Human o digital driven: ritorno al futuro

Uomini 4.0: ritorno al futuro. Creare valore esplorando la complessità”. Questo è il titolo di un recente libro curato dal sottoscritto e da Enzo Rullani. Il volume è pubblicato in open access, ossia è liberamente scaricabile dalla piattaforma Franco Angeli Open Access. Che cosa dobbiamo aspettarci da un futuro popolato da robot, algoritmi e sensori che – affidando ad anonimi automatismi la maggior parte dei problemi – rischiano di controllare la nostra vita e il nostro lavoro?

I tecno-pessimisti da questo scenario si aspettano una perdita massiccia dei posti di lavoro a favore di macchine e dispositivi digitali, condannandoci a un destino di disoccupazione tecnologica. I tecno-ottimisti, al contrario, credono ancora nella marcia trionfale della rivoluzione digitale in corso, capace di superare ogni ostacolo e di rimediare – con la sua potenza produttiva – a qualunque inconveniente.

Questo libro – basato su una ricerca congiunta portata avanti dal Centro di Formazione Management del Terziario di Milano e dal Laboratorio di Ingegne- ria Gestionale dell’Università di Udine – indica una strada di evoluzione diversa. Un’evoluzione già visibile nel presente, ma destinata a diventare sempre più rilevante nel prossimo futuro: la crescita esponenziale della complessità che sta trasformando il senso stesso del vivere e del lavorare. Prodotti e servizi tendono infatti a essere sempre più personalizzati, la produzione on demand impone risposte veloci e differenziate, le piattaforme digitali rendono sempre più fitte le interazioni a distanza, le capacità di progettazione e di iniziativa dei singoli consumatori, intermediari e produttori stanno allargando, giorno dopo giorno, la gamma del nuovo e del possibile con cui abbiamo a che fare.

In un mondo che moltiplica i livelli della varietà, della variabilità, delle interdipendenze e dei gradi di libertà di ciascuno, gli automatismi sono essenziali per rendere agevole la gestione dei problemi più facilmente codificabili e prevedibili. Ma non sostituiscono le persone, il cui apporto creativo è indispensabile per gestire i livelli di complessità eccedenti le capacità delle macchine.

Rivoluzione digitale

Gli uomini, affiancando gli automatismi, dovranno tornare al centro della scena produttiva, utilizzando la loro intelligenza fluida, per guidare la trasformazione in corso. Un po’ come accadeva prima dell’avvento della meccanizzazione standard, pre-digitale. Ecco la ragione del titolo del libro Uomini 4.0: ritorno al futuro. La rivoluzione digitale è un viaggio che apre nuove possibilità riscoprendo le capacità simboliche, artistiche e professionali di persone che fanno leva sulla propria creatività distintiva e sulla collaborazione diretta, interattiva, con gli altri.

La ricerca ha messo a fuoco i diversi modi con cui le aziende hanno cercato di metabolizzare l’aumento della complessità nel mondo digitale e globale di oggi. Le risposte possibili a questo problema sono in effetti molte, ponendo al management di impresa dilemmi decisionali importanti su come muoversi tra governo interno ed esterno, tra diverse leve aziendali da coinvolgere, tra mobilitazione degli uomini e uso di sistemi digitali nei processi di innovazione da avviare. Il management si trova spesso in difficoltà di fronte a scelte che, sulla carta appaiono spesso alternative, ma che in realtà non lo sono, perché nelle innovazioni si tratta quasi sempre di integrare soluzioni e risorse complementari, adattandole al campo specifico di azione.

Dallo studio è emerso che non esiste una risposta univoca a questi dilemmi: le imprese, le organizzazioni che affrontano e si confrontano quotidianamente con la complessità trovano – nei casi esaminati – una ‘giusta’ miscela di tutti questi ingredienti: focalizzazione (selezione di varietà esterna) versus aumento della varietà interna, innovazione human-driven versus innovazione digital-driven. Tali ingredienti coesistono in un mix contingente.

Il libro è dedicato alle persone consapevoli che l’innovazione human driven batte 4 a 0 l’innovazione digital driven.

 

Alberto Felice De Toni
Il rettore Alberto Felice De Toni è è il primo rettore ingegnere dell’ateneo friulano, ottavo della storia dell'Università degli Studi di Udine. Laureato nel 1980 a Padova, sua città natale, De Toni ha lavorato all’Eni Ricerche fino al 1983. Ha deciso, quindi, di intraprendere la carriera accademica iscrivendosi al dottorato di ricerca in Scienza dell’Innovazione industriale. Nel 1986 ha vinto un concorso per ricercatore in Ingegneria gestionale all’Università di Udine, dove nel 1992 ha preso servizio come professore associato e nel 2000 come ordinario. È stato presidente del corso di laurea in Ingegneria gestionale, vicepreside della facoltà di Ingegneria per sei anni e poi preside per altrettanti. Numerose anche le sue attività legate al trasferimento tecnologico: è stato vicepresidente di Friuli Innovazione di Udine dal 1999 al 2003 e di Area Science Park di Trieste dal 2002 al 2006, e presidente di Agemont, l’Agenzia per lo sviluppo economico della montagna, dal 2005 al 2010. È stato anche delegato del rettore all’Innovazione dal 2001 al 2004. Oggi è professore ordinario di ingegneria economico-gestionale e insegna “Organizzazione della produzione” e “Gestione dei sistemi complessi” nel corso di laurea di Ingegneria gestionale.

Alberto Felice De Toni

Il rettore Alberto Felice De Toni è è il primo rettore ingegnere dell’ateneo friulano, ottavo della storia dell'Università degli Studi di Udine. Laureato nel 1980 a Padova, sua città natale, De Toni ha lavorato all’Eni Ricerche fino al 1983. Ha deciso, quindi, di intraprendere la carriera accademica iscrivendosi al dottorato di ricerca in Scienza dell’Innovazione industriale. Nel 1986 ha vinto un concorso per ricercatore in Ingegneria gestionale all’Università di Udine, dove nel 1992 ha preso servizio come professore associato e nel 2000 come ordinario. È stato presidente del corso di laurea in Ingegneria gestionale, vicepreside della facoltà di Ingegneria per sei anni e poi preside per altrettanti. Numerose anche le sue attività legate al trasferimento tecnologico: è stato vicepresidente di Friuli Innovazione di Udine dal 1999 al 2003 e di Area Science Park di Trieste dal 2002 al 2006, e presidente di Agemont, l’Agenzia per lo sviluppo economico della montagna, dal 2005 al 2010. È stato anche delegato del rettore all’Innovazione dal 2001 al 2004. Oggi è professore ordinario di ingegneria economico-gestionale e insegna “Organizzazione della produzione” e “Gestione dei sistemi complessi” nel corso di laurea di Ingegneria gestionale. 

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