Cittadini privi di voto

Massimiliano Arena

Numerosi disegni di riforma della giustizia minorile non riescono ancora a vedere la luce. Resta l’importanza del processo penale minorile, introdotto nel nostro ordinamento nel 1988.

Se il sistema Giustizia in Italia è ormai al collasso, la giustizia minorile è giunta al punto in cui deve decidere se rimanere adolescente o divenire adulta. Giacciono, infatti, in Parlamento, alcuni progetti ed alcuni disegni di legge tesi a provocare scossoni di non poco rilievo alla giustizia minorile, specie sul versante civilistico.
Nessuno di questi disegni di legge riesce a vedere la luce sostanzialmente per due ragioni: la prima, con buona pace di tutti, è che la giustizia minorile viene ancora considerata – purtroppo ed a torto – una giustizia di lega inferiore, non meritevole dell’adeguata considerazione. Si commette, in questo modo, un grave errore: con la sola novella del 2006 sull’affido condiviso, i tribunali per i minorenni hanno visto aumentare il proprio carico di lavoro in maniera esponenziale, dovendo destinare gran parte delle proprie risorse alla risoluzione delle così dette separazioni di fatto, le separazioni tra genitori non coniugati con rito civile o religioso. La seconda è che gli utenti della giustizia minorile sono cittadini privi di diritto di voto. Ergo, la politica non considera un’esigenza primaria quella di dedicare attenzione a fasce di popolazione che non spostano voti.
Di sicuro, non è possibile buttare a mare un bagaglio culturale – prima ancora che giuridico – per mere esigenze di bilancio. Da qui mi preme sottolineare come mai sarebbe auspicabile eliminare il processo penale minorile, così come introdotto nel nostro ordinamento nel 1988. Si tratta di una disciplina tra le più apprezzate nel panorama giuridico internazionale, sia per la varietà degli istituti, sia per lo spirito che ne ha animato la genesi. Pare che, almeno su questo versante, il legislatore non sia né cieco, né sordo, forse anche perché parte della magistratura ordinaria non manifesta davvero l’intenzione di abbracciare le pendenze penali ed interfacciarsi con un sistema di giustizia che richiede al giudice togato di essere un regista e non l’attore principale.
Sul versante civilistico, invece, la situazione appare subito più difficile. Sono due le linee di pensiero che intendono tentare di sbrogliare la matassa: la prima richiede che siano incardinate in capo al tribunale per i minorenni le sole cause inerenti potestà genitoriale e minori stranieri. Gli altri procedimenti passerebbero alle sezioni specializzate per la persona e la famiglia, che dovrebbero essere istituite all’interno di ogni singolo tribunale ordinario. Con questa soluzione, un vantaggio enorme sarebbe quello di portare le sedi giudiziarie minorili molto più prossime all’utenza. Si pensi solo che alcune regioni devono accontentarsi di un solo tribunale per i minorenni (Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, per esempio). Lo svantaggio sarebbe quello di perdere il bagaglio di esperienze accumulato. Non è poi ancora chiara la funzione che gli esperti laici, meglio noti come giudici onorari, dovrebbero svolgere in siffatto nuovo quadro organizzativo. Si tratta di tutta quella fetta di esperti (assistenti sociali, psicologi, psichiatri, criminologi, educatori, docenti universitari, avvocati) che portano in dote nelle aule minorili un taglio interdisciplinare e più completo. La seconda linea di pensiero vorrebbe invece giungere alla creazione di un tribunale della persona e della famiglia, su base distrettuale (in pratica, la stessa geografia giudiziaria minorile attuale, ovvero una sede per ogni capoluogo di corte d’appello). In questo secondo caso, non è ancora chiara la competenza.
Per quanto mi riguarda, fatta salva la sacralità del processo penale minorile, che considero ben fatto e solo leggermente migliorabile, ho a cuore due esigenze: da una parte, le aspettative di quella fetta di popolazione che avrebbe diritto ad una giustizia minorile meglio distribuita sul territorio. Ma so bene che la mia idea cozza tremendamente contro la politica attuale di accorpamento delle sedi giudiziarie. Dall’altra, la premura di mantenere, nei collegi giudicanti, la preziosa presenza dei membri laici, i quali hanno davvero apportato un valore aggiunto al processo penale minorile in tutte le sue sfumature.

Massimiliano Arena
Avvocato, Direttore della Rivista di Diritto Minorile

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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