Una soluzione onnicomprensiva al problema della violenza armata

L’ex ingegnere NASA, James Van Laak, mette a frutto la propria esperienza di coordinatore delle operazioni della Stazione Spaziale Internazionale per proporre una soluzione al problema della violenza armata negli Stati Uniti

James Van Laak, traduzione di Chiara Pacini

Trovandosi davanti a un’altra tragedia, quella di Orlando, è difficile non domandarsi perché non siamo capaci di trovare una soluzione a un problema doloroso come quello della violenza armata. I colleghi riconosceranno, in queste mie riflessioni, molte delle lezioni che hanno sentito e risentito infinite volte, come quella sullo scambiare la soluzione che qualcuno reputa migliore con l’affermazione di un problema.

Gli americani hanno a lungo avuto una relazione di odio-amore con le armi da fuoco. Se da un lato queste hanno giocato un ruolo importante nella creazione della nostra nazione, il loro uso come strumenti di violenza di massa è una minaccia per molti aspetti della nostra società.

La maggior parte degli americani è profondamente turbata da questa relazione, eppure fino a oggi abbiamo fallito nel tentativo di trovare una soluzione efficace ai problemi che causa. Questo perché non abbiamo una visione condivisa di quello che dovrebbe essere il ruolo appropriato per le armi da fuoco nell’America contemporanea.

Un problema sorge dal fatto che ogni nuovo atto di violenza di massa porta ad appelli per un maggiore controllo delle armi, il che causa a sua volta una forte reazione di coloro che invece sono a esse favorevoli. Questo scontro automatico porta a ben pochi progressi.

Un approccio migliore consisterebbe nel guardare al problema della violenza armata nella sua totalità, piuttosto che saltare immediatamente a una conclusione particolare, come può essere quella delle politiche di controllo delle armi. Fare ciò ci consentirebbe di sfruttare tutte le risorse a nostra disposizione e di raccogliere tutte le informazioni possibili per la ricerca di una soluzione efficace ed equa. Il risultato sarebbe un insieme di azioni ragionevoli che riguardino le molteplici cause della violenza armata, piuttosto che azioni dure rivolte a una qualunque di queste cause. In breve, quello che ci serve è una soluzione sistematica a un problema sistematico.

E questo è relativamente facile, perché il nostro Paese è pieno di persone e organizzazioni la cui competenza fa funzionare la società. Le esigenze del commercio e del governo già richiedono che queste persone e organizzazioni uniscano le proprie competenze per il funzionamento quotidiano della nostra economia e della Nazione, ecco perché potrebbero, con altrettanta facilità contribuire alla risoluzione del problema della violenza armata.

Vaste entità, come la società umana, generano interazioni che spesso si coniugano al fine di produrre problemi complessi, come quello della violenza armata. Questi problemi complessi sono raramente risolvibili con soluzioni semplici, in quanto i loro molteplici agenti spesso operano in maniera indipendente e le azioni intraprese contro uno di questi agenti avranno, probabilmente, un effetto generale scarso, dato che gli altri agenti rimangono “illesi”. Inoltre, l’attuazione di risoluzioni semplici per rispondere a problemi complessi può portare a tre gravi svantaggi:

Primo, contrastare un solo elemento avrà un effetto limitato, in quanto va a toccare soltanto una frazione della causalità. Per esempio, il problema della violenza armata non può essere risolto vietando soltanto le armi d’assalto, perché esistono altre armi da fuoco che hanno quasi la stessa potenza di fuoco, come le pistole automatiche.

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Secondo, colpire efficacemente un solo elemento potrebbe richiedere misure drastiche che causerebbero vasti danni collaterali. Ottenere una riduzione significativa del fenomeno della violenza armata soltanto attraverso il controllo delle armi, richiederebbe una diminuzione draconiana della disponibilità di armi da fuoco, indipendentemente dalla legittimità o dall’importanza dei bisogni dell’utente. Molte persone le cui esigenze sono legittime potrebbero esserne seriamente danneggiate.

Terzo, misure così drastiche innescano una forte resistenza e incentivano l’aggiramento dell’ostacolo. Restrizioni severe renderebbero la lobby delle armi ancora più potente e potrebbero portare all’illegalità e a iniziative criminali, com’è successo durante il proibizionismo.

La soluzione migliore è quella di abbracciare il problema nella sua complessità e usarla come guida per sviluppare una soluzione efficace. Piuttosto che soluzioni semplici, che richiedono misure draconiane, un approccio onnicomprensivo produce un percorso più delicato ed efficace. Rivolgendosi all’intera gamma di cause, siamo in grado di tessere una soluzione elegante partendo dalla trama e l’ordito del problema stesso, ottenendo un peso minore sulla società, meno opposizioni e un danno collaterale minimo.

Si consideri che la violenza armata deriva da almeno quattro componenti principali:

Disponibilità delle armi

  • Numero e la varietà delle armi da fuoco in circolazione,
  • Come sono distribuite e come sono distribuite le relative munizioni,
  • Formazione e autoregolamentazione attraverso standard di settore,
  • Sicurezza delle armi, inclusi la prevenzione dei furti e blocchi per evitare utilizzi non autorizzati,
  • Azioni governative, come la registrazione e i controlli dei precedenti.

Moventi della violenza armata

  • Patologie individuali, comprese dipendenze, ebbrezza e disordini mentali o emozionali,
  • Disaffezione e atteggiamenti antisociali derivanti da oppressione e bigottismo,
  • Disperazione causata da povertà o da altre fonti di forte stress,
  • Gang, criminalità organizzata e altri comportamenti collettivi,
  • Politica o simili.

Cultura americana

  • Le armi come parte integrante dell’esperienza della frontiera,
  • Il contributo delle armi alla costruzione di un’immagine machista del sé,
  • Un immaginario popolare che vede nel possesso di armi da fuoco una fonte di prestigio e di potere apparente,
  • Altri filoni culturali, come quello dell’attivismo “anti-sistema”.

Desensibilizzazione

  • I mass-media che portano la violenza nelle case,
  • La violenza nei film, in televisione, e nell’intrattenimento popolare,
  • Il realismo estremo di alcuni giochi sparatutto in prima persona

Se è vero che paesi con meno armi in circolazione rispetto agli Stati Uniti di solito hanno un tasso di violenza armata inferiore, questo è però irrilevante per quanto concerne il nostro problema, considerata la popolarità e la diffusione delle armi in America. Inoltre, ridurre la disponibilità delle armi attraverso il controllo dall’alto ha, fino a ora, avuto scarsi risultati negli Stati Uniti, e in alcuni casi ha persino portato a leggi e regolamentazioni più lassiste. Se gestire la disponibilità delle armi è parte della soluzione, non è “la” soluzione.

Il movente della violenza è comunemente individuato nella radicalizzazione o nella malattia mentale, ma ci sono molte altre cause, comprese l’ebbrezza (sia essa alcolica o causata dall’uso di droghe), l’esaurimento, forse di stress emozionale o altro. Anche se l’idea di dover considerare tutti questi elementi può far sembrare ancora più difficile la trattazione del problema, in realtà la medicina, la psicologia, la psichiatria, la sociologia e altre discipline hanno le conoscenze e le competenze necessarie a dare il loro contributo. E incorporando le loro esperienze in un approccio globale siamo in grado di intervenire più efficacemente e delicatamente. Passando da una folla di persone che lottano per scampoli di progresso ad una squadra che lavori insieme per il raggiungimento di obiettivi comuni, sviluppiamo la cooperazione globale.

Lo stesso approccio dovrebbe applicarsi ai problemi della cultura e della desensibilizzazione, con l’inclusione delle comunità adatte, con le intuizioni e le risorse necessarie per un’azione efficace. Anche in questo caso, con lo sviluppo della squadra di lavoro e di un approccio sempre più comprensivo, si può innescare un circolo virtuoso che migliori l’efficacia delle azioni e riduca l’onere individuale.

Le tragedie come quella di Orlando, spesso portano i politici a fare appelli rivolti ai propri colleghi per lavorare insieme, superando i colori politici, ma ciò troppo spesso significa che vogliono che siano gli altri a mettere da parte le proprie idee a favore delle loro. Questo è certamente poco realistico e conduce a situazioni di stallo tra i partiti. La soluzione di gran lunga migliore è che i politici superino le barriere che li dividono per integrare le proprie idee e così affrontare il problema nella sua interezza.

Manca solo un pezzo per completare il puzzle: trovare quei leader che possano guidare la squadra nel processo di risoluzione dei problemi sistemici che hanno a che fare anche con il comportamento umano. Fortunatamente, nei principali programmi internazionali e interdisciplinari (come lo sviluppo e il funzionamento della Stazione Spaziale Internazionale ) si è creata l’esperienza necessaria. Il successo di simili sforzi ci fornisce il talento essenziale e ci consente di sperare che sia possibile trovare una soluzione a problemi come quello della violenza armata in America.

È ora che l’America si impegni a cercare una soluzione a questo problema, applicando le sue grandi capacità, rifuggendo la politica del biasimo e sposando l’idea di una responsabilità congiunta.


James Van Laak
, ex ingegnere NASA, vicedirettore del programma Shuttle-Mir e direttore delle operazioni per la SSI. Presidente di @uxilia US

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