Record di navigazione del Danubio. Intervista a Giuseppe Rapisarda

di Michela Arnò @MhlArno

Attraverso 8 nazioni e 2500 km, Giuseppe Rapisarda, grande viaggiatore, conquista il record italiano nell’ambito del Tour internazionale di navigazione del Danubio in kayak.

Giuseppe RapisardaGiuseppe Rapisarda, siciliano di Belpasso (Catania), ha cominciato a viaggiare liberamente 10 anni fa dopo aver appeso la cravatta al chiodo. Dall’area manager di una multinazionale farmaceutica, è passato ad aerei, treni, navi ed ogni altro possibile mezzo di viaggio, arrivando a visitare 70 paesi in quasi tutti i continenti («non sono mai stato in Australia» – precisa), addentrandosi dentro luoghi impervi e avventurosi, e venendo a contatto con le popolazioni e le culture più variegate.

Lo scorso 18 giugno è partito per una nuova avventura, un viaggio che, allo spirito sportivo, ha unito diversi propositi: pacifisti, ecologici, scientifici, umanitari, sociologici, promozionali delle eccellenze del nostro territorio. Da Ingolstadt (Germania) fino a Sfant Gheorghe (Mar Nero – Romania), Giuseppe ha conquistato il record italiano di navigazione di Traversata Internazionale del Danubio in kayak: 2500 i chilometri percorsi; 65 i giorni impiegati, più altri 12 giorni dedicati alle pubbliche relazioni; 8 le nazioni attraversate; 21 dighe/sbarramenti attraversati; zero cadute in acqua.

“Perché ogni vero viaggio presuppone la disponibilità ad accettare l’imprevisto, qualunque esso sia, anche quello di non sapere più di preciso chi si era prima di partire. (cit. Simona Vinci, Nel bianco)”

Il 18 giugno sei partito per intraprendere la navigazione del Danubio in kayak. Come è andata?
traversata internazionale de danubio
«E’ andata meglio di come prevedevo. Non essendo un canoista, è normale che avessi alcuni timori reverenziali per il grande fiume. Diverse persone con cui avevo parlato di questo mio progetto avevano fatto del terrorismo psicologico, e hanno cercato di scoraggiarmi in tutti i modi, esaltando la pericolosità di questo fiume. Man mano ho preso confidenza con questo fiume e tutto è diventato più facile».

Quali esperienze ti ha regalato questa avventura?
«Diverse esperienze:

Mi ha dato modo di conoscere tutto il corso del fiume, il modo in cui viene utilizzato nei diversi paesi che attraversa. In Germania ed in Austria, il fiume è totalmente controllato, ingabbiato nelle varie chiuse, con gli argini ben tenuti, accanto ai quali passa la ciclovia, che attira grandi folle di escursionisti. Man mano che ci si sposta verso est, il fiume è sempre meno curato, i servizi per i turisti diminuiscono, le indicazioni delle distanze diventano meno visibili, gli argini non ripuliti da cespugli ed arbusti. Si arriva nell’ultima parte, quella bulgaro-rumena, in cui gli argini sono allo stato naturale ed i servizi per i turisti quasi inesistenti.
Ho avuto modo di visitare le zone dell’ex Jugoslavia in cui una ventina di anni fa c’è stata la guerra. Ho visto i fori dei proiettili sulle pareti delle case, ho visto i ponti abbattuti dai bombardamenti. Ho visto come sono rinate a nuova vita, le città martoriate dalla guerra.
Ho incontrato altri colleghi pacifisti ed ho seminato affinché anche in Serbia possa nascere l’associazione pacifista di cui faccio parte da diversi anni.
Ho visto le variazioni climatiche lungo il corso del fiume.
Ho incontrato canoisti di circa 15 nazioni diverse.
Ho avuto modo di vedere, da una posizione privilegiata, dove il Danubio entra nei Carpazi.
Ho attraversato 8 nazioni e 4 capitali europee. Diversi tratti del Danubio che ho attraversato sono stati dichiarati dall’Unesco patrimonio dell’umanità.
Vedendo le altre nazioni europee, mi sono ulteriormente reso conto della ricchezza culturale dell’Italia e del suo inestimabile patrimonio artistico.
Nei supermercati ho visto dei prodotti alimentari che spacciano per tipici italiani, ma tutto sono, tranne che italiani. Sempre a proposito di cibo, ho visto come le altre nazioni europee siano distanti anni luce dall’eccellenza enogastronomica dell’Italia.
Non dimenticando che ho pagaiato per più di 2500 km, questo viaggio mi ha accostato al mondo della canoa turistica.»

Il tuo viaggio non è stato, però, solo sport. Hai collaborato con enti e associazioni, pace rapsardasupportando diverse cause. Quali obiettivi sociali/pacifisti hai raggiunto?
«Dei vari obiettivi che mi ero proposto, solo quello sportivo avventuristico dipendeva soltanto da me, tutti gli altri per essere realizzati, necessitavano della collaborazione di altre persone/istituzioni. La maggior parte delle volte questa collaborazione non è arrivata, pur tuttavia ho provato a portare avanti l’obiettivo pacifista. Sono anche stato nella sede delle Nazioni Unite di Vienna, dove la mia associazione pacifista ha una sua rappresentanza. Ho divulgato la conoscenza della mia associazione pacifista. A Linz e a Vienna ho partecipato ad alcuni incontri pubblici di pacifisti. Ho ricordato alle varie delegazioni locali quali traguardi pacifisti ha raggiunto l’Europa, in cui si passa da una nazione all’altra senza che ci si rende conto di aver passato un’inesistente frontiera. Appena qualche decennio fa, tutto questo era impensabile. Come dicevo prima, sempre a proposito di pacifismo, ho seminato affinché anche in Serbia possa nascere una rappresentanza di Servas.
Ho supportato e divulgato la causa ecologista di “Salvati Rosia Montana”.
A chi mi rivolgeva dei complimenti per la mia impresa, ho ricordato che i veri eroi, sono quelli che combattono quotidianamente contro pesanti malattie, tra queste il cancro. Tra i patrocini gratuiti ho anche quello della L.I.LT.»

Hai avuto il supporto di alcune associazioni e comuni esteri, mentre è mancato il patrocinio del tuo comune e di altre istituzioni italiane. Sei rimasto deluso?
«Anche senza il patrocinio gratuito del mio comune e di altre istituzioni italiane, ho comunque portato a termine la mia impresa ed ottenuto il record italiano di percorrenza del Tour Internazionale del Danubio.
Più che deluso sono rimasto amareggiato e sconcertato. Ho visto andare in scena quella Sicilia che è descritta nei romanzi di Leonardo Sciascia. Non concedendomi il patrocinio gratuito ed altre forme di collaborazioni, i nostri amministratori non hanno fatto un torto a me, ma all’intera comunità che dovrebbero rappresentare e sviluppare. Hanno buttato via l’opportunità di promuovere e far conoscere gratuitamente le eccellenze del nostro territorio in ben 8 nazioni straniere. Viceversa avrebbero potuto affidarmi del materiale promozionale ed una lettera d’amicizia da consegnare alle 65 delegazioni estere incontrate. Le ricordo che, oltre ad aver visitato ben 70 nazioni straniere, da più 20 mi occupo di promozione e vendita di prodotti, servizi, progetti, quindi più che qualificato per fare promozione alle eccellenze del nostro territorio.»

Hai in programma altri progetti di viaggio nel tuo futuro?
«Ovviamente si, e pure tanti. Non so ancora a quali mete darò priorità. Di certo ci saranno ancora delle lunghe traversate, una di queste comprenderà ben 3 continenti e tante tante avventure.»

Foto, video, itinerario e quant’altro sono consultabili nel blog dedicato a quest’impresa www.pipporapisarda.wordpress.com.

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“Un viaggio di sport, avventura e pace. Intervista a Giuseppe Rapisarda”
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