COLPA DELL’UOMO O DELLA NATURA?

UN MILLENARISMO CATASTROFISTA SI OPPONE AD UN FATALISMO INCOSCIENTE. INTANTO SI PERDE DI VISTA L’ESIGENZA CONCRETA DI CORRETTIVI E INTERVENTI URGENTI PER FAR FRONTE AL CAMBIAMENTO

Brutto clima, sul clima. Un millenarismo catastrofista si oppone ad un fatalismo incosciente. Entrambi provano a tirare in ballo la scienza cercandoci quel che della scienza è l’opposto: il totem della verità e la non confutabilità. Su queste basi poggiano propagande che, smarrite le ideologie, si aggrappano alle superstizioni. Un’ariaccia.

Che questo o quel comportamento umano siano in grado di modificare il corso di forze potentissime e secolari, determinando l’andamento climatico, è, probabilmente, illusione e presunzione. Che nessun comportamento umano influisca sull’ambiente, di cui il clima è uno degli aspetti, è, sicuramente, illusione e sottovalutazione. La stagione del clima temperato, su questo pianeta, è recente e presumibilmente breve. Tuttavia, dato che la scala temporale adeguata è gigantesca, non c’è alcun buon motivo per avvelenarla. Dunque, di che stiamo parlando?

Da che noi bipedi si calca la Terra, abbiamo preso a modificarla. Trasformare gli alberi in cenere, producendo calore, fu un gran passo in avanti. Eviterei di ripudiarlo. Mano a mano che la tecnologia ha accresciuto le nostre possibilità, le trasformazioni sono state sempre più profonde. Non per questo vanno considerate in modo totalmente negativo: essere riusciti a stroncare la vita di certi virus, anch’essi fra i viventi, ha giovato. Eviterei di tornare indietro. La chimica ha migliorato la nostra esistenza. Ci ha anche consentito di produrre la plastica, una cosa bellissima. Ma mari e distese infestate dalla plastica rappresentano un male, oltre che un orrore. Dipende da noi.

L’aumento della produzione ha comportato un consumo sempre più alto di energia. Chi è cresciuto di più, si può dire, ha sporcato di più. Il dibattito odierno è riducibile a questo scontro: chi cresce oggi chiede: “Perché dovrei ridurre il mio sporcare quando voi, sporcando, siete andati avanti e siete divenuti potenti?”. Chi è già cresciuto chiede: “Perché dovrei sporcare di meno, facendo crescere il costo delle mie produzioni, quando i miei concorrenti usano sistemi inquinanti e mi battono abbattendo i costi?”. Messa così, non se ne esce. Ci si avvelena a vicenda.

Dietro i teatranti del millenarismo e del menefreghismo climatico c’è, però, dell’altro. A volte, gli interessi non solo non inquinano, ma salvano. Produrre energia da fonti rinnovabili è una gran bella cosa, ma costa più che bruciando materie prime (da cinquant’anni in presunto, imminente esaurimento. Dispettosamente, non scarseggiano affatto). Per tante ragioni. La principale è: l’energia si consuma, non si conserva. Se produco elettricità con il vento o con il sole, devo anche consumarla quando il primo soffia ed il secondo splende. Nelle notti di quiete mi serve quella ricavata da petrolio, gas o carbone. Son comparse, però, le auto elettriche. In mano abbiamo terminali (telefoni, tablet, computer) che consumano anche quando non sono attaccati alla rete elettrica. Ciò è possibile perché la tecnologia delle batterie è cresciuta molto (con il mio primo cellulare giravo portandomi appresso tre batterie di ricambio. Ci coprivo mezza giornata). Bene. Provate a pensare cosa succederebbe se il vostro frigorifero funzionasse come il vostro telefono, alimentandosi con una batteria che si ricarica quando è disponibile una presa: le fonti rinnovabili avrebbero nuova vita. Di giorno splende il sole e il frigorifero si ricarica quando neanche sono a casa.viDi notte mi attacco alla birra fredda, mentre il sole splende sugli abitanti agli antipodi.

Se pensiamo al risparmio energetico come a pauperismo (tipo: laviamoci meno), o lo si evoca quale antidoto all’autodistruzione, la sola reazione ragionevole sarà il ricorso agli amuleti. Se un diverso modello energetico promette maggiori opportunità a costi inferiori, come oggi riscaldare la minestra non comporta più prendere ad accettate i tronchi, allora questo si chiama progresso. Che porta ricchezza. Occhio a chi crede d’essere il più furbo e accudisce i propri affari tenendosi stretto il proprio passato: solitamente, si tratta del fesso destinato al fallimento. Visto in questo modo, anche il clima e il ragionarci sopra assumono un aspetto diverso. Migliore.

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