I giovani cambieranno le regole

É giusta la remunerazione agli autori, in cambio della loro creatività. Il diritto d’autore è posto alla base del diritto all’accesso alla cultura. Diviene il necessario corollario della libertà di espressione. Davanti alla funzione sociale da esso svolta, siamo sicuri che le vittime uniche della cosiddetta pirateria on-line (o libertà di comunicare, se preferite) siano gli autori ed i loro produttori ed editori?

Sembrerà strano, eppure è cosi. Nella cosiddetta Società dell’Informazione, nella quale comunicare con gli altri è quanto mai facile ed alla portata di tutti, il diritto d’autore, la legge da sempre deputata a garantire informazione, pensiero e tutto ciò che è prodotto dalla creatività umana, è in crisi. Si dice sia sorpassato, non regga il passo dei tempi. Addirittura, rallenti, invece di accrescere, la circolazione delle comunicazioni. É davvero così? Anzitutto, chiariamo un punto. Non è la prima volta che il diritto d’autore affronta l’arrivo delle nuove tecnologie. Vive, anzi, del confronto con esse. Almeno a livello embrionale, la normativa nasce grazie all’avvento di una novità tecnologica: il metodo della stampa inventato da Gutenberg.

Anche osservando la storia del più grande trattato internazionale in materia, la Convenzione di Berna, ci si rende conto che sono le novità tecnologiche ad averne determinato l’aggiornamento nel tempo. Essa viene adottata nel 1886; aggiornata nel 1896, per tener conto delle riproduzioni meccaniche; nel 1908, per l’arrivo della cinematografia e della fotografia; nel 1928, con la nascita della radio; nel 1948, per altri aggiornamenti in tema di cinematografia, radiodiffusione e riproduzioni meccaniche; nel 1967 e 1971, per la televisione. Nel 1996 vengono poi adottati il WIPO Copyright Treaty, ed il WIPO Performance and Phonograms Treaty, destinati, entrambi, ad ammodernare le norme del diritto d’autore nell’era di Internet. Tutto a posto, come in passato? Neanche per sogno. Questi due Trattati, sebbene rapidamente attuati nei Paesi contraenti, stentano ancora a vedere le proprie regole rispettate dalla società. Ma perché, proprio per questa novità tecnologica, il diritto d’autore non riesce a far fronte alla situazione? La risposta è che le tecnologie del passato non possedevano il requisito dell’interattività. Riprodurre e diffondere, oggi, è cosa di tutti noi, non solo degli imprenditori, i quali, nel settore della creatività, investono i propri capitali e decidono di affrontare il ben noto ‘rischio d’impresa’. Vent’anni fa, i giovani costituivano il loro principale target. Oggi, sono diventati il loro principale incubo. Credo sia stato commesso un errore dalle industrie dei contenuti: per troppi anni, quasi un decennio, hanno deciso di non affrontare la rete Internet, lanciandosi nella produzione di un’offerta legale. Cosi facendo, hanno facilitato il consolidamento di certi comportamenti oggi molto diffusi fra il popolo di Internet, soprattutto tra i giovani. In questo modo, si è rafforzata la convinzione che caricare, scaricare ed inoltrare ad altri la creatività altrui non sia sbagliato, ma costituisca, anzi, esercizio legittimo del diritto di stare con gli altri, esprimersi, comunicare.

Ci siamo convinti che il diritto all’accesso alla cultura e la libertà di espressione passino attraverso tali comportamenti e che essi siano ostacolati dal diritto d’autore. Ma questa visione non tiene conto di due aspetti. La normativa, anzitutto, protegge la più inviolabile delle proprietà di cui un uomo abbia diritto: il proprio pensiero, le proprie opinioni personali, la propria fantasia. Non è un caso che la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea consideri il diritto d’autore uno dei diritti fondamentali. Esso non costituisce un ostacolo, ma il naturale corollario della libertà di espressione: liberi di esprimerci, ma anche capaci di controllare l’uso del nostro pensiero. Questo primo passaggio non colpirà, forse, più di tanto, convinti come siamo che l’uomo continuerà comunque ad esprimersi. Dunque, che male c’è? Ragionando così, tuttavia, non si tiene conto di un altro aspetto fondamentale. La produzione della creatività ha un costo, soprattutto quando parliamo delle creazioni più elaborate, impegnative, ma anche più foriere di pensiero, arte, scienza. Quelle che impongono l’intervento di produttori ed editori. E qui emerge, in tutta la sua attualità, il sottile meccanismo di funzionamento del diritto d’autore. Questo, infatti, istituisce una forma di proprietà alquanto strana: viene riconosciuta agli autori, non per garantire ad essi uno ius excludendi alios, ma per assicurare la diffusione tra tutti noi di ciò che è di proprietà dei primi. Tutti i principali diritti spettanti all’autore sono concepiti per garantire la circolazione, non l’imprigionamento, della creatività. Distribuire, diffondere, rappresentare ed eseguire in pubblico: tutto il sistema dei diritti esclusivi accordati all’autore è ‘rivolto’ verso il pubblico. Insomma, diritti esclusivi ai primi in cambio di creatività, cultura, informazione, per noi. La giusta remunerazione agli autori, in cambio della loro creatività per noi. Questa ricostruzione del diritto d’autore trova il suo più noto e chiaro punto di riferimento addirittura nella Costituzione degli Stati Uniti. Lì viene affidato a chiare lettere al Legislatore il compito di promuovere il progresso culturale del Paese, accordando diritti esclusivi agli autori.

Assicurando la produzione del pensiero umano, il diritto d’autore è posto alla base del diritto all’accesso alla cultura. E diviene, come detto, il necessario corollario della libertà di espressione. Davanti a questo meccanismo di funzionamento del diritto d’autore, dinanzi alla funzione sociale da esso svolta, siamo sicuri che le vittime uniche della cosiddetta pirateria on-line (o libertà di comunicare, se preferite) siano gli autori ed i loro produttori ed editori? Quando a questi non saranno più garantiti i giusti ricavi dai loro investimenti, chi garantirà ancora il flusso di idee, opinioni, informazioni, fantasia, di cui abbiamo bisogno, e di cui hanno ancor più bisogno i più giovani? E allora, siamo sicuri che il diritto d’autore abbia esaurito il suo compito?

Paolo Marzano
Docente di Tutela della Proprieta` Intellettuale, Facolta` di Giurisprudenza, Universita` Luiss Guido Carli, Roma.
Presidente del comitato consultivo permanente per il diritto d’autore

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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