LUCILLO SANTESSO

Il reale significato dell’attuale lavoro nel campo del digitale e la naturale evoluzione dell’operato nella pittura digitale di Lucillo Santesso non è opera da poco. Per essere un artista “digitale” bisogna prima aver assorbito e fatte proprie le tecniche tradizionali con il loro corredo di conoscenza date dalle tonalità dei colori, dalle forme, dalla prospettiva e dai chiaro-scuri, solo poi, dopo aver accuratamente studiato e appreso l’utilizzo degli strumenti tecnologici che simulano il tratto del pennello reale, ci si può imbattere in questo nuovo percorso di produzione artistica. Perché di arte all’ennesima potenza si tratta.

Visto il lungo percorso di Santesso nel mondo dell’arte, grazie alla pittura digitale, egli è riuscito a fondere tutte le forti passioni che lo hanno caratterizzato fin ora in un’unica espressione trasmettendo nuove emozioni alla luce. La pittura digitale è istintiva e immediata secondo Santesso e risponde, per messaggi neuronali diretti dall’ispirazione del momento. I soggetti così raffigurati replicano, essi siano a tema natura o umana, perfettamente le forme e le ombre generate dalla luce dando la giusta percezione del volume del soggetto. Con Santesso e i suoi colleghi pittori digitali, in sintesi, nasce una nuova tipologia d’artista che non perde la manualità del passato, ma piuttosto la recupera, impiegando la matita sopra un foglio elettronico, divenendo egli stesso un terminale sensibile, in grado di cogliere e di riprodurre, nella combinazione delle alternative che si propongono, l’universo interiore che lo anima, senza infingimenti e senza limiti di sorta. Tutte le opere di Lucillo hanno in comune un’unica cosa ossia la ricerca sulla natura della luce, sul suo farsi e il suo disfarsi, sul movimento degli atomi che la costituiscono, sull’eterno contrasto con il buio. La ricerca sulla luce e sul moto della luce, conducono l’autore ad analizzare le infinite possibilità di alludere indirettamente alla reale dinamica psicologica personale che suscita ed anima personali riflessioni mosse e articolate.

Nella ricerca continua della luce che piove dall’alto (luce zenitale) o di lato o rimbalza nel sottobosco, nel mare o che accarezza volti c’è sempre il movimento della mano che manovra la pennina e che ne coglie nel suo divenire l’istintualità e dinamismo mentale, in una galleria eclettica di emozioni, nelle quali primeggia sempre l’importanza dell’individualità dell’artista. Cosicché l’artista stesso, deposita una sorta di testamento spirituale nelle sue opere, trascrive i suoi ricordi e le emozioni legate ad un particolare momento della sua vita.

I fiori raffigurati, ad esempio, sono fiori esistenti nel suo giardino, fiori che da piccolo raccoglieva ogni dove e che trapiantava con amore e cura di fronte a casa sua ripromettendosi di non mancare mai all’appuntamento fissato con la primavera. E si parla proprio di cicli nell’opera di Santesso, come la notte acuisce il dolore, rafforza i sentimenti, pietrifica i ricordi. Il Sole addolcisce tutto, lo impasta e lo riconsegna alla notte. E la ruota ricomincia a girare, nasce la primavera e muore l’autunno e la natura in ciò è perfetta. I soggetti trattati dall’artista variano da momento a momento e rispondono precisamente all’esperienza della vita da lui vissuta. Per scelta non sono informali perché vogliono riportare il vissuto, quello compreso, no l’incompreso, e ne rappresentano l’esterno della situazione vissuta e risolta graficamente.

Una volta appuntato questo nelle tele, Santesso inizia ad attivare la parte emozionale che viene riversata nella scelta della luce, nella pennellata e nell’attenta ricerca dei chiaroscuri. Il grande rispetto di Lucillo è sempre rivolto alla natura, con i suoi cicli, i suoi perfetti equilibri, la sua umiltà e il suo silenzio, il suo non parlare urlando e il suo starsene in disparte lì, spettatrice addolorata nei confronti dell’uomo. Santesso non intende denunciare l’essere umano, ma lo esorta a prendere atto della sua arroganza, dei suoi atteggiamenti distruttivi e autodistruttivi che lo portano a raggiungere mete sempre più lontane dalla sua reale natura. S’è perso il dialogo con l’ambiente, il piacere di ascoltare l’arcobaleno di messaggi che lei, Madre Natura, costantemente ci manda.

L’artista così invia una personale missiva al fruitore e lo invita a ripercorrere i suoi ricordi attraverso la visione dei quadri. Può essere un colore o il ricordo di un profumo a far riesumare una catena di forti emozioni legate alla fase prescolastica o adolescenziale, o la visione di un paesaggio o di una figura umana a far ribollire ed estrarre dal nostro cassetto dei ricordi parte anche della nostra storia personale. Questo è dunque il punto cruciale della poetica artistica di Lucillo ossia cogliere nel nostro intimo le emozioni forti vissute nel nostro percorso di vita per portarle a galla e risolvere le irrisolte o farsi piacevolmente invadere dal positivismo di ricordi avvenenti. L’artista entra dentro l’essenza stessa dell’anima e ne scopre la struttura fino a inventare un nuovo modo di restituzione del lavoro che è anche rappresentazione del concetto importante – nel prevedibile, lungo cammino che l’attende – di future e appassionanti scoperte.

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