Coscienza, religione e partecipazione

Nell’egemonia del controllo economico e monetario, i minori rischiano di diventare l’ennesimo oggetto del potere e di non assurgere allo status di soggetti di diritto. Per evitare tale rischio, alto e reale, l’Italia necessita di cambiamenti strutturali in ambito politico, sociale, istituzionale e culturale. A mancare è, soprattutto, la presenza di strategie di ascolto, tutela ed incentivo alla partecipazione dei minori nella procedura di formazione delle leggi che li riguardano. A tale mancanza si aggiunge una debolezza strutturale del sistema scolastico nell’affrontare le sfide poste dalla multiculturalità. Basti pensare alla percentuale sempre crescente di alunni di nazionalità e religione differenti associata all’alternativa all’insegnamento della religione cattolica, rappresentata esclusivamente dallo “studio” o da una qualsiasi altra attività individuale. E’ necessario pensare a strumenti più efficaci per consentire l’effettiva partecipazione dei minori allo sviluppo dei temi connessi ai loro diritti.

I minori non vengono riconosciuti quali «categoria» di cittadini da consultare, né vengono considerati «diritti» la loro partecipazione attiva e l’ascolto delle loro opinioni. Diventano, in misura sempre maggiore, elementi residuali nelle politiche locali e nazionali. L’Italia dovrebbe perseguire l’attuazione del diritto del minore alla libertà di pensiero, coscienza e religione. La Convenzione sui diritti dell’Infanzia specifica, all’articolo 14, che i Paesi sottoscrittori, fra i quali l’Italia, debbano rispettare il diritto del fanciullo alla libertà di pensiero, coscienza e religione, unitamente al diritto ed al dovere di genitori e tutori legali di guidare il fanciullo nell’esercizio dei medesimi diritti in maniera coerente allo sviluppo delle sue capacità. E’, inoltre, fondamentale sottolineare come l’art. 2 della Costituzione salvaguardi il riconoscimento e la garanzia dei diritti inalienabili dell’uomo, quale quello del minore alla formazione della coscienza, come singolo e nelle formazioni sociali in cui si sviluppa la sua personalità (dunque, in primis, nella famiglia).

In questo scenario, la famiglia e la scuola rappresentano gli ambiti nei quali i bambini muovono i primi passi da cittadini del domani. Per questo motivo, il rispetto di ogni religione, cultura e pensiero appare fondamentale. Proprio l’istituzione educativa svolge un ruolo insostituibile nella tutela dell’indipendenza e nella creatività delle idee dei più piccoli. Sebbene non si possa ritenere inadeguata la struttura dell’insegnamento della religione nella scuola italiana, talvolta l’opzione facoltativa non si è rivelata sufficientemente efficace. Proprio il Comitato delle Nazioni Unite, all’interno di un documento conclusivo del 2011, ha osservato alcuni limiti del nostro Paese. Nello specifico, tale struttura ha richiesto all’Italia di intensificare maggiormente gli sforzi per garantire l’effettivo carattere facoltativo dell’istruzione religiosa e consentire che tutti i genitori siano pienamente consapevoli proprio della sua natura facoltativa, rendendo disponibili le informazioni nelle lingue straniere più diffuse. Ha poi raccomandato di studiare, identificare e documentare le migliori prassi riguardanti le alternative all’istruzione religiosa cattolica e, in base ai risultati ottenuti, esaminare le alternative didattiche da offrire nell’ambito dei curricula nazionali.

Concludendo, si evince la necessità di una maggiore tutela dello sviluppo delle scelte individuali di ogni singolo minore. Va evitata la formazione di opinioni e pensieri controllati e dettati dalla società attuale ristabilendo il valore inestimabile dell’immaginazione e della “libertà di essere liberi” che solo i più piccoli possiedono.

Mohamed Maalel, collaboratore di SocialNews

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Mohamed Maalel

Metà pugliese, metà tunisino. Classe 1993, studia Scienze della Comunicazione presso l’Università degli studi di Bari. Blogger, divoratore seriale di libri ha cercato sempre di tenersi le mani ed il cervello occupati diplomandosi in un alberghiero, acquisendo un B2 in inglese presso il Trinity College di Londra nel 2011 e partecipando ad un progetto formativo che l’ha portato due mesi a Dublino, la terra delle grandi opportunità per i piccoli sognatori . Ed è proprio a Dublino che l’amore per la scrittura ed il giornalismo è maturato, grazie alla collaborazione con il giornale italo-irlandese “Italia Stampa”. Dalla madre italiana ha imparato il significato dei sacrifici, dal padre tunisino che la guerra è puro nutrimento spinto da interessi altrui. 

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