Riflessioni sull’immigrazione

Franco Maccari

La via della “tolleranza a prescindere” non è la strada da seguire.
Spiego il mio pensiero, da operatore e rappresentante dei poliziotti: l’Italia ha scelto, come spesso fa, di non scegliere e non distinguere. Da un lato, il soccorso è un dovere, a cui assolviamo quotidianamente non solo nelle operazioni in mare, ma molto più silenziosamente sulle nostre strade; dall’altro, è innegabile che l’accoglienza senza prospettiva di un miglioramento delle condizioni di vita e sociali non può che allontanare chi ospitiamo da una qualsiasi, reciprocamente proficua, forma di integrazione.

Come Paese civile, non possiamo continuare ad adottare il modello emergenziale del “campo profughi”.
Per anni abbiamo tirato fuori dal mare chi stava annegando, per poi lasciarlo praticamente solo o, meglio ancora, sperare che riuscisse a passare i confini e ad andare verso altri Stati europei. A togliersi di torno, insomma.
Le tempistiche burocratiche e le farraginose strutture legislative non ci consentono di distinguere ed allontanare in tempi brevi chi delinque professionalmente e lucra sulla tratta di esseri umani.
Questo vale sia per le organizzazioni straniere, sia per quelle italiane. Lo Stato sta investendo risorse enormi per il sistema accoglienza, ma con quali risultati? Abbiamo salvato vite umane, ma abbiamo ingrassato, ben più del dovuto, la criminalità.
Il sistema del volontariato ha fatto e sta facendo più di quanto possano fare le imposizioni statali.
Lo dimostrano i progetti di integrazione e di apprendimento culturale e professionale che danno, silenziosamente, i loro frutti.

I numeri sull’immigrazione dimostrano che abbiamo un incremento delle richieste di permessi di soggiorno per protezione internazionale che sopravanza, nel 2014, i motivi di studio. Nel 2015, le statistiche, le quali raccolgono sempre i dati “ufficiali”, dimostrano che gli arrivi incontrollati di immigrati sulle coste italiane via mare (140.705 da gennaio ad ottobre 2015) sono aumentati fino a quando non sono state privilegiate rotte alternative: Turchia/Grecia, 581.640, oltre a qualche decina di migliaia di profughi che entrano nell’area Schengen tramite l’Albania o le frontiere esterne con Macedonia, Moldavia, ecc. via terra, interessando l’asse Ungheria/Croazia (502.018), questi ultimi principalmente a causa delle crisi di affollamento dei campi profughi in Libano, con prevalenza di cittadini siriani ed afgani.

Nel nostro Paese (dato ancora non emerso), oggi assistiamo al rientro dalla Germania di migliaia di richiedenti asilo ai quali le autorità tedesche non hanno concesso lo status di rifugiato. In Italia, le Commissioni Territoriali (solo nell’agosto 2014 raddoppiate da 10 a 20) hanno tempi di trattazione delle pratiche lunghe, a cui seguono riesami e ricorsi al Tribunale. Ciò comporterà un ulteriore innalzamento di presenze alle quali dovrà essere fornita una risposta di vita, piaccia o meno, dalla politica. Quando si arriva a far divenire l’immigrazione un problema di Polizia, è già troppo tardi, sotto il profilo dell’integrazione e dell’assistenza umanitaria.
Per quanto tempo ancora, come accade di continuo, i poliziotti potranno pagare di tasca propria i pannolini e un panino a queste persone che ci troviamo davanti giorno e notte? Le strutture di accoglienza sono poche e sovraffollate. Non si possono tenere giovani di 25 anni a far niente per mesi sperando poi che non si lamentino e non alzino la voce, se non peggio. Lo faremmo anche noi, tutti.

Le soluzioni passano attraverso il coraggio di dismettere l’ipocrisia del “tanto c’è posto”. Non è vero.
I tessuti sociali, spesso già fragili per l’assottigliamento del welfare, non reggono l’urto momentaneo, anche perché sulle nostre comunità pesano le incertezze e le incognite sulle tempistiche e sulle modalità di permanenza. Il rispetto delle regole democratiche, quindi anche delle leggi, in questo più che in altri ambiti, è essenziale per evitare di fare di tutti gli immigrati dei delinquenti o dei “poverini”.
Paradossalmente, abbiamo in mano tutti gli strumenti per arricchire il nostro Paese, ma, ad oggi, purtroppo, rimangono in grandissima parte lettera morta. Vogliamo iniziare a pensare al domani? Vogliamo disinnescare le mine sociali dell’intolleranza, del razzismo? Bisogna abbassare il livello di paura ed eliminare l’impunità di chi delinque. La mia non è una ricetta magica. È solo una base su cui ognuno può riflettere serenamente.

Franco Maccari, Segretario Generale Coisp

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