Bambini uccisi dal Gas in Siria: la testimonianza di @uxilia ad Idlib

Questa mattina, secondo molte testimonianze, un attacco con armi chiniche è avvenuto sulla popolazione civile nel nord della Siria. L’attacco ha fatto almeno 58 morti, tra i quali – secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani – almeno undici sono bambini. Ed è un bilancio provvisorio destinato ad aumentare. Poche ore più tardi, secondo diversi testimoni, un altro attacco aereo ha colpito una delle cliniche dove venivano trasportate le vittime intossicate dai gas.

La città colpita è Khan Sheikhoun, nella provincia di Idlib. La città di Khan Sheikhun conta circa 75 mila abitanti, ma l’intera provincia, secondo dati Onu, ospita anche 900 mila sfollati, provenienti da diverse zone teatro di guerra. La provincia di Idlib è in gran parte controllata da un’alleanza di forze ribelli siriane legate ad al Qaeda e all’organizzazione Jabhat Fatah al Sham. Quest’ultima si staccò formalmente da al Qaeda per essere accettata dalla maggioranza dei ribelli locali che non si riconoscevano in gruppi terroristici jihadisti. In ogni caso sono tutte forze che combattono il regime di Damasco e sono regolarmente prese di mira in attacchi aerei da parte del governo siriano e il suo alleato, la Russia.

Le dinamiche del raid non sono chiare. Il gruppo delle opposizioni ad Assad, con sede all’estero, ha puntato il dito contro gli aerei governativi, accusandoli di essere i responsabili del bombardamento.  Intanto sui social network gli attivisti hanno postato immagini che mostrano i volontari della Protezione civile che soccorrono i feriti stesi a terra lavandoli con i tubi dell’acqua. In alcune immagini inviate da Abusalah, referente di @uxilia ad Idlib si vedono alcuni dei bambini morti dell’attacco. Dalle foto arrivate e le testimonianze risulta evidente come centinaia di civili presentano vomito e schiuma alla bocca. Ma soprattutto sono agghiaccianti le immagini di bambini inermi con bocca e occhi spalancati morti con il terrore nell’anima.

Purtroppo gli attacchi con l‘utilizzo del cloro sono diventati quasi di routine nel nord della Siria, ma questa mattina è avvenuto è avvenuto qualcosa di diverso. Il gas al cloro di solito uccide poche persone e se intrappolate in uno spazio chiuso, questo gas infatti si disperde rapidamente e non permane nella zona. Secondo operatori sanitari e testimoni questa volta, il gas ha ucciso all’aperto, come è caratteristico degli agenti nervini e altre gas tossici vietati.  L’attacco è sembrato essere il più grande e più tossico attacco chimico in Siria dall’agosto 2013, quando più di 1.000 persone sono state uccise in periferia di Damasco dal Sarin; episodio, quest’ultimo, che le Nazioni Unite hanno identificato come il peggiore avvenimento nella guerra civile siriana.

Il Ministero della Difesa russa ha negato di aver effettuato bombardamenti nell’area di Khan Sheikun. Il presidente siriano, Bashar al-Assad, nega la responsabilità dell’accaduto anche perchè riferisce di aver accettato l’accordo russo-americano per eliminare programma di armi chimiche del suo paese – che fino a quel momento aveva negato di avere – e di aderire a un trattato internazionale che vieta le armi chimiche. Quelle armi probabilmente sono state distrutte, riferiscono gli attivisti, ma gli stati membri delle OPCW ( Organisation for the Prohibition of Chemical Weapon ) hanno più volte messo in dubbio che Assad non avesse dichiarato tutto nel 2013. Per esempio il cloro non era stato specificato nella dichiarazione del 2013 e ci sono stati da allora decine di casi di attacchi con l’utilizzo di gas di cloro.

L’Unione europea e il presidente turco Erdogan hanno condannato l’attacco. Su richiesta degli insorti locali filo-Ankara, la Turchia ha inoltre inviato nella zona dell’attacco 30 ambulanze dalla provincia frontaliera di Hatay, secondo quanto riferito dalle autorità locali. Alcuni dei feriti sono stati trasportati in ospedali sul territorio turco. Il ministro degli Esteri della Francia, Jean-Marc Ayrault, ha chiesto un incontro di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Mentre venerdì scorso, i funzionari dell’amministrazione Trump avevano ufficializzato che l’attuale politica americana – a differenza degli obiettivi dell’ex presidente Obama – non considera più una priorità spodestare Assad e che l’obiettivo principale di Washington è quello di combattere lo stato islamico. Poi la Casa Bianca ha diffuso un comunicato in cui condanna il bombardamento scaricando la responsabilità su Obama colpevole di essere stato debole nel conflitto siriano. Peccato che fu proprio Trump, in campagna elettorale, a invitare ufficialmente l’allora presidente Obama a non attaccare la Siria.

L’utilizzo di armi chimiche, se effettuata da parte del governo di damasco, sarebbe una dichiarazione sfacciata di impunità. Soprattutto perchè avvenuta nel corso di un incontro internazionale a Bruxelles, presieduto da Federica Mogherini, sul futuro della Siria e su possibili finanziamenti dell’Unione europea per aiutare la ricostruzione. L’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza avrebbe puntato il dito contro il regime di Bashar al-Assad parlando con i media a Bruxelles a margine della conferenza Ue-Onu. L’inviato dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, ha poi reso noto che l’attacco contro Khan Sheikun sarebbe stato di natura chimica ed effettuato dall’aria, e quindi da un esercito in possesso di un’aviazione, sottolineando di nuovo come ogni qualvolta i negoziati di pace registrano qualche progresso qualcuno tenta di sabotarli.

Avatar

Massimiliano Fanni Canelles

Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles 

Tags:

  1 comment for “Bambini uccisi dal Gas in Siria: la testimonianza di @uxilia ad Idlib

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *