Libertà sessuale in Tunisia: intervista a Giada Frana, blogger di “Un’italiana a Tunisi”

In Tunisia il tema della libertà sessuale è intriso di tabù e restrizioni che lo rendono argomento proibito. Questo perché in Tunisia la democrazia degli ultimi anni ha reso la libertà sessuale un tema da approfondire, nei limiti della religiosità, o di un certo senso del pudore. Se negli ultimi mesi abbiamo assistito a maggiori liberalizzazioni per le donne – come il caso dei matrimoni tra fedi differenti accolto dalla legge – è pur vero che passando alle questioni legate all’orientamento sessuale, la situazione si fa più difficile. In Tunisia, l’omosessualità è considerata una colpa da punire, secondo i dettami della legge, al fine di rendere la società un posto migliore dove vivere, nel rispetto della religione di Stato. Molti omosessuali sono obbligati a fuggire dalle proprie case, altri devono affrontare una sessualità mascherata per andare avanti, e chi finisce nel mirino delle autorità è obbligato ad umiliazioni permesse dalla legge, come le ispezioni anali. In Tunisia i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso sono proibiti dall’articolo 230, che li definisce pratiche di sodomia punibili con il carcere per tre anni. Se da una parte si registrano miglioramenti, come l’eliminazione dei test anali, dall’altra parte si segnalano arresti e carcerazioni per presunta omosessualità. Si può comunque parlare di libertà sessuale in Tunisia? Ne parliamo con Giada Frana, esperta del mondo arabo e blogger di “Un’italiana a Tunisi”, che ha offerto la sua opinione circa la libertà sessuale in Tunisia.

 

Si può parlare di diritti agli omosessuali  a Tunisi?

Non so se parlerei di diritti lgbt (termine collettivo per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) a Tunisi. Sicuramente rispetto alla pre rivoluzione, per quel che ho potuto indagare, la comunità lgbt si espone pubblicamente, grazie alla conquistata libertà di espressione. Sono nate associazioni, non senza difficoltà .Mi rendo conto che per la popolazione non è facile accettare l’omosessualità, quando condivido articoli che ne parlano sulla mia pagina “Un’italiana a Tunisi”, molti commenti sostengono che queste persone sono malate, che devono essere curate, che la Tunisia è un paese musulmano e mai accetterà queste cose… alcuni immaginano matrimoni gay celebrati in Tunisia. Ovviamente non dico che chi commenta rappresenti tutto il popolo tunisino, ci mancherebbe, ma può dare un’idea. Ci sono altri tunisini con cui ho parlato che hanno tranquillamente amici gay, ma mi dicevano che secondo loro gli omosessuali devono comunque tenere un profilo basso, o non enfatizzare questa loro “appartenenza” facendosi riconoscere per strada o altro.

Qual è il ruolo delle istituzioni nella questione della libertà sessuale?

Le istituzioni cercano negli ultimi tempi di mantenere una forma di controllo, anche nei rapporti eterosessuali: pensiamo al fenomeno della rivergination pratica che consiste nella ricostruzione dell’apparato femminile, o al fatto che si facciano problemi alle coppie tunisine non sposate che vogliono affittare una stanza d’albergo insieme. Non sempre per fortuna, ma sono situazioni che capitano.  La forma di controllo è data proprio dai test anali a cui molti ragazzi sono stati sottoposti, pratiche denunciate dalle associazioni Lgbt.

Tunisia, foto scattata da Mohamed Maalel.

Esistono leggi che puniscono le persone omosessuali?

Più che una legge vera e propria che punisca le persone omosessuali vi è il codice penale tunisino, il famoso articolo 230 che punisce la sodomia, articolo che si vuole far abrogare attraverso campagne di sensibilizzazione e raccolte firme. Un articolo che le associazioni dei diritti umani e Lgbt hanno più volte denunciato andare contro la stessa Costituzione tunisina che viene spesso indicata come un ottimo risultato del processo democratico post rivoluzione. È infatti in contrasto con l’articolo 21 e 24 della Costituzione che rispettivamente dicono che ” i cittadini e le cittadine sono uguali in diritti e doveri. Sono uguali davanti alla legge, senza discriminazioni” e il secondo “lo stato protegge la vita privata,  l’inviolabilità del domicilio, la confidenzialità delle corrispondenze, delle comunicazioni e delle informazioni personali”.

Come funzionano le ispezioni “intime” e come mai solo ora si è deciso di intervenire contro la loro attuazione?

Consiste nella ricerca di “segni” di un’attività sessuale regolare per via anale, senza nessuna vera valenza medica. Le associazioni in difesa dei diritti umani e le associazione lgbt ormai da mesi chiedevano la fine di questi test, muovendosi come sempre tramite canali di sensibilizzazione e raccolta firme. Verso maggio il consiglio dell’ordine nazionale dei medici della Tunisia ha finalmente pubblicato un comunicato di condanna del test anale effettuato senza aver prima il consenso del diretto interessato. Un comunicato uscito a seguito dell’ennesimo arresto di uno studente e un realizzatore di interni sospettati di omosessualità. A fine settembre il ministro dei diritti dell’uomo ha dichiarato che non si potranno più effettuare test anali senza il consenso del “sospettato”.

Quale sarà il futuro della società lgbt a Tunisi?

Il futuro della comunità lgbt è ancora in salita ma piano piano sono stati fatti dei passi avanti, soprattutto grazie alla società civile sempre in prima linea e alle associazioni per i diritto dell’uomo. La società civile è ormai in allerta e attenta che i diritti delle minoranze vengano rispettate. Oltre al fatto che ora di queste questioni si parla molto sui media.

La situazione sembra in un certo senso ancora in fase di sviluppo. I problemi da affrontare sono tanti e spesso legati alla religione ufficiale e ad una cultura troppo legata alla differenza tra sessi. La cosa certa è che il percorso richiede un intervento non solo da parte dello Stato, ma soprattutto dei cittadini chiamati a negare ogni forma di negazione sessuale.

Mohamed Maalel
Metà pugliese, metà tunisino. Classe 1993, studia Scienze della Comunicazione presso l’Università degli studi di Bari. Blogger, divoratore seriale di libri ha cercato sempre di tenersi le mani ed il cervello occupati diplomandosi in un alberghiero, acquisendo un B2 in inglese presso il Trinity College di Londra nel 2011 e partecipando ad un progetto formativo che l’ha portato due mesi a Dublino, la terra delle grandi opportunità per i piccoli sognatori .
Ed è proprio a Dublino che l’amore per la scrittura ed il giornalismo è maturato, grazie alla collaborazione con il giornale italo-irlandese “Italia Stampa”. Dalla madre italiana ha imparato il significato dei sacrifici, dal padre tunisino che la guerra è puro nutrimento spinto da interessi altrui.

Mohamed Maalel

Metà pugliese, metà tunisino. Classe 1993, studia Scienze della Comunicazione presso l’Università degli studi di Bari. Blogger, divoratore seriale di libri ha cercato sempre di tenersi le mani ed il cervello occupati diplomandosi in un alberghiero, acquisendo un B2 in inglese presso il Trinity College di Londra nel 2011 e partecipando ad un progetto formativo che l’ha portato due mesi a Dublino, la terra delle grandi opportunità per i piccoli sognatori . Ed è proprio a Dublino che l’amore per la scrittura ed il giornalismo è maturato, grazie alla collaborazione con il giornale italo-irlandese “Italia Stampa”. Dalla madre italiana ha imparato il significato dei sacrifici, dal padre tunisino che la guerra è puro nutrimento spinto da interessi altrui. 

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