L’Europa che verrà

Marco Scurria

Per preparare realmente le nuove classi politiche, al di là dei propri partiti di appartenenza, è auspicabile ripartire da un confronto serio e costruttivo, all’interno dell’Unione, tra coloro che concorsero a crearla.

L’allargamento della UE ed il processo di europeizzazione dell’intero continente costituiscono una priorità da perseguire con coraggio, offrendo risposte effettive ai tanti uomini ed alle tante donne che sanno di essere legati da una storia comune e che sperano in un destino di unità e solidarietà. Ciò richiede, però, un fattivo ripensamento delle strutture istituzionali dell’Unione, tale da adeguarle alle nuove esigenze e da sollecitare, al tempo stesso, l’identificazione di un nuovo ordinamento nel quale siano resi comprensibili gli obiettivi della Costituzione Europea e le competenze ed i valori sui quali essa deve basarsi.
La Democrazia è un meccanismo attraverso il quale il popolo esprime con il voto i propri rappresentanti al Governo. Più il meccanismo democratico assicura l’effettiva partecipazione del popolo alle decisioni della comunità, più alto sarà il contatto democratico tra popolo e governanti. Più il potere è mediato da uno strato di rappresentanti, più la Democrazia è rarefatta e maggiore sarà il tasso oligarchico presente nelle istituzioni che sfuggono al controllo popolare.
Al momento, in Europa, l’unico organo capace di esprimere la piena volontà dei popoli è il Parlamento, il quale, però, non possiede poteri esclusivi. Le sue funzioni di produzione legislativa sono, infatti, esercitate in concorrenza con il Consiglio dell’Unione Europea, organo non eletto, ma di rappresentanza degli Stati membri.
Malauguratamente, assistiamo ad un panorama sempre più chiaro e desolante che accomuna tutto lo scenario europeo: la perdita di sovranità e potere decisionale da parte dei popoli. Questo scenario è ben evidente anche in Italia, sempre più orientata verso i diktat orchestrati da una nuova élite direzionale che ben poco assomiglia ad un’espressione della volontà e della rappresentatività popolare.
Dobbiamo renderci conto che l’Europa ha condizionato e condizionerà le nostre vite molto più di quanto pensiamo: dalle etichette sui prodotti alimentari, alla regolamentazione delle procedure commerciali tra Stati, dalla possibilità per persone e merci di circolare agevolmente all’interno dei confini europei, fino ad arrivare alla possibilità di accedere a fondi per realizzare progetti o importanti iniziative. E, per preparare realmente le nuove classi politiche, al di là dei propri partiti di appartenenza, è auspicabile ripartire da un confronto serio e costruttivo, all’interno dell’Unione, tra coloro che concorsero a crearla.
Immagino, ad esempio, un’Europa nella quale Nazioni sovrane siano ancora in grado di scegliere il proprio destino e nelle quali i cittadini non siano semplicemente carne da macello di una tecnocrazia autoritaria e di una finanza famelica, ma soggetti attivi dei processi decisionali. In questi anni, purtroppo, abbiamo ceduto pezzi della nostra sovranità senza che questo fosse compensato da Istituzioni legittime e trasparenti. Una delle ragioni profonde della crisi attuale risiede proprio nella scarsa lungimiranza dei Governi nazionali e nell’assenza di statisti idonei quali furono i Padri fondatori. All’attuale mancanza di solidi fondamenti politico-culturali si può rispondere soltanto con un paziente lavoro di ricostruzione finalizzato a suscitare nuovi “visionari”. Uomini e donne capaci di guardare la storia del domani e, partendo da questa, capaci di offrire soluzioni concrete ai problemi di oggi.

Marco Scurria
Deputato al Parlamento Europeo
Membro della Commissione Cultura

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