Ombrele: la seconda vita degli ombrelli rotti

Si chiama Ombrele e nasce a Trieste, patria della bora, il progetto di riciclo intelligente e social degli ombrelli non più utilizzabili.

La Sartoria Sociale Lister nata nel 2009 come cooperativa all’interno del Parco San Giovanni di Trieste, che da sempre si occupa di maglieria e arredi con particolare attenzione ai materiali di riciclo, ha pensato di dare una seconda vita a questi oggetti, troppo spesso sconfitti delle raffiche del vento.
Quest’idea non poteva che nascere a Trieste, terra di Franco Basaglia, non solo per la presenza della bora che miete vittime fra i parapioggia ma anche per la valenza sociale dell’iniziativa. Infatti, il progetto Ombrele si può definire di inclusione sociale; grazie a quest’attività e alle altre della Lister, si vuole restituire dignità alle persone attraverso il lavoro.

fonte: Listersartoriasociale.it

 

Com’è nato il progetto?

“Dopo le giornate di Bora abbiamo iniziato a trovarci per recuperare gli ombrelli rotti e abbandonati in città” – racconta il vicepresidente della Lister, Pino Rosati. “Molte persone venute a conoscenza dell’iniziativa, hanno portato di loro spontanea volontà gli ombrelli”. 

Visto il successo iniziale, la cooperativa ha iniziato ad aprire le porte ampliando il progetto Ombrele con corsi e laboratori per studenti, che vengono direttamente con il materiale da recuperare sottobraccio. Nessuna fatica, nessuno sforzo. “Riteniamo che questa iniziativa possa essere utile prima di tutto sul piano della sensibilizzazione“, sostiene Rosati. E come dargli torto?

Per approfondire e seguire l’operato della Sartoria Sociale Lister e del progetto Ombrele potete visitare la loro pagina Facebook o andare sul sito www.listersartoriasociale.it

Riciclare oggi non solo, come in questo caso, può diventare una moda, ma è essenziale per colmare l’uso smisurato del depauperamento delle materie prime. Si possono riciclare svariate tipologie di oggetti ma in particolare quelli fatti di legno, vetro, carta, cartone, tessuti, pneumatici, alluminio, acciaio e plastica.

Troppo spesso, infatti, oggetti che avrebbero ancora una lunga vita vengono accantonati in un cassetto o in garage per invecchiare e infine marcire nelle discariche. I social network, in questo meccanismo di riuso, sono diventati un’ottimo canale propositivo grazie ai gruppi dedicati, a volte divisi anche in zone geografiche che permettono la donazione dei beni al costo praticamente nullo di una passeggiata per prenderli con sé.

Gruppi come Legambiente, WWFComieco promuovono da molti anni non solo il riciclaggio ma anche il riuso, la riduzione, la raccolta e il recupero dei prodotti. E lo stesso vale per le campagne sociali fatte in materia, l’ultimaCi Riesco – Squad , promossa da Pubblicità Progresso , che mira ad evidenziare tutti gli atteggiamenti e le abitudini sbagliate e non eco-sostenibili.

 

La battaglia in questo campo è ancora aperta e lo sarà ancora per molto tempo; è una lotta che coinvolge tutti, e che andrebbe vissuta come uno stile di vita, una semplice regola sintetizzabile con il noto motto di Mies van der Rohe: “less is more“.

 

Michel Mucci
Nato nel 1985 a Gorizia contesto questo pluri culturale e linguistico. Laureato nella facoltà di lingue e letterature straniere dell’Università di Udine in relazioni pubbliche. Da 10 anni attivo nel mondo del volontariato locale e impegnato socialmente e politicamente. Passato da ufficio stampa per eventi e in diversi enti pubblici, ora opera all’interno di una company come responsabile recluting e gestione risorse umane.

Michel Mucci

Nato nel 1985 a Gorizia contesto questo pluri culturale e linguistico. Laureato nella facoltà di lingue e letterature straniere dell’Università di Udine in relazioni pubbliche. Da 10 anni attivo nel mondo del volontariato locale e impegnato socialmente e politicamente. Passato da ufficio stampa per eventi e in diversi enti pubblici, ora opera all’interno di una company come responsabile recluting e gestione risorse umane. 

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