Nadia Marcuzzi

L’artista, attraverso il gesto d’arte, raggiunge in maniera emblematica la definizione della materializzazione dello spirito delle cose, dei gesti, dei sentimenti e delle emozioni.

Filo conduttore del dialogo tra le formelle è il “rammendo”, visto come devozione verso la preziosità della trama del tessuto, indubbiamente gioiello unico aggiunto alla sontuosa semplicità delle tele. Il rammendo assume un significato anacronistico rispetto alla legge dettata dal consumismo; ciò che è consumato si getta per essere sostituito dal nuovo. Tutto questo è il mondo ricreato da Nadia, il suo dialogo con il passato diventa storia, riprende i fiochi colori, le emozioni e i sentimenti in un unico gesto fatto dalla mano, lo imprime nelle sue formelle affinché il tempo non cancelli questi piccoli ma significativi gesti d’amore.

Oggetti di casa, gioielli distintivi, segni inconfondibili della quotidianità e dignità d’un tempo. Due dei trittici esposti hanno particolarmente affascinato: sono dedicati al padre e alla madre.

Nelle formelle del primo sono ripresi in maniera emblematica la camicia di lino del padre “bambino” e due canovacci con logo.

La camicia di cotone crudo, evoca il contatto avvenuto tra la ruvidezza del tessuto e l’epidermide delicata del bambino. Nadia collega frammenti di racconti del padre a questi oggetti da lei rappresentati, continua la fiaba; il gelo delle stanze d’inverno senza riscaldamento, i vetri delle finestre rotte riparate alla meglio e i canovacci rammendati per asciugare la pelle “bambina” dall’acqua ghiacciata. È di nuovo magia.

Il trittico dedicato alla madre ha per titolo “Guanti di nozze”: comprende la rappresentazione di una camicia, i guanti di nozze e biancheria su trama di sedia. Di nuovo l’artista racconta frammenti del passato, attimi di vita vissuta.

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