Elezioni dal sapore di referendum

di Massimiliano Fanni Canelles

Le elezioni europee del prossimo maggio rappresentano un appuntamento critico per il futuro dell’Unione Europea per come abbiamo imparato a conoscerla in questi anni. Un’entità internazionale caratterizzata da una forte tensione solidale e dall’impulso all’innovazione dei valori democratici. Nessun’altra organizzazione sovranazionale prevede alla sua base un Trattato come quello di Lisbona, ma, soprattutto, nessuna ha mai imbastito un “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa”, un unicum con l’obiettivo di rafforzare l’Unione nonostante la presenza di Stati sovrani distinti. L’opposizione, tramite referendum, alla ratifica del Trattato da parte dei cittadini francesi e dei Paesi Bassi ha portato all’abbandono del progetto, un segnale eloquente dello scetticismo di una parte dei cittadini e delle élites politiche nei confronti dell’Unione. Tuttavia, mai come in questo momento i successi di oltre mezzo secolo di integrazione sono posti sotto pressione dall’acuirsi di sentimenti anti-europei, espressi in maniera trasversale in tutti gli Stati membri.
Slogan contrari alla moneta unica, forti critiche alla gestione economica, aspirazioni egemoni di alcune Nazioni a discapito di altre trovano spazio nelle piattaforme programmatiche di molti partiti, come gli italiani MoVimento Cinque Stelle e Lega Nord, e anche nelle parole di alcuni esponenti di Forza Italia, fino a diversi esempi internazionali. La retorica euro-scettica, infatti, conta tra i suoi estimatori il Front National, partito ultra-conservatore di Marine Le Pen, l’austriaco Partito della Libertà, lo United Kingdom Indipendence Party nella storicamente euroscettica Gran Bretagna, l’Unione di Centro in Svizzera, la versione olandese del Partito della Libertà, il Danish People Party, il Finnis Party. Un ampio fronte che va via via compattandosi man mano che si avvicina il momento di recarsi alle urne e che vede nella “Giovanna d’Arco” del XXI secolo un leader naturale. Le elezioni, quindi, potrebbero configurarsi come un vero e proprio referendum sull’Europa, sul cui destino hanno pesato, da un lato, la crisi economica, dall’altro la percezione di un immobilismo condizionato dalle difficoltà e dai compromessi necessari tra gli Stati.
Eppure, il Parlamento Europeo rappresenta un’eccezione virtuosa fra le istituzioni internazionali, costituisce un esempio positivo di applicazione dell’ideale democratico anche al di là dei confini nazionali, è unico tra gli organi legislativi sovranazionali nella rappresentanza. Sebbene i suoi poteri siano, sul piano concreto, spesso ridimensionati dall’eccedenza di compiti riservati soprattutto alla Commissione Europea e, negli ultimi anni, alla Banca Centrale, il Parlamento assume un ruolo simbolico essenziale ed è baluardo degli ideali che permeano l’intera esperienza europea.
Integrazione, solidarietà, dialogo e Democrazia sono, infatti, tra i valori che hanno guidato e ancora oggi guidano intimamente il percorso verso un’Europa unita e pacifica. Inoltre, esercitare il proprio diritto di voto è uno degli elementi fondanti della cittadinanza europea. Per questo le consultazioni di maggio sono importanti. Sarebbe particolarmente costruttivo aprire un dibattito su questo voto, in modo da poterlo interpretare come un esercizio di responsabilità. È doverosa una riflessione su questa Europa unita, sempre più parte integrante, volenti o nolenti, della nostra vita pubblica, ma non solo. Le elezioni per il Parlamento Europeo non dovrebbero, quindi, diventare una semplice occasione per i partiti di casa per confrontarsi sull’agenda politica interna, ma rappresentare un’occasione per tutti. L’Europa è parte della nostra vita. Perché, dunque, non approfittare di questa occasione per richiamare alla mente i vantaggi empirici dell’integrazione, sperimentabili nella nostra vita quotidiana (dall’Erasmus alla possibilità di varcare i confini nazionali senza dover più fermarsi alle dogane o cambiare la moneta), quali siano i limiti, come poterli migliorare o implementare? Questo dovrebbe essere il cuore della motivazione che ci porterà alle urne il prossimo maggio. Dipende esclusivamente da noi. Individui, cittadini, Europei.

Massimiliano Fanni Canelles

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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