A carte scoperte

Telethon aderisce all’iniziativa dell’open access: i ricercatori finanziati inseriscono le pubblicazioni in un archivio posto a disposizione di chiunque desideri consultarlo. Si tratta di una grande dimostrazione di trasparenza.

Un archivio digitale formato da articoli consultabili liberamente on-line, in cui i ricercatori possono depositare i lavori pubblicati. Questo è l’open access, “accesso aperto” o anche “accesso libero” in Italiano. Telethon è la prima organizzazione italiana ad aderire all’iniziativa europea, lanciata da otto enti non profit inglesi che finanziano la ricerca (tra cui la Wellcome Trust), di far rientrare le pubblicazioni dei ricercatori finanziati proprio nell’open access. L’archivio, nato nel 2001, si basa sul concetto che il progresso della scienza passa per la libera condivisione dei risultati e si avvale dell’uso di internet come strumento in grado di abbattere ogni barriera alla diffusione della conoscenza. Secondo una tradizione consolidata, il rigore scientifico delle pubblicazioni è garantito dalle riviste che le selezionano tramite il metodo della revisione tra pari, (peer review) analogamente a quanto fa Telethon per i progetti da finanziare. Il movimento dell’open access non intende superare questa prassi, ma desidera applicare soluzioni innovative per rendere i contenuti scientifici accessibili a tutti, non solo a chi è in grado di sostenere i costi di un abbonamento alle riviste. Ogni ricercatore fonda il proprio lavoro sui dati prodotti dai colleghi disseminati ovunque nel mondo e, con i propri risultati, contribuisce ad un avanzamento globale della conoscenza. La possibilità per qualunque scienziato di accedere al contenuto integrale degli articoli scientifici dal momento in cui questi sono pubblicati accelera tale processo. Altrettanto significativo è l’impatto dell’open access sull’istruzione e sul superamento delle differenze tra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo per l’accesso ai dati ed alle conoscenze scientifiche. Tra i vantaggi dell’open access c’è, inoltre, quello di realizzare il principio della trasparenza. La maggior parte degli studi scientifici sono svolti grazie al contributo dei cittadini erogato attraverso le tasse e le donazioni a favore di enti non profit e sono finalizzati alla soluzione di problemi che affliggono la società, nello specifico determinati portatori di interesse, come i malati ed i loro familiari, nel caso della ricerca biomedica. Grazie all’open access, ogni cittadino dispone della possibilità di approfondire “di prima mano” i contenuti divulgati dai media e di informarsi direttamente sul progresso degli studi a cui è direttamente interessato. Per questo motivo, e tanti altri, Telethon ha ritenuto opportuno aderire all’iniziativa. In concreto, il progetto ha visto la creazione di un archivio digitale, UK PubMed Central, formato da articoli consultabili liberamente on-line in cui i ricercatori possono depositare i lavori pubblicati da riviste soggette a peer review. La sostenibilità della pubblicazione in open access comporta comunque dei costi che Telethon negozia con le case editrici e sostiene per il deposito nell’archivio open access di tutti gli articoli derivanti dalla ricerca finanziata. Il primo anno di adesione all’Open Access ha visto una partecipazione, da parte dei ricercatori, che ha superato ogni aspettativa in relazione ad un’iniziativa appena lanciata. Ciò ha comportato una spesa di circa 120.000 euro. Si prevede che questa cifra diventi più consistente nel prossimo futuro, dal momento che sempre più ricercatori stanno sposando l’iniziativa.

Per consultare l’archivio, l’indirizzo è http://ukpmc.ac.uk/.

Francesca Pampinella
Centro Studi Telethon

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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