L’espansionismo di Putin e la nuova Guerra Fredda

di Massimiliano Fanni Canelles

Newport, Galles, inizi di settembre. Un periodo tutt’altro che sonnolento. Un gruppo di grandi leader, eleganti e con l’espressione delle grandi occasioni, si abbraccia, si saluta, chiacchiera. Quasi un’istantanea di altri tempi, di quando il mondo era spezzato in due e non potevi avere dubbi su quale parte sostenere.
La metà del secolo breve, che ha visto contrapposte due giunoniche alleanze e costruito una cortina di ferro tra Trieste e Stettino, sembra echeggiare nella contemporaneità. Era il 1949 quando i principali Paesi europei e gli Stati Uniti decisero di apporre un sigillo sulla loro alleanza fondando la NATO, un’organizzazione internazionale di collaborazione difensiva. Il Patto Atlantico è nato quale risposta concreta al timore che, per l’URSS di Stalin, i confini stabiliti a Yalta non fossero sufficienti.
Si rendeva, pertanto, necessaria un’alleanza militare che fornisse una adeguata protezione in caso di attacco. La risposta dell’Unione Sovietica tardò solamente di qualche anno: Kruscev, nel frattempo succeduto a Stalin, elaborò e promosse un controtrattato nel 1955. Nacque così il Patto di Varsavia, che rafforzò i rapporti dell’URSS con Albania, Bulgaria, Cecoslovacchia, Polonia, Romania, Ungheria, e Germania Est (ad una sola settimana dall’ingresso della Germania Ovest nella NATO). Fortunatamente, non si arrivò mai ad uno scontro diretto tra i due schieramenti, ma i rapporti si mantennero tesi fino allo sfaldamento del Patto di Varsavia ad opera di Gorbacev al tempo della caduta del Muro.
Venuto a mancare il nemico storico, negli anni ’90 anche la NATO ha attraversato un periodo di crisi. Gli interventi militari nei Balcani durante i conflitti divampati nell’ex-Jugoslavia hanno fornito all’Alleanza dei pretesti, più che delle vere e proprie occasioni, per ripensare la propria identità. L’occasione, invece, è stata, forse, fornita da un altro leader “sovietico”, il quale, da anni, ormai, concentra i suoi sforzi per riportare in auge la Grande Madre Russia nell’olimpo delle potenze mondiali.
Con la sua politica aggressivamente espansionistica, Vladimir Putin sembra aver ridato linfa vitale ad un’Alleanza in cerca di se stessa. La questione ucraina, al centro del meeting di Newport di cui all’inizio, sembra riportarci indietro ad un clima pre-caduta del Muro di Berlino, fatto di blocchi e tensioni. In questa situazione, per la nostra sicurezza, la NATO appare quanto mai necessaria. La stessa Organizzazione che, negli ultimi vent’anni, ha aperto le porte a buona parte delle Repubbliche appartenenti, in passato, all’orbita sovietica: Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia sono state le prime, seguite da Slovacchia, Romania, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania e Albania. Queste Nazioni fanno ora parte della grande alleanza difensiva euro-statunitense, per la quale torna d’attualità il tema della protezione delle proprie frontiere, oggi allargate. Proprio questi Paesi sono quelli più a rischio. Diverse fonti NATO hanno, infatti, dichiarato che il principale timore è che l’Ucraina non sia che il primo Paese interessato dal rigenerato vigore russo, la cui ingerenza in Siria, per esempio, influenza tuttora il destino del Paese mediorientale. Piccole sommosse e “uomini verdi” (soldati russi senza uniforme) sono stati rilevati nelle Repubbliche baltiche, nonostante i segnali positivi diretti all’Unione Europea dei Governi di Tallinn, Vilnius e Riga. Nel frattempo, Putin ha ribadito la sua intenzione di rafforzare i legami del suo Paese con la Cina, con l’obiettivo di garantire “la sicurezza e la stabilità del mondo”. Non appena il confine ad Ovest sembra in dubbio, ecco la naturale tendenza del leader russo a spostarsi ad Est, fortificando i confini, non solo sul breve periodo. Appare, comunque, chiaro che Pechino assurgerà sempre più al ruolo di fondamentale interlocutore, economico e strategico. Una sfida non solo per l’alleato russo, ma anche per il fronte contrapposto.
Il grande attore nordatlantico si trova adesso di fronte ad un’importante prova di maturità: insieme ad un nemico, ha ritrovato anche una ragione per esistere. Ma le condizioni circostanti sono mutate: non esiste più non solo il Patto di Varsavia, ma nemmeno l’Unione Sovietica misteriosa ed inaccessibile. Con le sue contraddizioni ed i suoi punti di forza, oggi la Russia è più vicina che mai. Proprio per questo motivo, per noi Europei, conoscerla meglio per comprenderla a fondo diventa molto più che una necessità.

Massimiliano Fanni Canelles

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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