Seconda guerra mondiale: tutto ebbe inizio con la cura dei giovani soldati britannici…

Nell’Inghilterra degli anni ’40 fu aperto, non lontano da Londra, un centro per curare i ragazzi dell’ armata di Sua Maestà con lesioni midollari dovute ai bombardamenti

Lorenzo Degrassi

sg194De Coubertin sosteneva che, nello sport, l’importante non è vincere, ma partecipare. Questo motto può essere ancora più valido se applicato al caso di persone portatrici di qualche tipo di disabilità.
Di derivazione anglosassone, l’idea di consentire anche a chi non ha le stesse capacità fisiche delle persone normodotate di competere e realizzarsi attraverso lo sport ha ormai raggiunto livelli paragonabili quasi alle realtà sportive economicamente ben più sviluppate.

LE ORIGINI

Lo sport per disabili, come detto, nasce nel tessuto sociale anglosassone. Si può ricondurne l’origine nella Gran Bretagna degli anni ’40, più precisamente nell’ospedale di Aylesbury, non lontano da Londra, grazie allo spirito d’iniziativa di Sir Ludwig Guttmann, neurochirurgo di origine tedesca e direttore del centro di riabilitazione motoria del locale ospedale. Tale struttura fu aperta nel febbraio del 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, e i primi paraplegici a cimentarsi nelle varie discipline sportive furono, non a caso, i giovani appartenenti alle forze armate britanniche portatori di lesioni midollari dovute alle ferite belliche. Ludwig mise a punto dei programmi d’allenamento per disabili alquanto rivoluzionari per l’epoca, rendendo partecipi del suo progetto tutti i pazienti ospitati nel suo centro. Grazie allo sport, gli ospiti paraplegici in cura dal dottor Guttmann cominciarono a potenziare la muscolatura delle braccia e delle spalle, ottenendo, in breve tempo, risultati stupefacenti per il contesto storico. Oltre ad un fattore precipuamente di sviluppo motorio, tali attività consentivano, a chi le praticava, di acquisire equilibrio ed abilità motorie nell’uso della sedia a rotelle. In tal modo aiutavano i pazienti paraplegici nell’utilizzo quotidiano del loro mezzo di supporto alla vita di tutti i giorni.

LE PARALIMPIADI

Dalla semplice iniziativa di un medico di corsia all’inizio di una nuova era per i disabili. Il 28 luglio 1948, infatti, si tennero, sempre ad Aylesbury, i primi giochi per atleti con difficoltà motorie, cui parteciparono sportivi portatori d’handicap, fra i quali molti ex membri delle Forze Armate britanniche. In breve tempo aumentarono le manifestazioni a loro dedicate, fino a gettare le basi, in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960, per disputare in futuro dei Giochi Olimpici per atleti diversamente abili, da effettuarsi simultaneamente a quelli per normodotati.
E così, nel 1964, a Tokyo, nascevano ufficialmente le Paralimpiadi, strutturate fra estive e invernali, come per le sorelle maggiori. Attualmente, le attività svolte durante tali giochi spaziano dall’atletica leggera al calcio, dal badminton al ciclismo, dalle bocce al nuoto, fino al bowling, la canoa, il curling, la lotta e lo sci alpino. In Italia queste attività sono gestite e coordinate dalla Federazione Italiana Sport Handicappati per gli atleti sofferenti di disabilità psichiche e motorie e dalla Federazione Italiana Ciechi Sportivi per gli atleti non vedenti, entrambe fondate nel 1980, e dalla Federazione Italiana Sport silenziosi, alla quale afferiscono gli atleti non udenti. Quest’ultima federazione è nata nel lontano 1929. Dal 1990 tali Federazioni sono state unite e sono ora rappresentate presso il CONI da un organismo unitario, denominato Federazione Italiana Sport Disabili.


Lorenzo Degrassi
, giornalista di City Sport

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