Un argine all’azzardo

Renato Balduzzi

È nei momenti di crisi che si pongono le basi per la ripresa. È ora di far nostro questo insegnamento.

“Se seguissi l’istinto direi proibiamo. Ma proibire non è mai la soluzione. Nemmeno quando si tratta di dire basta al gioco d’azzardo”. Il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, sono giorni che riflette sul tema, che si interroga sui numeri dell’emergenza, che analizza il fenomeno. E ora spiega la volontà sua e del Governo guidato da Mario Monti di mettere sul serio la testa sul problema. “La strada maestra è regolamentare la materia e l’esecutivo è pronto a muoversi. Ho parlato a lungo con il Ministro dell’Interno, con quello dello Sviluppo economico, ho sentito anche il Presidente del Consiglio…Beh, in tutti c’è la stessa determinazione, la stessa volontà di correggere certe storture, certe anomalie. Certo, serve equilibrio, serve cautela, ma la volontà di intervenire per dare un assetto sano al settore del gioco è fuori discussione. La prego, lo scriva: è fuori discussione”. Parliamo al telefono con Renato Balduzzi per quasi un’ora e sono due gli elementi forti che prendono forma dietro i suoi ragionamenti. Il primo: la ludopatia sarà presto, prestissimo, considerata a tutti gli effetti una malattia. “Negli Stati Uniti è così da trent’anni, in Italia ancora no”, ci spiega, facendoci capire chiaramente il senso della svolta. Il secondo: sulla pubblicità si cambia, si gira pagina. “I tecnici del Ministero dell’Economia – spiega Balduzzi – stanno già lavorando. Perché certe cose non ci sono piaciute, perché non vogliamo più vedere uno spot dove si dice che chi non gioca è un bacchettone. Perché proibire no, ma nemmeno spingere al gioco in questo modo”.

Ministro, che ha in testa?
Ho i testa i rischi che corrono i nostri ragazzi. Bisogna dire loro che giocare è pericoloso, che il gioco rischia di diventare una malattia, che così ci si rovina, ci si massacra. Nel Governo c’è una preoccupazione reale corale e siamo tutti pronti a pretendere rigore. Nelle scelte e nelle parole. Ripeto, la strada non è proibire, è regolamentare. Perché serve serietà. Perché bisogna dire che i divieti assoluti rischiano sempre di provocare l’effetto opposto, di accendere i riflettori sul gioco, di creare ancora più attenzione. Ma detto questo così non si va avanti e la svolta sarà chiara: la persona sarà rispettata e i minori protetti non ‘sfregiati’ con spot che raccontano che una ‘vincita può cambiarti la vita’. Questi non ci dovranno essere più. E chi non si adeguerà perderà la concessione.

La notizia appena uscita che 10mila posti di lavoro nelle scuole saranno parzialmente finanziati con i proventi del gioco non la fa pensare?
Mi fa pensare e mi rattrista. Ma che si fa? Si decide di non mettere le imposte sul gioco? Giocherebbero di più e non avremmo vantaggi positivi. Vede, tutto è terribilmente complicato: lo Stato può disincentivare e incentivare la buona amministrazione. E le assicuro: non sarà poco.

Che cosa significa buona amministrazione?
Significa che i sindaci che vogliono contrastare il fenomeno vanno aiutati. Servono strumenti normativi? Beh, glieli daremo. Perché se la loro battaglia è impedire il moltiplicarsi di sale giochi vicino a scuole e parrocchie, il Governo sarà al loro fianco. Non possiamo stare a guardare mentre videopoker, slot machine e sale scommesse rischiano di stravolgere la vita delle comunità.

Ministro, i minori non dovrebbero giocare, eppure giocano…e il Governo non nega le concessioni.
L’attenzione c’è già, ma la sfida al gioco d’azzardo sarà forte come è forte quella all’evasione. L’impegno di contrasto c’era, ma ora c’è di più. Vogliamo intensificare i controlli e, parallelamente, far crescere una consapevolezza che – ammettiamolo – comincia a farsi largo. La Conferenza episcopale ha detto parole forti, il cardinale Angelo Bagnasco ha messo l’emergenza sotto i riflettori e anche il Ministro Andrea Riccardi si è speso in maniera impegnativa.
Sono stati passi importanti e ora la collaborazione tra Stato, società e Chiesa può mostrare tutta la sua luminosità e tutta la sua vitalità aiutando tanti ragazzi e tanta povera gente a sviluppare un progetto di vita piena che non si perda dietro questi sogni di evasione senza futuro e senza speranza.

Veniamo al suo Ministero, la Salute. La ludopatia sarà davvero considerata una malattia?
Sì, sarà una malattia. Qui in Italia abbiamo tardato ad acquisire questa consapevolezza culturale, ma ora anche su questo si volterà pagina. Nelle prossime settimane si rivisiteranno i livelli essenziali di assistenza e la ludopatia sarà inserita nell’elenco delle patologie. Sarà una decisione nazionale che verrà presa d’intesa con il sistema delle Regioni e poi si concretizzerà con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Che cosa cambia?
Tutto. Ci sarà una prevenzione, un’assistenza, verranno rafforzati i servizi nelle Asl…Insomma, una svolta concreta.

Ministro, in che tempi vedremo i risultati?
Non partiamo da zero, è da tempo che ci confrontiamo su questa emergenza. E da subito – me lo faccia ripetere – c’è stata assoluta disponibilità da parte di tutti i dicasteri interessati. C’è stato e c’è ancora in queste ore un confronto largo perché ogni iniziativa ha bisogno di un confronto preventivo e di un sì collegiale del Governo che, eventualmente, possa sfociare in strumenti normativi adeguati.

Monti avrà coraggio di sfidare l’impopolarità e di anteporre il bene della società alle esigenze di cassa?
Questo Governo ha dimostrato coraggio e continuerà a farlo. Ma rimanendo dentro i confini della legalità costituzionale. Insomma, useremo la mano ferma contro il gioco d’azzardo, ma senza mai dimenticare che nella Costituzione si coniugano diritti e doveri. Noi vogliamo questo: coniugare la solidarietà al rispetto delle libertà. Lo Stato non può diventare uno Stato etico, ma le sue leggi possono far capire dove sta il valore e dove il disvalore. E così aiutare a comprendere che certe scelte spingono solo sul fondo.

Intervista di Arturo Celletti
autorizzazione da Avvenire del 7 marzo 2012

Renato Balduzzi
Ministro della Salute
Professore Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università
Cattolica del Sacro Cuore

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