Bio Food: un traino per il settore agroalimentare?

Negli ultimi anni il mercato del prodotto Biologico, in particolare nel settore agro alimentare, ha visto crescere il proprio giro d’affari in maniera esponenziale. Le caratteristiche identificative di un prodotto “ Biologico” sono racchiuse nel Decreto Legislativo 150 del 2012 e successivamente con il recepimento della Direttiva CEE 2009/128/CEE. Il coltivatore  deve adoperare mezzi alternativi e sostenibili per proteggere i campi dai classici pesticidi non ammessi, da qui l’esigenza di trovare prodotti naturali preventivi, dalla lavorazione del terreno, semina, raccolta.

AL SANA ( Salone Internazionale del biologico e del naturale) di Bologna, nel 2016 sono stati riportati i dati dell’incremento del settore biologico nell’agroalimentare per quanto riguarda la produzione agricola. Il  Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica “ Sinab” evidenzia una crescita del 20% delle superfici agricole coltivate a biologico rispetto alla terre dedite alla produzione classica agricola. Le Aziende in ambito Nazionale sono oltre 70.000, per un totale del 4,5% circa delle imprese  agricole totali del nostro Paese.

Sono soprattutto le regioni meridionali ad aver maggiormente abbracciato queste nuove tecniche produttive  per quanto riguarda prati e pascoli, cereali, olivo e vite, con gli ortaggi e frutta che occupano però solo il 2, 4 % della superficie agricola totale, ma in forte incremento rispetto al passato. L’uso di pesticidi in agricoltura è soprattutto concentrato nell’area settentrionale del nostro Paese. Lo rivela il rapporto dell’Ispra “Il centro studi del Ministero dell’Ambiente” sui pesticidi nelle acque. Per quanto riguarda invece il consumo di prodotti BIO, il 65% degli acquisti è fatto al Nord, il 24% al Centro e solo 11% al Sud, nonostante sia il maggiore produttore.

 

Le ragioni principali di una scelta BIO del consumatore sono per l’appunto l’assenza dell’uso di pesticidi nella coltivazione, e il consumo di prodotti di stagione. Il 2017 è l’anno del boom, più 15% rispetto al 2016 e più 158% rispetto al 2008.

L’istituto osservatorio Nomisma, società di consulenza con sede a Bologna che si occupa , tra le altre cose, anche di compiere ricerche ed analisi sull’economia reale, dice che nel 2017 le vendite di biologico hanno raggiunto i 3,5 miliardi di euro  nel mercato domestico e con un forte incremento dell’export del bio Made in Italy.

Le ragioni di questo enorme successo, in base alle dichiarazioni dei consumatori stessi, molti di essi vegetariani o vegani, vedono come traino  principale al consumo di prodotti biologici i benefici per la salute, il rispetto per l’ambiente e i suoi tempi e cicli della natura, la rotazione delle colture e lo sfruttamento consapevole della terra, il consumo di prodotti principalmente in stagione. Prodotti un tempo considerati di nicchia sono oggi sempre di maggiore diffusione. Il 47% delle famiglie italiane consuma almeno una volta a settimana alimenti biologici. I consumatori cercano quindi un cibo che li rassicuri, vogliono trovare nel piatto qualcosa che possa essere, quasi per incanto, sano e sicuro, non contaminato da fattori inquinanti che sembrano non dare scampo al nostro pianeta. Le aspettative  sono fattori come la salute, la sostenibilità, novità, freschezza e sicurezza alimentare.

La cosa estremamente curiosa è che tra i prodotti biologici maggiormente consumati dalle famiglie italiane ci sono i piatti pronti, il che non sembrerebbe una scelta propriamente salutista. Quindi BIO sì ma pronto e veloce, senza perdere  tempo in preparazione e cottura, in linea con le tendenze odierne.

Lo sviluppo dell’agricoltura e del consumo di prodotti  BIo può fare da traino anche all’ agricoltura classica su temi oggi molto sentiti, come ambiente  e salute, stimolando tecniche di coltivazione meno invasive da parte di tutti i diretti interessati? Il mercato ed i consumi, ci permetterebbero di produrre di meno, lasciando alla terra il tempo ad un naturale avvicendamento delle colture diverse nell’arco dell’anno?

Alle domande precedenti, la risposta che possiamo forse dare è affermativa, dato che si registra un calo significativo delle vendite dei pesticidi tossici e molto tossici, che nel periodo di riferimento segnano un -36,7% rispetto al massimo di oltre 5.000 tonnellate raggiunto in passato. Va comunque ricordato bene che i pesticidi non sono usati solo in agricoltura, ma anche per il diserbo del ciglio di strade o ferroviari, andando però poi a finire purtroppo nelle acque, quindi detti valori non sono totalmente riconducibili all’uso in agricoltura e allevamento.

Questo parrebbe indicare che le aziende agricole che producono con tecniche classiche sembrerebbero coinvolte indirettamente dal boom dell’agricoltura BIO lavorando la terra e i prodotti in maniera più equilibrata ed attenta, rispettando i cicli naturali.

L’uso di sostanze e  tecniche produttive più attente all’ambiente e al consumatore è di buon auspicio per tutto il settore. Il mercato stesso, del resto, da sempre, con le sue regole di concorrenza, spinge in alto i prezzi dei prodotti fuori stagione mentre li abbassa per quelli di stagione, facendo naturalmente propendere l’acquirente ad una spesa  intelligente e indirettamente quindi ad uno sfruttamento maggiore del consumo di prodotti a Chilometro zero. Il “ Km0” è un concetto che identifica un bene coltivato e raccolto in zone limitrofe al punto di vendita, assorbendo più possibile l’impatto ambientale negativo dovuto all’inquinamento per il trasporto del prodotto medesimo.

La corretta educazione alimentare, la formazione tecnica-professionale  degli agricoltori stessi e l‘introduzione sempre maggiore di nuove metodologie e tecniche  produttive meno impattanti hanno fatto calare l’uso di pesticidi chimici direttamente in agricoltura. Un doppio effetto  trainante delle nuove tecniche e della nuova industria BIO che grazie al suo successo, confortato da numeri e consenso,  sta coinvolgendo tutto il settore agroalimentare.

A conforto comunque di tutti coloro che quotidianamente nei paesi della comunità Europea non consumano solo prodotti BIO, la  EFSA ( European Food Safety Authority) fornisce consulenza in materia, che è regolata ampiamente dalle norme comunitarie. Tutte le questioni relative ai limiti di legge dei residui di  pesticidi nei cibi sono trattati nel Regolamento (CE) 396/2005. Tale regolamento disciplina  i controlli ufficiali su eventuali  residui di pesticidi nei prodotti. La  composizione chimica che svolge l’azione attiva  del pesticida per eliminare insetti o virus che possono danneggiare per esempio l’ortaggio o la frutta, prima di poter essere utilizzata nell’UE è oggetto di approfonditi esami e processi severi di valutazione nell’ambito Europeo. Questo controllo e severità dei regolamenti che viene direttamente da un Istituto Europeo, e la crescente responsabilità dei produttori medesimi  associata ad una aumentata sensibilità generalizzata ai problemi dell’ambiente e della salute alimentare, dovrebbero contribuire in maniera sostanziale a migliorare la qualità della nostra spesa quotidiana.

Michele Padovan
Nato a Conegliano V. è uno studente atipico. Dopo aver abbandonato gli studi universitari al termine del servizio miliare di leva, ha intrapreso una carriera professionale di tipo commerciale spinto dalla voglia di indipendenza e di esplorare il mondo.
Ha avuto modo e ha modo di viaggiare in moltissimi paesi e conoscere diverse culture. tradizioni e lingue straniere. I viaggi gli hanno dato la possibilità di conoscere e interagire ogni giorno con molte persone di cultura e provenienza diversa.
Non essendosi mai perdonato la scelta di aver abbandonato gli studi universitari, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche , Relazioni Internazionali e Diritti Umani presso l'Università di Padova . Oggi è quasi alla conclusione di questo ulteriore percorso formativo che gli ha fatto approfondire interessanti tematiche sociali, giuridiche , economiche, diritti umani e come essi siano in effetti rispettati e considerati in maniera diversa negli angoli del mondo più remoti, dal Nord e Sud America, al Sud est asiatico, al Medio oriente , in paesi più ricchi dove sono profonde e laceranti le diseguaglianze economiche e sociali, ai paesi poveri dove neppure il minimo dei diritti ad una vita dignitosa sono garantiti.
Michele oggi è sposato ed ha due meravigliosi figli, che cerca di educare al meglio, insegnando ad essere curiosi e rispettosi di persone con culture , religione e costumi diversi e dell'ambiente.

Michele Padovan

Nato a Conegliano V. è uno studente atipico. Dopo aver abbandonato gli studi universitari al termine del servizio miliare di leva, ha intrapreso una carriera professionale di tipo commerciale spinto dalla voglia di indipendenza e di esplorare il mondo. Ha avuto modo e ha modo di viaggiare in moltissimi paesi e conoscere diverse culture. tradizioni e lingue straniere. I viaggi gli hanno dato la possibilità di conoscere e interagire ogni giorno con molte persone di cultura e provenienza diversa. Non essendosi mai perdonato la scelta di aver abbandonato gli studi universitari, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche , Relazioni Internazionali e Diritti Umani presso l'Università di Padova . Oggi è quasi alla conclusione di questo ulteriore percorso formativo che gli ha fatto approfondire interessanti tematiche sociali, giuridiche , economiche, diritti umani e come essi siano in effetti rispettati e considerati in maniera diversa negli angoli del mondo più remoti, dal Nord e Sud America, al Sud est asiatico, al Medio oriente , in paesi più ricchi dove sono profonde e laceranti le diseguaglianze economiche e sociali, ai paesi poveri dove neppure il minimo dei diritti ad una vita dignitosa sono garantiti. Michele oggi è sposato ed ha due meravigliosi figli, che cerca di educare al meglio, insegnando ad essere curiosi e rispettosi di persone con culture , religione e costumi diversi e dell'ambiente. 

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