Dal Kurdistan alla Sve zia rincorrendo un pallone

Il Dalkurd milita in terza divisione svedese. Deve la sua unicità, e la sua esistenza, ad un gruppo di immigrati Curdi

Lorenzo Degrassi

C’è un po’ di Kurdistan fuori dal Kurdistan. Ce n’è molto, in realtà, considerando quanti esiliati, politici e non, della regione posta a cavallo fra Siria, Turchia ed Iraq, si trovino sparsi per il mondo. Questa, però, è una concentrazione speciale. Stiamo parlando della squadra di calcio del Dalkurd, compagine svedese di terza divisione. Particolarità di questo team, proveniente dalla città di Borlånge, è quella di essere stato fondato da immigrati curdi.
Non si tratta di una singolarità per la località svedese, particolarmente impegnata nel garantire sicurezza e integrazione. La stessa città vanta, infatti, anche una squadra di hockey su ghiaccio formata da soli immigrati somali, una particolarità che ha permesso, per la prima volta, la partecipazione della nazionale somala ai Mondiali disputati in Russia nel 2014. Tornando al calcio, il Dalkurd, fondato nel 2004, ad oggi ha inanellato la bellezza di sette promozioni in undici anni di esistenza. La rincorsa è iniziata dall’ultima categoria della federazione svedese ed è culminata nello scorso mese di ottobre con la vittoria della Division 1 Norra, l’equivalente dell’ex serie C italiana, con conseguente promozione in seconda divisione. Il Dalkurd ha disputato una stagione immacolata, rimanendo imbattuto e vincendo 18 gare su 25, con una media di due gol segnati a partita e uno subito ogni due incontri. Alla fine del 2011 la società si è attivata per un progetto di beneficenza a favore delle vittime del terremoto avvenuto a Wan, Kurdistan, il 6 novembre 2011. Ora, però, è impegnata soprattutto a sostenere la popolazione curda del Rojava e la tenace resistenza della città di Kobane contro l’ISIS al confine tra Turchia e Siria. Le attività a favore dei Curdi del Rojava sono state, però, aspramente criticate dalla FEDERCALCIO svedese. Vengono interpretate come un tentativo di strumentalizzare lo sport a fini politici. Come se lo sport, in generale, non abbia sempre rappresentato un mezzo utilizzato dalla politica per far parlare di sé.

di Lorenzo Degrassi,

giornalista

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