Una nuova censura

Antonio Di Pietro

Con la scusa di tutelare la privacy e garantire la sicurezza sul web, il Governo e Agcom limitano la libertà d’espressione, opinione e condivisione della conoscenza. L’approccio più valido è quello che considera la libertà di circolazione delle idee un veicolo fondamentale per lo sviluppo sociale ed economico dei Paesi moderni.

In una società di diritto, le libertà individuali e collettive dovrebbero procedere di pari passo e in modo armonioso, senza mai autoescludersi. Quando si parla di rete, però, il tentativo di Governo e Agcom di limitare la libertà d’espressione, opinione e condivisione della conoscenza è palese, e viene mascherato con la finalità di tutelare la privacy e garantire la sicurezza sul web. L’Italia dei Valori è da sempre impegnata a difendere la diffusione delle informazioni su internet, contro ogni forma di censura. L’approccio che riteniamo più valido è infatti quello che considera la libertà di circolazione delle idee un veicolo fondamentale per lo sviluppo sociale ed economico dei Paesi moderni. Ma questa posizione, che non dovrebbe mai essere messa in discussione, pone la questione cruciale di come far convivere questo obiettivo con gli interessi di sicurezza della rete e con la tutela della privacy. In questo contesto, il Governo, in nome di obiettivi di facciata, ha investito l’Agcom del potere di chiudere siti e pagine web invocando la necessità di tutelare i cittadini, applicando il famoso bavaglio alla rete. In realtà, la privacy non viene intaccata quando informazioni già pubbliche trovano diffusione sulla rete. E non si viola il diritto d’autore, concetto attualmente in fase di evoluzione storica, nella condivisione tra cittadini. Al pari di una biblioteca dalla quale vengono presi in prestito dei libri, internet è diventato il non-luogo in cui i contenuti digitali possono muoversi a beneficio della comunità. I valori e le necessità collettive, nella società che immaginiamo, devono prevalere sugli interessi privati, così come afferma anche l’Onu in materia di sviluppi futuri della proprietà intellettuale. Il metodo applicato dal Governo in questa vicenda è, invece, conforme al modo di fare politica di questa classe dirigente: vengono scavalcate le altre istituzioni per accentrare potere e controllo, in quella che nel resto del mondo viene considerata censura.

La delega all’Agcom scavalca in un colpo solo magistratura e Parlamento: la prima viene privata del compito di controllo e sanzione, tanto che non saranno i magistrati a definire la chiusura delle pagine web eventualmente accusate di violazione delle regole, ma direttamente l’autorità garante. Il Parlamento, invece, sede istituzionale nella quale dovrebbe essere discussa questa materia fondamentale, non viene nemmeno preso in considerazione. Allo stesso tempo, il vero approccio del Governo al tema appare evidente analizzando la vicenda del decreto Pisanu. Dopo aver rallentato per anni lo sviluppo di una rete wi-fi libera ed accessibile sul territorio italiano, il famigerato decreto era stato abrogato lo scorso dicembre. Ma, alle aperture ed alle speranze delle scorse settimane, ha fatto seguito una brusca frenata: un’ondata di burocrazia che ha fermato ancora una volta la crescita del numero degli access point liberi nel nostro Paese. La più recente uscita dell’Agcom, poi, contiene in sé tutte le note dell’anticostituzionalità e dell’oscurantismo: la possibilità di bloccare siti web stranieri dai contenuti “scomodi”.

E, ovviamente, sarebbe sempre l’Agcom a definire il concetto di “scomodo”. Serve una moratoria sulle nuove regole della rete, che non possono essere calate dall’alto, ma devono essere condivise, sia tra i gruppi politici in Parlamento, sia in un tavolo il più ampio possibile, alla presenza anche delle associazioni che si occupano di rete e libertà digitali. Uno dei principi da preservare è l’equilibrio tra la difesa del diritto d’autore e la tutela dell’accesso alla conoscenza. Sarà importante anche definire una strategia condivisa, un’agenda digitale che fissi i passi da compiere per recuperare la distanza dal resto d’Europa, dove la diffusione e l’uso della rete, oltre che il rispetto nella quale è tenuta, sono avanti anni luce rispetto al dibattito nostrano. La libertà di informazione va tutelata da ogni censura preventiva. E in quest’ottica, il web deve restare uno strumento di partecipazione democratica a disposizione della società.

* Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni

Antonio Di Pietro
Deputato, già Ministro dei Lavori Pubblici e delle Infrastrutture,
Presidente IDV

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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