Migranti, quando lo smartphone è il tuo salvagente

“Sono poveri ma hanno l’iPhone” oppure “Sono ricchi perché hanno uno smartphone” è uno degli stereotipi più diffusi sui migranti e, in particolar modo, sulle migliaia di richiedenti asilo che, costretti a scappare da situazioni di conflitto armato e persecuzioni, prendono con sé ciò che riteniamo tutti indispensabile: il cellulare. Per smentire questo stereotipo ci possiamo appellare sia all’esperienza di tutti i giorni che vede le nostre vite legate a questo strumento tecnologico che alle ricerche che hanno indagato la questione sul campo.

migranti cellulare

Fonte: adifferentcountry.com

Sono davvero ricchi i migranti che hanno uno smartphone?

Lo stereotipo dei migranti “ricchi perché hanno lo smartphone” imperversa nello spazio pubblico virtuale ed entra a far parte dell’opinione pubblica, rafforzando il sentimento di odio xenofobo ed infondato di tante persone. Il fatto di essere in possesso di un apparecchio mobile, infatti, non attribuisce alle persone uno status sociale né rispecchia affatto la loro vera condizione economica.

Analizzando questo problema da un punto di vista logico, appare chiaro il fatto che il telefono sia ormai un bene primario, non più di lusso, accessibile per tante persone, compresi coloro che hanno un “reddito medio-basso”. Ci siamo mai chiesti qual è la condizione economica dei paesi di partenza di coloro che fanno richiesta d’asilo o di protezione internazionale? Per capire meglio perché anche un migrante proveniente dalla Siria o dall’Iraq sia in grado di acquistare un cellulare di ultima generazione basta far riferimento ai dati pubblicati dalla Banca Mondiale. Qui troviamo i maggiori indicatori economici dei paesi interessati. Nel 2007, ultimo anno di cui le rilevazioni sono disponibili, la Siria viene classificata come paese a “reddito medio-basso”. Ciò significa, che nel 2007 il reddito nazionale lordo pro-capite era di 1.860 dollari americani. Sicuramente quella del telefono non sarà la prima spesa che un siriano farà una volta ricevuto lo stipendio, ma se è un buon risparmiatore potrà permettersi un cellulare che gli permetta di svolgere delle operazioni elementari quali telefonare, scrivere messaggi e fare fotografie.

Per procurarsi un telefono che sia in grado di svolgere queste operazioni non c’è bisogno di disporre di grandi capitali. Le persone con limitate disponibilità economiche sono in grado, grazie anche al costante ricambio dei cellulari indotto da un rilancio sul mercato di modelli sempre più nuovi e aggiornati, di acquistarne uno senza troppi sacrifici. Sicuramente il cellulare grazie al quale adesso state leggendo questo articolo è proprio uno smartphone di “seconda generazione”. Supponiamo che l’abbiate comprato appena il modello è apparso sul mercato. Mediamente il costo si aggira attorno ai 200 euro, ma esistono soluzioni performanti anche ad un prezzo nettamente inferiore. Ognuno di noi sa però, che già nel momento dell’acquisto questo perde di valore. E una volta stancati di esso, lo possiamo rivendere guadagnando ben poco. Basta navigare su internet digitando semplicemente “smartphone economici o usati” e sarete sorpresi di poter acquistare un telefonino, non appartenente alla preistoria, spendendo intorno ai 50-70 euro. Basta poco, dunque, per rendersi conto che lo smartphone oggi non rappresenta un bene di lusso in termini economici, ma tutte le informazioni che sono contenute al suo interno, le fotografie, i numeri di telefono, i nostri profili social, non sono questi elementi di profondo valore per ciascuno di noi?

Cosa vuol dire migrare nell’era digitale

migranti ricaricano il cellulare

Fonte: Daily Mail/AP

Nella moderna migrazione gli smartphone, le applicazione di geolocalizzazione, i social media e WhatsApp sono diventati strumenti essenziali in quanto permettono di tenersi in contatto con le persone care ed aggiornati sugli eventi aventi luogo a distanza di un intervallo di tempo molto breve. Quando parliamo di “migranti forzati” e delle critiche a loro rivolte per il fatto che sfoggino in “piena ricchezza e avidità” telefoni cellulari la domanda che viene spontanea da fare è: se la vostra casa fosse distrutta, se foste rimasti senza niente, la vostra vita e quelle dei vostri familiari fosse in pericolo e per trarvi in salvo decideste di scappare, non avendo a disposizione mezzi pubblici, sicuri ed affidabili, cosa vi portereste dietro? Cosa riterreste indispensabile?

Alla luce di questa domanda e per risolvere qualsiasi dubbio circa l’agiatezza dei migranti, l’International Rescue Committee ha pubblicato su Medium un progetto fotografico What’s in my bag in cui racconta la storia dei rifugiati attraverso le loro “valigie”.  Dalle immagini pubblicate si intravvedono le poche, troppo poche, cose che i rifugiati possono portare nelle loro sacche. Gli oggetti più frequenti sono: cellulare, soldi, medicinali e, per i genitori di bambini piccoli il necessario per prendersi cura di loro. Ho usato il verbo “possono” proprio perché non sono loro a decidere quello che vogliono portare con sé. Lo fanno la guerra insieme ai suoi complici, i trafficanti. Quest’ultimi pongono il limite del “bagaglio” ad un solo pezzo, non troppo grande, ciascuno. Questo per ragioni di capienza sulle barche. Più persone i trafficanti riescono a traghettare sull’altra sponda, più grande è il guadagno. Il valore della vita umana passa così in secondo piano, così come l’ampiezza della sua valigia.

Dunque per intraprendere un percorso in qualità di migrante, una persona deve poter avere la certezza che il suo viaggio stia procedendo bene, che esista la possibilità di accedere ad una fonte di informazioni affidabile e che possa rimanere in contatto con i suoi cari. E come unico garante ha se stesso. In questo caso i cellulari ed i social network si rivelano le risorse dalle quali dipende la buona riuscita del viaggio e la vita dei migranti. Queste risorse vengono impiegate come fonti di informazioni circa la rotta da seguire, quale sia sicura e quale da evitare, a chi poter chiedere aiuto in caso di bisogno e dove trovare i luoghi in cui si possa procurare da mangiare o trovare un posto sicuro dove dormire. E fin qui, tutti riconosciamo queste necessità come prioritarie per avere una vita sicura e dignitosa.

Alla luce dei risultati di uno studio sui comportamenti e le esigenze dei migranti, la BBC Media Action ha fatto un esperimento in cui attraverso la riproduzione di un video si voleva trasformare il cellulare delle persone in quello di un rifugiato che cerca di mettersi in contatto con i suoi cari o di ottenere informazioni di come sopravvivere. La frase finale del video “La crisi dei rifugiati non è finita” vuole sensibilizzare le persone e ridurre quei comportamenti xenofobi che spesso hanno luogo quando si parla di questo tema sensibile. In questo contesto, il telefono diventa il  compagno di viaggio più fidato, prezioso per  superare tantissime difficoltà.

Quali priorità e quali esigenze

È più importante il cibo o il telefono cellulare? La quasi totalità dei richiedenti asilo in viaggio sceglierà il secondo. Perché, dunque, oltre ad essere un bene non lussuoso e utile viene percepito come necessario? La comunicazione, soprattutto quando parliamo di persone in movimento, è una questione di sopravvivenza: soltanto così è possibile scambiarsi informazioni “di servizio” legate al viaggio stesso e ai possibili rischi nei quali essi incorrono.  

A tal proposito, uno studio del 2016 condotto da Open University ed il rapporto Mapping Refugee Media Journey: Smartphones and Social Media Networks hanno evidenziato l’importanza della tecnologia e dei social nel viaggio dei migranti, sottolineando come la mancanza di informazioni li spinge ad affidarsi a soluzioni illegali o pericolose. A sua volta, i promotori del rapporto chiedono alla Commissione Europea di agevolare la collaborazione tra stati membri, agenzie di informazioni, aziende tecnologiche, associazioni non governative ed altri soggetti interessati, al fine di orchestrare una strategia informativa sostenibile e aggiornata, basata sui principi individuati nello studio legati alle buone pratiche in corso. Una buona partenza per offrire a chi è in fuga le opportunità di intraprendere un viaggio sicuro. Ma una volta arrivato a destinazione, il migrante deve iniziare un nuovo percorso.

 

Elogio dello smartphone tra accoglienza ed integrazione

migranti smartphone accoglienza

Arrivato a destinazione, infatti, i problemi che un migrante affronta sono ben altri, e tra questi quello dell’integrazione. Questa viene facilitata grazie alla disponibilità dei servizi di accoglienza offerti dai singoli stati membri dell’Unione Europea, ma non solo. Ci sono tantissime applicazioni e gruppi virtuali presenti sui social, quali Facebook e WhatsApp i quali permettono ai migranti di orientarsi una volta arrivati.

RefAid, una delle applicazioni sviluppata dalla società britannica Trellyz e scaricabile per Android e iPhone, per esempio, offre una gamma di servizi tra i quali sono presenti anche quelli offerti da Programma integra a Roma come l’assistenza legale e l’orientamento lavorativo. Grazie a questa app i migranti possono accedere ai servizi offerti da ONG, enti pubblici e organizzazioni umanitarie impegnate nell’aiuto a migranti e titolari di protezione internazionale e suddivisi in categorie: cibo, alloggio, cure mediche, acqua, docce e bagni, orientamento lavorativo, assistenza legale, formazione.

Nonostante ciò, esserne in possesso risulta sempre utile nell’affrontare un viaggio attraverso molti paesi differenti, con mezzi di trasporto non sempre sicuri e in luoghi dove si parla una lingua diversa dalla propria. Quando ciò che ti resta è niente e l’unica possibilità che hai e quella di scappare, portare con sé uno strumento che ti salverà la vita, è la cosa che ognuno di noi, senza ombra di dubbio farebbe. Indifferentemente se questo sia uno smartphone, una mappa geografica oppure una bussola.

 

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Ala Jalba

Ala Jalba, nata a Balti, città nel nord della Moldavia, il 29.07.93. Attualmente studentessa di Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani presso l'Università degli Studi di Padova. Lettrice instancabile con la passione per la storia ed il Sud-est Europa, colleziono lingue da imparare e posti da scoprire. Su SocialNews coltivo la passione per la scrittura e il giornalismo cogliendo l'occasione per mettere in rilievo ciò che mi sta più a cuore: combattere le discriminazioni e promuovere il rispetto della vita di ogni persona. Cosa sono per me i diritti umani? Mi piace paragonarli a dei corsi d'acqua in quanto elemento indispensabile per la vita di tutti noi. Come questi, essi dovrebbero innervare la nostra società, cultura ed esperienza politica e giuridica senza alcuna eccezione o proroga. Ma prima di tutto, dovrebbero essere il pilastro portante di tutti noi. 

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