Come la Russia ha interferito con le elezioni USA

L’audizione dell’ex direttore dell’FBI, James B. Comey, è stata trasmessa a reti unificate dalle tre principali reti televisive statunitensi. Il clima era lo stesso del Watergate di Nixon. Comey ha risposto alle domande dei senatori riguardo alle  interazioni con il presidente Donald Trump. In più di due ore di testimonianza, Comey ha detto al comitato intelligence del Senato di non aver ricevuto “nessun ordine esplicito di insabbiare l’inchiesta” sulle interferenze russe nelle elezioni presidenziali di novembre, anche se il presidente gli chiese “di lasciar correre su Michael Flynn”, allora consigliere per la sicurezza nazionale, nell’ambito della più ampia indagine sulla Russia in corso.

Comey specifica che è venuto a conoscenza degli elementi connessi alla Russia alla fine dell’estate del 2015 e che gli hacker russi tentavano di interagire su centinaia di funzionari governativi. L’ex direttore dell’FBI ha osservato che c’erano forti prove che i pirati informatici volevano intromettersi nell’elezione presidenziale. “Lo hanno fatto con grande capacità tecnica“, ha detto Comey. Basti pensare a tutti i cyber attacks, notificati in un rapporto top-secret dell’NSA, realizzati contro una società di software in occasione delle consultazioni dello scorso novembre.

Alla domanda sulle ragioni dell’improvviso licenziamento deciso direttamente da Trump poco più di un mese fa, Comey si ricollega all’influenza del Cremlino: “Secondo me sono stato licenziato a causa dell’indagine sulla Russia”. Un’informazione che già di per sé è molto rilevante, ma si aggrava, come sottolineano i democratici, se si considera l’esplicita richiesta del Presidente di insabbiare l’inchiesta dell’ABI sulle conversazioni tra Flynn e l’ambasciatore russo a Washington. Gli oppositori di Trump sostengono che le energie profuse per ostacolare l’indagine rappresentino un vero e proprio tentativo di ostruire il corso della giustizia. Si tratterebbe di un reato tale per cui Trump potrebbe essere accusato di impeachment, nonostante i repubblicani, che saldamente controllano Senato e Camera, non sembrano disposti ad appoggiare una tale mossa.

Trump è riuscito a tenere a freno le dita e ad evitare di twittare come sempre, ma il suo avvocato, Marc Kasowitz, ha dichiarato che la testimonianza di Comey ha confermato che il presidente non è stato sottoposto a nessuna indagine e non vi è alcuna prova che un singolo voto sia stato modificato a seguito dell’interferenza russa nell’elezione dello scorso anno.

Il Democratico del Maryland a sua volta ha dichiarato: “Spero che i miei colleghi – che non hanno ancora appoggiato una commissione indipendente per l’11 settembre – abbiano prestato attenzione quando Comey ha parlato di Russia: stiamo parlando di un governo straniero che cerca di manipolare il nostro modo di pensare, di votare, di agire. Questo è un gravissimo problema che non riguarda i repubblicani o i democratici, ma tutta l’America”.
Dobbiamo anche prendere in considerazione, oltre alle testimonianze di Comey, il dossier di Christopher Steele, ex ufficiale di intelligence britannico MI6. Questo contiene le dichiarazioni, non verificate, di cattiva condotta e collusione tra Donald Trump e il governo russo durante le elezioni presidenziali statunitensi del 2016 e il periodo precedente l’elezione. Il dossier di 35 pagine afferma che la Russia è in possesso di informazioni dannose o imbarazzanti su Trump, informazioni che potrebbero essere utilizzate a scopo di ricatto per convincere Trump a cooperare con il governo russo.

Il dossier afferma inoltre che la candidatura del tychoon è stata coltivata e sostenuta dalla Russia per almeno cinque anni con l’obiettivo generale di creare divisioni tra i Paesi delle alleanze occidentali. Che Trump abbia stretti legami con la Russia e che ci sono stati molti contatti tra funzionari russi e persone che lavorano per Trump durante la campagna sembra indubbio. Il 10 gennaio 2017, inoltre, la CNN ha riportato l’esistenza del fascicolo. Donald Trump ha bollato il dossier “fake news” e ha criticato l’intelligenza e le fonti di mezzi che lo hanno pubblicato.

In ogni caso, i mezzi principali utilizzati dalla Russia per condizionare gli statunitensi sono stati i social media. Nel mese di agosto 2016, Clint Watts, ricercatore e senior di Istituto per la Ricerca in Politica Estera presso il Centro per la Sicurezza Cyber ​​e Homeland all’Università di George Washington ha riferito che gli articoli creati per appoggiare la propaganda russa sono stati diffusi proprio dai vari Facebook, Twitter e gli altri. Anche il Guardian scrisse nel novembre del 2016 molta della propaganda russa che appoggiava Trump era realizzata da diverse migliaia di troll su internet.

Watts ha analizzato 7.000 account dei social media pro-Trump nel corso di un periodo di due anni e mezzo e ha scoperto che tali account denigravano chi non appoggiava le attività russe in Siria e propagandavano falsità sulla salute della Clinton. I risultati di Watts hanno citato la propaganda russa che ha esacerbato le critiche di Clinton e il sostegno a Trump, attraverso social media, troll internet, botnet e siti web con il principale scopo denigratorio. Watts ha affermato anche che la propaganda era appoggiata da movimenti di estrema destra e gruppi fascisti. 

Il 6 gennaio 2017 le agenzie di intelligence americane hanno rilasciato una versione de-classificata riguardo alle attività russe negli Stati Uniti. La relazione ha affermato che la Russia aveva condotto una massiccia operazione informatica ordinata dal presidente Putin con l’obiettivo di sabotare le elezioni. Le agenzie hanno concluso che Putin e il governo russo hanno cercato di aiutare Trump a vincere le elezioni screditando Hillary Clinton, criticandola aspramente e ricorrendo ad informazioni false, il tutto attraverso una ampia campagna informatica di hacking, troll e sfruttamento delle possibilità offerte dai social media.

A questo punto il problema reale e la domanda che dobbiamo porci è come possiamo impedire alla Russia di interferire nelle elezioni occidentali. Putin ha raggiunto il risultato negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma non in Olanda e in Francia. Ci siamo accorti di quello che stava succedendo forse tardi, ma ora è tempo che prendiamo provvedimenti e che ci rendiamo conto che l’obiettivo della Russia è quello di distruggere la democrazia occidentale e che tutto questo si configura in un reato internazionale
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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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