La sfida degli scugnizzi

Passa un nuovo gioco da tavolo il nuovo, inconsueto percorso per strappare i giovanissimi all’influenza della criminalità organizzata

Maria Olimpia Venditto

La sfida per strappare nuove, giovanissime “reclute” alla criminalità organizzata rappresenta la priorità per chi lavora a contatto con le realtà più degradate di Napoli e provincia. Talvolta segue percorsi inconsueti, ma, proprio per questo, innovativi. L’esigenza di trovare qualcosa che potesse interessare i ragazzi e, contemporaneamente, proporre loro un approccio alle regole ed al vivere civile che li allontanasse da un futuro segnato, fatto di violenza e sopraffazione, passa anche attraverso il gioco. Nella specie, si tratta di un gioco da tavolo a metà fra il “Monopoli” e il “Trivial Pursuit” nato per spiegare ai ragazzi a rischio la legalità e metterli sui binari di una crescita che li porti a diventare giovani cittadini responsabili.L’esperienza concreta è partita da Torre Annunziata, provincia di Napoli.


Qui, negli anni, purtroppo, non è stato affatto basso il numero di minorenni entrati a far parte delle fila della criminalità e dei clan, con ruoli che andavano dalla semplice “vedetta” fino alle condanne per omicidio. Sempre qui, le Arciconfraternite del Santissimo Sacramento, Santi Agostino e Monica e del Santo Rosario hanno messo in campo una serie di progetti di intervento a favore dei minori a rischio e delle fasce disagiate della popolazione.
Tutti “step” di un unico intervento complessivo, teso a sorreggere e guidare i ragazzi nella giusta direzione.
Fra questi, il progetto che ha integrato le attività di “doposcuola” destinate ai giovanissimi di alcuni dei rioni più “difficili” e un programma di approccio ludico alla legalità: quest’ultimo si avvale di un gioco appositamente creato e sviluppato per questa finalità. Il gioco si chiama “La sfida degli scugnizzi” e intende motivare i ragazzi ad esprimersi in piena libertà e in tutta la loro unicità nel rispetto delle leggi e delle regole di convivenza civile.


A “testare” l’efficacia del gioco sono stati chiamati i più grandicelli degli alunni delle elementari ed i ragazzi delle medie che frequentano il doposcuola gratuito, anch’esso parte del progetto.
Molti dei ragazzi hanno alle spalle esperienze e famiglie “difficili” in quanto residenti in un quartiere a sua volta territorio, purtroppo non ancora affrancato, soggetto per decenni al controllo di alcuni dei clan più feroci della Campania, base per traffici internazionali di droga nonché teatro di sanguinose faide di camorra. Il “test” sul campo si è svolto lo scorso anno. Terminate le lezioni del giorno, i giovanissimi frequentatori del doposcuola sono stati divisi in squadre per giocare alla “sfida degli scugnizzi”: una sfida non fra di loro, ma volta a sconfiggere gli elementi di disagio che, troppo spesso, impediscono ai ragazzi di determinate zone di potersi accostare in maniera corretta ai concetti di legalità, vivere civile e senso di giustizia.


Il gioco si compone di quattro percorsi. Questi raffigurano le storie personali di ex scugnizzi i quali, grazie a un’opportunità, con sacrifici e forza di volontà riescono a diventare insigni giuristi. I concorrenti, da soli o in squadra, devono dar prova delle loro abilità rispondendo a domande di cultura civica e di legalità, tutte a risposta multipla (tre, di cui una esatta). Lo scopo del gioco consiste nel conquistare il Foro posto sulla propria tabella e quelli sulle tabelle degli altri concorrenti fino a guadagnare il “tocco” (il cappello dei togati) e diventare “principe del Foro”. Gli argomenti trattati sono molteplici: citazioni d’autore, Costituzione, storia politica italiana, istituzioni europee ed internazionali, legislazione europea, date da ricordare, codice della strada, privacy, diritto privato, diritto penale, enti locali, acronimi, carte internazionali, ambiente ed ecologia, problematiche sociali (condizione femminile, alcoolismo, droga, ecc.). Così, “giocando giocando”, si appassionano ai temi della legalità anche ragazzi che, con questa, avevano avuto, in passato, un rapporto che sarebbe eufemistico definire “conflittuale”. I primi risultati sono confortanti. I ragazzi hanno mostrato grande entusiasmo per il gioco fin dal primo momento. I docenti hanno notato che, nei giorni in cui possono dedicarvisi, nei piccoli aumenta il livello di concentrazione durante lo studio.

Cercano di non distrarsi per terminare in tempo i compiti e dedicarsi sollecitamente alla sfida. Si entusiasmano sempre molto. In questa prima fase, l’obiettivo principale del gioco non è quello di verificare il loro livello di conoscenza sui temi della legalità, ma quello di formarli. Quel che importa è che comincino a prendere gradualmente dimestichezza con certi concetti e ad assimilare alcuni valori basilari, che imparino piano piano il rispetto delle regole, ad interagire, a gestire le proprie emozioni, che si abituino a vincere, ma anche a perdere.Un’esperienza di formazione importante. Se “La sfida degli scugnizzi” fosse pubblicato da qualche casa editrice, potrebbe essere esteso a molte altre realtà delle zone più a rischio d’Italia. Il gioco, infatti, è già registrato alla SIAE ed è in attesa di qualcuno disposto a produrlo su larga scala per poterlo, poi, proporre nelle scuole e nei luoghi di aggregazione giovanile.

Maria Olimpia Venditto, criminologa e docente, autrice e responsabile del progetto, coordinatrice delle attività del Centro di sostegno minorile L.U.P.O. (Legalità, Uguaglianza e Pari Opportunità).

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