Calcio e tifosi dalla parte dei Curdi

Spesso il pallone è uno strumento utile a capire processi sociali e politici: la Turchia contemporanea non fa eccezione. Tifoserie e squadre, negli ultimi mesi, hanno preso parte al conflitto in atto, dimostrando solidarietà e sostegno al popolo curdo.

Lorenzo Degrassi

La popolazione curda stanziata in Turchia ha ben altri grattacapi da risolvere rispetto a banali problemi di tipo sportivo. La lingua curda non viene riconosciuta da Ankara e l’esposizione delle bandiere curde e dei colori nazionali è considerata una minaccia all’integrità nazionale. Di conseguenza, è fortemente condannata. Negli ultimi mesi sono sorti dei dissapori tra la federazione calcistica turca e le squadre delle province curde, soprattutto a seguito del rinnovato interventismo nazionalistico contro i militanti curdi. Come conseguenza, si è assistito, anche all’interno degli stadi, ad una netta presa di posizione di tifosi e giocatori a sostegno della resistenza curda ed alla parallela politica sanzionatoria della federazione. Nello scorso mese di marzo, due giocatrici della squadra femminile Amedspor sono state penalizzate per aver esultato mostrando il segno della vittoria. È, invece, notizia di agosto il deferimento alla commissione disciplinare della Batman Petrolspor, squadra di terza categoria della città curda di Batman. Durante la prima di campionato, sul campo da gioco sono state liberate delle colombe bianche, a simboleggiare la volontà di pace a fronte di un incremento delle violenze nel Paese.
La federazione ha evidenziato la mancata autorizzazione per il gesto e la valenza politica dello stesso. Una trattazione a parte merita la città di Cizre, provincia di Sirnak, divenuta famosa nelle ultime settimane per gli scontri tra abitanti e militari turchi e per l’assedio della città ad opera dell’esercito turco. La cittadina curda, in numerose occasioni teatro di un aperto conflitto politico e militare con il Governo di Ankara, ha costituito un caso anche dal punto di vista calcistico. I tifosi del Cizrespor hanno identificato lo stadio come uno dei teatri di lotta. Oltre a numerosi scontri con le tifoserie avversarie provenienti da città turche, è esemplificativo che, nel dicembre scorso, per paura di disordini lo stadio sia stato chiuso ai tifosi locali. Questi ultimi hanno seguito la partita dalla cima di un palazzo. Successivamente, si sono scontrati con la polizia all’uscita dello stadio. Parallelamente, dopo aver assunto un ruolo di primo piano come antagonisti alle politiche governative durante le proteste di Gezi Park, anche alcuni gruppi ultras turchi si sono schierati a favore dei Curdi. Subito dopo il massacro di Suruc, gli ultras di Fenerbache (Genc Fenerliner), Galatasaray (UltrAslan) e Besiktas (Carsi) hanno redatto un comunicato unitario nel quale condannavano la violenza avvenuta nella cittadina curda. Nei mesi precedenti, invece, i tifosi del Galatasaray avevano espresso la loro vicinanza al popolo curdo. Durante la partita con l’Amedspor (dicembre 2014), i tifosi del club di Istanbul hanno esposto uno striscione che recitava “Vi amiamo, amiamo colui che vi ama più di tutti”. Il riferimento era ad Abdullah Ocalan, padre spirituale del popolo curdo e, sulla base di sue passate dichiarazioni, tifoso del Galatasaray. È stato, inoltre, fischiato l’inno nazionale che apre ogni partita di campionato. Per quanto sembri di secondo piano rispetto agli eventi che stanno interessando l’area mediorientale, il calcio potrebbe essere utilizzato come un sistema alternativo per comprendere le politiche poste in essere da Ankara in Kurdistan ed osservare le conseguenti reazioni della popolazione curda.

di Lorenzo Degrassi,

giornalista

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