Tratta di esseri umani e sfruttamento dei gruppi vulnerabili




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Circa 21 milioni di persone sono vittime di tratta in tutto il mondo

La tratta di esseri umani è un’attività criminale che genera un profitto di circa 32 miliardi di dollari all’anno. L’UNICEF stima che ci siano circa 21 milioni di persone scambiate, rivendute e utilizzate a svariati scopi di sfruttamento in tutto il mondo. Questa cifra include circa 5,5 milioni di bambini.

Secondo l’Articolo 3 del Protocol to Prevent, Suppress and Punish Trafficking in Persons Especially Women and Children – ONU 2000” (Protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta delle persone, in particolare donne e bambini), addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale, la tratta di persone è un crimine che consiste nell’atto di reclutare, trasportare, trasferire, ospitare o ricevere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra a scopo di sfruttamento. Lo stesso articolo precisa inoltre che lo sfruttamento deve comprendere, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato o prestazioni forzate, schiavitù o pratiche analoghe, l’asservimento o il prelievo di organi.

La tratta di persone in sé raramente è l’obiettivo finale dei trafficanti. Normalmente, questo fenomeno è finalizzato a crimini quali la riduzione in schiavitù e la violenza sia sessuale che fisica.

le vittime principali sono donne e ragazze. Tuttavia, il numero di uomini e ragazzi vittime di tratta è in aumento. IlGlobal Report on Trafficking in Persons(report globale sulla tratta di persone) pubblicato dall’UN ODC (The United Nations Office on Drugs and Crime) nel 2016 , indica che le donne costituiscono circa il 51% delle persone reclutate, gli uomini il 21%, le ragazze il 20% e i ragazzi l’8%. Tale report indica inoltre che la forma più comune di traffico di persone è lo sfruttamento sessuale, che è particolarmente diffuso in Europa occidentale e meridionale (66%), seguite dall’Europa centrale (65%), dall’Asia orientale (61%) e dal Sud America (57%). Al contrario, la tratta per il lavoro forzato è comune in Europa orientale e in Asia centrale (64%), seguite dall’Africa sub-sahariana (53%).

È sempre stato molto difficile attuare una lotta efficace contro la tratta di esseri umani, specialmente dopo lo scoppio della crisi migratoria intorno al 2012. In effetti, come specifica l’UN ODC, i flussi transfrontalieri di traffico di persone spesso assomigliano a flussi migratori regolari. I migranti, e in particolare i rifugiati in cerca di un luogo sicuro, sono estremamente vulnerabili per i trafficanti che approfittano della loro terribile situazione per ingannarli. Molti fattori possono aumentare la vulnerabilità di una persona durante il processo di migrazione: la presenza di criminalità organizzate transnazionali nel paese di origine, ad esempio, è significativa a questo riguardo; Anche il profilo socioeconomico dei migranti può avere un impatto. Inoltre, è da considerare che la maggior parte delle persone vittime di tratta non viene mai identificata come vittima e quindi non può accedere alla protezione fornita dalle organizzazioni umanitarie. Al fine di garantire assistenza ai gruppi vulnerabili, sin dal 2006 l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) collabora con il Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno e le autorità italiane di frontiera nell’identificazione delle vittime della tratta di esseri umani in arrivo via mare. Per rafforzare tale impegno, negli ultimi anni l’OIM ha creato due team anti-tratta specializzati che oltre a svolgere un’attività di assistenza tecnica in favore degli operatori dei centri di accoglienza e delle forze dell’ordine, affiancano il personale dell’OIM presente presso i principali luoghi di sbarco e nei centri governativi per l’immigrazione.Anche i conflitti creano condizioni favorevoli all’avvio della tratta di persone in quanto generano una massa di persone vulnerabili che sfuggono alla violenza. Le persone che scappano dalla guerra e dalle persecuzioni sono particolarmente vulnerabili a diventare vittime della tratta in quanto l’urgenza della loro situazione potrebbe portarli a prendere decisioni migratorie pericolose. Il rapido aumento del numero di vittime siriane in seguito all’avvio della guerra civile nel 2011 sembra esserne un esempio. I gruppi armati reclutano migliaia di bambini ogni anno allo scopo di usarli come combattenti (bambini soldato) nei conflitti o sfruttarli nei campi di lavoro come facchini, soldati e schiavi; le donne e le ragazze tendono a essere reclutate tipicamente per matrimoni forzati, lavori domestici e schiavitù sessuale.

Negli ultimi 10 anni, il profilo delle vittime di tratta è molto cambiato. Sebbene la maggior parte di esse siano donne, le persone di sesso maschile costituiscono una quota sempre maggiore del numero totale delle persone reclutate. Nel 2014, i bambini comprendevano il 28% delle vittime individuate e gli uomini il 21%. Di conseguenza, se prima si pensava che il fenomeno coinvolgesse principalmente donne trafficate a scopo di sfruttamento sessuale, ora ci accorgiamo delle diversità non solo tra le vittime, ma anche tra i criminali e le forme di sfruttamento. Parallelamente ai significativi aumenti della quota di uomini tra le persone sequestrate, è aumentata anche la quota di persone catturate per lavoro forzato.

Le persone vengono reclutate per svariati scopi di sfruttamento. La tratta per lo sfruttamento sessuale e il lavoro forzato sono le forme maggiormente rilevate, ma generalmente le vittime subiscono anche altre forme di sfruttamento: ad esempio, vengono catturate per essere usate come mendicanti, per matrimoni forzati, per la produzione di materiali pornografici e per la rimozione di organi.

I trafficanti e le loro vittime spesso provengono dallo stesso luogo, parlano la stessa lingua o hanno lo stesso background etnico. Tali elementi comuni di fiducia tendono a facilitare il crimine.

I trafficanti sono prevalentemente maschi, tuttavia le donne costituiscono una quota sempre maggiore. Infatti, in molti paesi, sono proprio donne a reclutare altre donne e ragazze; Generalmente, il fatto di essere dello stesso genere incrementa la fiducia tra vittima e trafficante, facilitando il crimine. Inoltre, spesso i legami familiari vengono sfruttati per compiere reati di tratta. Infatti, molte volte sono proprio parenti a reclutare altri membri di famiglia.

Molti casi di tratta di persone non comportano l’attraversamento delle frontiere internazionali. Infatti, la percentuale di casi di tratta a livello nazionale, cioè effettuati all’interno dei confini statali, è aumentata in modo significativo negli ultimi anni e circa il 42% delle vittime individuate tra il 2012 e il 2014 sono state trafficate sul mercato interno, ossia all’interno del loro stato di appartenenza.

I più vulnerabili: le donne e i bambini

Nella maggior parte delle aree del mondo, le statistiche sulle vittime di tratta mostrano che i soggetti principalmente colpiti sono donne e ragazze. Le persone di sesso femminile sono primariamente trafficate non solo a scopo di sfruttamento sessuale, ma anche per matrimoni forzati, accattonaggio, rimozione di organi, servitù domestica e lavori forzati. Tra il 2012 e il 2014 sono state segnalate circa 23.000 donne vittime di tratta per sfruttamento sessuale in tutto il mondo.

In alcune regioni, come l’Asia orientale, i matrimoni forzati sembrano essere la forma predominante di sfruttamento e le donne rappresentano la maggioranza delle vittime trafficate a scopo di sfruttamento lavorativo (in queste aree inoltre il traffico assume, nella maggior parte dei casi, la forma di servitù domestica in quanto le vittime vengono sfruttate da famiglie benestanti che attirano vittime con la promessa di offrire una vita migliore).

In Nord America, donne e ragazze vengono sfruttate sia per scopi sessuali che per lo svolgimento di attività lavorative; la servitù domestica è una forma di sfruttamento più diffusa. Un numero elevato di donne vittime di tratta a scopo di servitù domestica sono state rivelate anche in Africa e in Medio Oriente.

Sebbene le donne costituiscano la maggioranza delle vittime, negli ultimi dieci anni si è registrata una diminuzione del loro numero sul totale delle vittime (dall’84 per cento nel 2004 al 71 per cento nel 2014). Al contrario, il traffico di persone di sesso maschile è aumentato nello stesso periodo. Infatti, in alcune regioni gli uomini rappresentano la maggioranza delle vittime, ad esempio in Europa orientale e in Asia centrale, dove la percentuale di uomini trafficati supera il 50 per cento. Ugualmente, i paesi del Medio Oriente registrano una percentuale di uomini superiore alla media globale. L’alta prevalenza della tratta di uomini in queste aree è prevalentemente  collegata al bisogno di manodopera per il lavoro forzato. In misura minore, le vittime maschili vengono utilizzate a scopo di sfruttamento sessuale o per altre forme di sfruttamento, come l’accattonaggio.



I bambini costituiscono la seconda categoria più comunemente rilevata a livello globale dopo quella delle donne e rappresentano circa il 25 per cento del totale di vittime ogni anno.

Secondo il “Global Report on Trafficking in Persons 2016”, più di un quarto delle persone reclutate in tutto il mondo nel 2014 erano bambini. La percentuale di vittime minorenni aumenta sempre di più ed è particolarmente allarmante in Africa sub-sahariana, in America centrale e nei Caraibi.

Sono vari i fattori demografici, legislativi e socioeconomici che portano a queste condizioni in queste aree. Il primo fattore riguarda l’alta richiesta di minori in pratiche lavorative di sfruttamento. Infatti, i trafficanti riescono a sfruttare più facilmente i bambini in specifici settori lavorativi, in quanto questi sono meno propensi a richiedere miglioramenti delle condizioni di lavoro.

Un altro importante fattore è rappresentato da pericolose “pratiche culturali” che sono condotte non da trafficanti organizzati, ma dalle comunità alle quali appartengono i bambini trafficati. Infatti, in certi casi sono i genitori a vendere i propri figli nella speranza di realizzare un guadagno economico; Vi sono famiglie che usano bambini come domestici o che li obbligano a mendicare.

Rilevante è il fattore sociale che si riferisce alla “disponibilità” delle vittime minorenni. Infatti, i paesi con popolazioni giovani tendono ad avere alti livelli di minorenni reclutati. Altri fattori rimarchevoli sono l’assenza di solide istituzioni dedicate alla protezione dei minori e il limitato accesso all’istruzione.

Inoltre, sembra esistere una relazione tra il livello di sviluppo economico degli stati e l’età delle vittime. Infatti, nei paesi poco sviluppati, i bambini rappresentano la stragrande maggioranza delle vittime registrate. D’altra parte, i paesi ricchi del Nord America, dell’Europa e del Medio Oriente registrano in genere quote relativamente basse di minorenni reclutati.

Per quanto riguarda il sesso delle vittime minorenni, ci sono chiare differenze regionali. Infatti, In America centrale e nei Caraibi, le ragazze rappresentano una larga fetta delle persone individuate, il che potrebbe essere correlato al fatto che la tratta per lo sfruttamento sessuale è la forma più frequentemente rilevata in queste regioni. Nei paesi dell’Africa sub-sahariana, d’altra parte, i ragazzi sono i soggetti più reclutati, il che sembra essere collegato con le forti necessità di forza lavoro e di bambini soldato nelle zone di conflitto.
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La situazione generale e i Progressi legislativi degli ultimi anni



Il dipartimento statale degli stati uniti indaga annualmente più di 100 paesi nel report  Trafficking in Persons report” (TIP). Nel report TIP pubblicato a giugno di quest’anno (2018), gli stati vengono suddivisi in tre classi (The tiers) a seconda dell’efficienza dei loro sistemi di protezione delle persone vittime di tratta. La prima classe (Tier 1) è composta da paesi i cui governi soddisfano pienamente gli standard minimi previsti dal “The Trafficking Victims Protection Act” (TVPA), strumento giuridico adottato dal dipartimento statale americano che fornisce regole e strumenti per combattere la tratta di persone in tutto il mondo; In questa categoria ritroviamo gli Stati uniti, la Germania, l’Italia e la Francia.

La seconda classe (Tier 2) è formata da paesi i cui governi non rispettano pienamente gli standard minimi del TVPA, ma che stanno compiendo sforzi significativi per conformarsi a tali standard; Qui ritroviamo paesi quali la Romania, il Marocco e  l’India. Inoltre, la seconda classe prevede la cosiddetta “Watch list”, nella quale sono elencati gli stati i cui governi non rispettano pienamente gli standard minimi del TVPA, ma che stanno compiendo sforzi rilevanti per ridurre il numero assoluto di vittime di forme gravi di tratta ( Algeria, Iraq, Kuwait..).

Infine, l’ultima classe (Tier 3) è costituita da tutti i paesi i cui governi non rispettano gli standard minimi prestabiliti dal TVPA e non stanno compiendo sforzi per migliorare le gravi condizioni delle vittime di tratta presenti sui loro territori. In questa categoria ci sono stati quali la Cina, l’Iran e la Russia.

l’ONU designa il30 lugliocome ricorrenza perla Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani. Tale data è stata stabilita da una risoluzione adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2013 per affrontare l’esigenza di migliorare la situazione delle vittime di tratta e per la promozione e la protezione dei loro diritti. La risoluzione menziona inoltre due importanti modi con cui la tratta di persone deve essere affrontata: Il primo è quello di criminalizzare le pratiche di tratta in tutte le loro forme; il secondo invece riguarda l’integrazione del settore privato nella lotta, eliminando tutti i sistemi economici che promuovono la produzione di beni e servizi che sono il risultato del lavoro svolto da vittime di tratta.

Il numero di Paesi (con delle leggi in linea con la definizione utilizzata dal Protocollo ONU sulla tratta di persone) che criminalizzano la maggior parte delle forme di tratta di persone è aumentato da 33 nel 2003 (18%) a 158 nel 2016 (88%). Questo rapido progresso significa che sempre più vittime sono assistite e protette, e più trafficanti sono messi dietro le sbarre.

Però, bisogna precisare che occorrono tempo e risorse dedicate affinché sistemi nazionali di giustizia penale acquisiscano competenze sufficienti per individuare, indagare e perseguire con successo i casi di tratta.

Sebbene la maggior parte dei Paesi disponga ora di un quadro giuridico adeguato per affrontare i reati di tratta, la grande discrepanza tra il numero di persone reclutate e i trafficanti condannati indica che molti casi restano ancora impuniti.



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Abdoulaye Coumbassa

Nato a Conakry in Guinea e attualmente residente a Oriago(VE), frequento il terzo anno di Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani all’Università di Padova e svolgo un tirocinio curriculare con Social News sia per interesse personale nei temi trattati che per coltivare la mia passione per la scrittura. Mi interesso principalmente di lingue, diritti umani, relazioni internazionali e turismo. 

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