Diego Totis

Ciò che Totis vede è il bello che c’è negli oggetti che la comunità butta e rinnega, e oltre ciò sono facili da reperire e attraverso loro denuncia lo spreco che deriva dallo spreco stesso. Le sue opere esse siano sculture o pittosculture sono accuratamente ricoperte da ciò che lui raccoglie e dispone con maestria.

I materiali utilizzati, siano poliuretano per le sculture, o le strutture accuratamente create in MDF per le pittosculture, sono leggermente sottodimensionati per consentire poi agli inserti, che verranno applicati, di riempire le curve e gli angoli e dare all’opera finale la corretta armonia attraverso un preciso calcolo delle proporzioni. Una volta inseriti gli oggetti selezionati, questi vengono accuratamente ricoperti da pluristrati di carta e decorati infine con acrilico.

La grande passione per i classici della letteratura greca e latina con le metafore e le morali legate alle figure dei protagonisti dei racconti, vengono estrapolati dal nostro autore che ne farà una galleria figurata, con linguaggio informale per le pittosculture e figurativo per le sculture.

Le figure mitologiche ricoperte dei suoi oggetti da riciclo assumono e delineano la metafora contemporanea ed enunciano le lotte razziali attraverso la guerra bestiale tra i popoli.

Un esempio accattivante di metafora è il significato che viene dato all’opera Titanomachia che è una rivisitazione in chiave moderna di un fregio di un tempio. In questo fregio venivano rappresentati degli dei morti in guerra: di loro non rimase nulla. L’artista attraverso la metafora ci insegna che una volta dimenticati i miti resta solo spazzatura.

L’immondizia, che invece viene dorata come nell’opera La Veau d’Or, paragona le responsabilità dei potenti dell’epoca del romanticismo, alla mancanza di responsabilità dei potenti di oggi.

Un’altra opera emblematica nella galleria di Totis è una rivisitazione dell’opera del francese Theodore Gericault La zattera della Medusa, anche in quest’opera, attualizzata al nostro tempo, l’artista trova la metafora e la contemporaneità del tema stesso e aggancia l’episodio alla questione della politica presente e ne denuncia i responsabili che ci hanno pian piano portato al disastro politico, economico, culturale e morale. La zattera rappresenta tutti noi sganciati dal traino e abbandonati ad una sorte incerta.

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