non sanificati. In un ristorante in Cina una persona ha infettato 9 individui che si trovavano anche in altri tavoli ma sotto lo stesso flusso di aria condizionata. In quel caso i getti dei condizionatori avevano creato forti correnti d’aria e le goccioline di saliva del commensale asintomatico ma positivo sarebbero state sospinte dal getto del condizionatore arrivando più lontano. È però da considerare che varie tipologie di impianti di condizionamento, se ben tenuti con filtri puliti, portano aria dall’esterno all’interno del locale, rimuovendo le particelle in sospensione.

In ogni caso, per quanto riguarda il rischio di infezione da Coronavirus, sembra esserci un legame fra esposizione prolungata e ambienti con scarsa qualità dell’aria. Tuttavia, ancora non è chiara la causa precisa. Saranno necessari ulteriori studi per confermare questi dati.

Massimiliano Fanni Canelles

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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