Il controllo del debito pubblico

Non è corretto scambiare la Costituzione per una specie di super-legge finanziaria. La Costituzione contiene già l’articolo 81, il quale prevede la necessaria copertura economica delle leggi. Lo si rispetti nella sostanza e si imposti la legge di bilancio senza i trucchi.

Costituzionalizzare il pareggio di bilancio, rendere incostituzionale il deficit, così come deciso dal Consiglio dei Ministri, è un errore culturale e tecnico, le cui conseguenze sono enormi e pericolose. Capisco bene quale ne sia la ragione: segnalare ai mercati ed alla Banca Centrale Europea, in maniera chiara e forte, che l’Italia intende veramente avviare il rientro dal debito, riducendolo nel tempo. Ed è giusto che così si faccia. Non è giusto, invece, scambiare la Costituzione per una specie di super-legge finanziaria. La cosa singolare è che alcuni Ministri, in modo non riservato, abbiano più volte lamentato il potere enorme in capo al collega che si occupa di economia. Con la scusa del bilancio – hanno affermato – decide tutto lui. Costituzionalizzando il pareggio si rende quel potere assoluto e, per giunta, lo si consegna in gran parte alla Ragioneria Generale dello Stato, un ufficio di cui il Ministro stesso è succube. Si potrebbe avocare la Ragioneria in seno alla Presidenza del Consiglio o spacchettare le competenze dell’economia ed affidare la tenuta dei conti ad altro Dicastero. Ma ciò non cambierebbe la qualità e la quantità di potere gestito in quegli uffici. Il Ministro dell’Economia, come un eventuale suo collega, non è il padrone dei conti e spesso non padroneggia i bilanci, consegnando così parte del potere decisionale ad una struttura tecnica. Questo non è l’unico problema.

Finora, la Corte Costituzionale si è astenuta dall’assumere decisioni foriere di ricadute dirette sulla politica economica e di bilancio. Costituzionalizzando il pareggio si attribuisce però alla Corte competenza anche su tale materia. Si dovrebbe, forse, osservare con maggiore attenzione ciò che si è appena verificato in Germania: i giudici costituzionali avrebbero potuto ribaltare una precisa scelta di politica economica varata dal Governo, con significative ricadute internazionali. Hanno invece deciso quale sia l’organo competente (il Parlamento) ad assumere quel tipo di decisioni. Si dovrebbe anche rammentare la commedia estiva in cui si sono prodotti gli Statunitensi: lo Stato federale ha rischiato il default non perché mancassero i soldi, ma perché è stato costituzionalizzato il tetto al deficit. Due esempi dai quali non si trae insegnamento alcuno. La keynesiana “Teoria generale” risale al 1936 e al “deficit spending” dobbiamo non poca della ricchezza nella quale viviamo. Certo, quella ricetta non può essere applicata all’infinito. Soprattutto, se ne dovrebbero ricordare gli ingredienti veri (Keynes riteneva utile la spesa pubblica ove indirizzata ad assorbire la disoccupazione residua, non utilizzata dal mercato) ed è non meno certo che la spesa pubblica italiana sia divenuta in larga parte improduttiva, causa e non rimedio alla disoccupazione. Ma da qui a tornare ai dogmi di due secoli fa, ce ne corre! Se domani un terremoto devastasse parte del Paese, o se orde fanatiche ci dichiarassero guerra, oltre a toccarci gli attributi per scongiurare l’una e l’altra ipotesi, che faremmo? Convocheremmo la Consulta per sapere se possiamo spendere nella ricostruzione e nella difesa? Pretenderemmo che la vita e la sicurezza fossero subordinate al taglio di altre spese? Se, invece, come previsto dalla proposta governativa, si fa eccezione per lo stato di necessità (ma chi lo dichiara?), allora perché inserire nella Costituzione un vincolo, un principio, derogabile? A colui il quale argomentasse che sono prioritari il pareggio ed il controllo della spesa pubblica, risponderei che qui lo si scrive da molto, e lo si ritiene non solo necessario, ma anche bello ed opportuno (parlammo di aumento dell’Iva, con previsione di pareggio nel 2013, quando ancora il Governo era in stato confusionale. Guai, però, ad applicare solo misure recessive).

Ma se si pensa di preservare la morigeratezza dei costumi mediante l’evirazione (senza alcun riferimento a fattacci di cui son colme le cronache), mi sia consentito, garbatamente, di dissentire. La Costituzione contiene già l’articolo 81, il quale prevede la necessaria copertura delle leggi. Lo si rispetti nella sostanza e si imposti la legge di bilancio senza i trucchi in cui taluni sono specialisti (ad esempio, le coperture pluriennali, di cui solo quella del primo anno, la più piccola, è davvero esistente). Tedeschi e Spagnoli hanno già modificato le loro Costituzioni. Ma i Tedeschi lo hanno fatto per maturare maggiore potere sugli altri Europei, gli Spagnoli perché con la pistola alla tempia. L’Italia è un Paese più forte, più ricco e fra i fondatori della Comunità Europea. Una classe politica più consapevole di ciò rivolgerebbe la canna verso chi ci minaccia.

Davide Giacalone
Politico, giornalista e scrittore italiano

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Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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