Immagini distorte

Ho deciso di spegnere la TV ogni volta in cui una donna viene rappresentata indegnamente. Questo è il primo passo necessario per disintossicarsi da una percezione falsa e poco rappresentativa di un contesto femminile sociale ben più ampio e variegato ed iniziare ad agire ed influenzare l’agenda mediatica.

Quando accendo la TV di ritorno da un viaggio all’estero, rimango sempre molto perplessa. Penso a quando abbiamo scelto di cadere in questa trappola mediatica. Come prima reazione, sono colpita dalla quantità di programmi vuoti di contenuti e ridotti a puro spettacolo più che a costruire criticità e consapevolezza negli individui. Credo ancora nell’importanza educativa della televisione, che oggi sembra non riconoscere ed aver dimenticato del tutto questa funzione primaria, seguendo ormai mere logiche di mercato e profitto. Poi, mi soffermo sull’immagine della donna, sulla rappresentazione del suo ruolo nella società, sulla descrizione e sulla narrazione dei ruoli di genere. E allora mi rendo conto che lo spettacolo è sempre lo stesso, se non peggiore. Credo che oggi, più che mai, non si possa far finta di niente. Come sono rappresentate le donne italiane nei mezzi di comunicazione di massa? Vengono delineati tutti i segmenti di popolazione femminile o solo una piccola parte? È necessario essere critici e consapevoli dello scenario svilente che ogni giorno invade le nostre case, le nostre menti, e condiziona le nostre percezioni. Cicli e ricicli d’immagini di donne stereotipate.

Una trasbordante quantità di giovani, incaricate di mostrare il loro lato più seducente ad ogni pausa pubblicitaria, invade la maggior parte delle trasmissioni televisive, condotte spesso da uomini. In alternativa, le ritroviamo in veste di conduttrici di programmi frivoli e chiassosi. Di sera come nelle prime ore del mattino, quando, ancora assonnati, beviamo un caffè caldo in pieno inverno, le vediamo già svettare in bikini mangiando frutta tropicale. A volte, penso siano un po’ fuori stagione. Arrivano, senza preavviso, le immagini preconfezionate del mercato mediatico. Donne rappresentate in balletti, più che in dibattiti, in programmi culinari e di gossip, più che in qualità di conduttrici di programmi d’interesse sociale, politico, educativo. Le vedo ogni giorno passare dalla preparazione di una torta ad un siparietto ammiccante, senza lasciare un’impronta forte nella realtà. Le confondo spesso nelle loro somiglianze, nei vistosi ritocchi. Quei visi nascondono espressioni reali, che solo parzialmente sopravvivono al bisturi. Comunicano, ormai, cosi poco. A volte sembrano trasparenti, queste donne alle quali non è consentita la spontaneità, anche solo una parola o un gesto autentico. Sembrano fisse negli schemi imposti. Nessuna libertà, nessuna emozione, se non indotta dal copione. Di loro sappiamo tutto ciò che il gossip vomita ogni giorno. Ma cosa pensano, e quale valore stanno producendo nella società attraverso i mass media, non viene loro richiesto. Spesso, vedo donne rappresentate come cornici e scenari, in silenzio, con un sorriso permanente impresso sul volto, o in qualità di ospiti di turno in trasmissioni basate sul racconto di amori e dissapori. Il pubblico dei mass media, in Italia, maschile quanto femminile, è ormai atavicamente abituato da più di una decade ad un menu ricco di corpi di donne in tutte le salse e per tutti i gusti. Cosa vogliono dirci queste donne che in televisione appaiono e scompaiono come dei sipari? Forse ci piacerebbe ascoltare e vedere una donna che conduce una trasmissione politica, economica o una delle cosiddette “hard news” (notizie forti) invece degli ormai noiosi pizzi e ricami (soft news). Perché non si rappresentano mai le donne reali? Le laureate, le donne in carriere, le mamme, le ragazze, le studentesse, le nonne, le immigrate, le disabili, le donne che non si riflettono nello specchio mediatico e quelle che, invece, tendono ad imitarlo.

Non sento ancora la loro voce. Sono sicura che hanno molte cose da dire, possono fornire una corretta rappresentazione della metà delle persone che vivono nell’Italia reale, le donne che ogni giorno combattono, non artefatte dal trucco pubblicitario o quelle ipnotizzate dall’illusione di una vita da piccolo schermo. Bisogna trovare un escamotage per uscire dall’ennesimo disastro causato dall’attuale classe politica circense, che condiziona, con il suo potere mediatico, un’intera società con una valanga di false rappresentazioni della realtà. È preoccupante ascoltare da ogni bambina, alla quale si chiede che lavoro vorrebbe fare da grande, che il sogno futuro è quello di diventare una cantante, una letterina o una politica. I sogni potrebbero divenire realtà. Che cosa abbiamo creato? Esistono numerose possibilità di scelta e le donne sono necessarie in tutti i settori del mercato lavorativo. E allora, scrollandoci di dosso questa distorsione della realtà femminile, si deve educare affinché le giovani menti non vengano condizionate nel loro processo di costruzione di un’identità personale la quale, altrimenti, diverrà ‘velinamente’ massificata. Ho deciso di spegnere la TV ogni volta in cui una donna viene rappresentata indegnamente. È il mio modo di assumere un’iniziativa, partendo da un gesto piccolo, ma significativo. Adesso è arrivato il momento di essere protagonisti. Questo è il primo passo necessario per disintossicarsi da una percezione falsa e poco rappresentativa di un contesto femminile sociale ben più ampio e variegato ed iniziare ad agire ed influenzare l’agenda mediatica. Che cosa succederebbe se spegnessimo le televisioni insieme, lo stesso giorno, come forma di protesta, facendo crollare a picco gli ascolti dei programmi che ledono la dignità delle donne?

Valeria Vilardo
Ricercatrice Donne&Media, GMMP 2010, WACC, Giornalista Freelance

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Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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