Siamo pronti al cambiamento?

In rete stanno nascendo sempre più “leak sites”, i quali propongono soluzioni organizzative e tecnologie volte ad incoraggiare il “fenomeno del leaking”. La diffusione di informazioni segrete, ma di interesse pubblico, è destinata a divenire una pratica innovativa di esercizio delle libertà civili e dei diritti individuali, secondo un percorso analogo a quello intrapreso dalla crittografia.

Nell’esprimere un giudizio sul tema “WikiLeaks”, molti hanno considerato solo gli aspetti superficiali del fenomeno, senza comprendere l'”ecosistema” di pensieri filosofici e politici da cui proviene. Allo stesso modo, molti sono convinti che gli Stati Uniti siano contro WikiLeaks, benché gli USA stessi siano fra i principali promotori di iniziative “radicali” condivise dal pensiero WikiLeaks e dal suo ecosistema filosofico e politico. Senza pretesa di esaustività, elencheremo qui di seguito alcuni fra i principali elementi di supporto – diretto od indiretto – da parte degli USA ad un nuovo modo di concepire la Democrazia ed i diritti che la compongono, i medesimi di WikiLeaks.

Anonimato in rete
TOR è il principale strumento di comunicazione anonima in rete ed è alla base anche di WikiLeaks. Permette di garantire l’anonimato delle fonti di informazione. TOR è finanziato da dieci anni dalla Naval Research Laboratory della marina militare statunitense (che ha inventato il GPS) e dal DARPA (che ha inventato Internet). È il principale strumento di anonimato in rete che permette anche ai cittadini di Paesi che applicano mezzi di censura (Cina, Iran, Thailandia, Tunisia, Egitto, Arabia Saudita, Italia inclusa) di accedere liberamente ad internet senza filtri. Mentre in Italia siamo ancora orientati a contrastare l’anonimato, negli Stati Uniti “colpiti” da WikiLeaks, la Corte Suprema dichiarava già nel 1995, in merito alla libertà d’espressione, “Anonymity is a shield from the tyranny of the majority”. Organizzazioni come TOR, sponsorizzate dai militari USA, combattono contro i sistemi di censura di Paesi quali Iran e Cina in una corsa agli “armamenti digitali” quotidiana, volta a garantire a tutti la libertà di espressione e l’accesso all’informazione.

Collaborazione in rete ed efficienza
WikiLeaks è basato sui medesimi principi organizzativi dei programmi di Govern-ment 2.0. Gli Stati Uniti sono i principali promotori del Govern-ment 2.0, un cambiamento generale e profondo nel modo di concepire la Democrazia, l’organizzazione dello Stato e la relazione con il cittadino, informata a principi di trasparenza, efficienza e collaborazione. Le linee strategiche dei programmi di Govern-ment 2.0 sono:
– Trasparenza, tramite l’apertura di gran parte dei database della pubblica amministrazione messi gratuitamente a disposizione per consultazione, manipolazione, analisi e riutilizzo;
– Partecipazione, coinvolgendo, tramite “crowd sourcing”, tutti i cittadini nei processi decisionali ed operativi in cui questi possono contribuire, inclusa la definizione di quali dati rendere pubblici;
– Collaborazione, invitando la comunità civile a collaborare per lo sviluppo di programmi di e-govern-ment sulla base delle informazioni e dei database pubblici messi a disposizione.
Piani nazionali di Govern-ment 2.0 sono già una realtà anche in Inghilterra ed Australia. Nella UE, fra le priorità per il 2015, viene fissato l’obiettivo che “European Govern-ments will be recognized for being open, flexible and collaborative in their interaction with citizens”. Considerato l’ancora ridotto livello di informatizzazione della pubblica amministrazione italiana, sarà un obiettivo difficile da raggiungere, soprattutto perché questi modelli di gestione contrastano in modo fenomenale forme corruttive. La collaborazione distribuita del Govern-ment 2.0 è nel DNA organizzativo di WikiLeaks e delle decine di iniziative simili che stanno nascendo nel mondo, come Openleaks, Globaleaks, Balkanleaks, ecc.

Trasparenza nelle informazioni dello Stato
Il motto di WikiLeaks è: “We Open Governments”. Tutti i programmi di Government 2.0 sono basati sul concetto radicale di OpenData, la divulgazione di gran parte delle informazioni grezze e dei database della pubblica amministrazione ed il suo funzionamento interno a tutti i livelli. Lo Stato e tutte le sue agenzie centrali e locali mettono a disposizione i dati grezzi. La comunità civile li analizza, li migliora e li elabora sviluppando applicazioni utili per creare un valore aggiunto a favore del cittadino. Esempi di iniziative governative OpenData:
– US http://data.gov;
– UK http://data.gov.UK;
– AU http://data.austrialia.gov.au;
– World Bank Open Data initiative.
Lo stesso modello è stato implementato da WikiLeaks con il cablegate, in cui il rilascio dei dati grezzi clonati su oltre 2.000 siti di volontari nel mondo ha portato alla nascita di decine di siti per l’analisi distribuita, la ricerca, la valorizzazione e la correlazione del database dei cable diplomatici americani. Esattamente quello che accade con i database delle iniziative OpenData succitate, dove addirittura i governi promuovono concorsi per lo sviluppo di nuove idee e “Apps for Democracy”, al fine di valorizzare le informazioni dello Stato rese pubbliche. Non parliamo di utopia annunciata da filosofi della società dell’informazione, ma di interventi concreti volti ad aumentare la competitività e la trasparenza della società in cui viviamo. E non stiamo nemmeno parlando del futuro, visto che alcuni di questi progetti sono già stati realizzati da grandi Democrazie. In ambito italiano, l’iniziativa di pubblicare le dichiarazioni dei redditi effettuata da Bersani può essere considerata un goffo, seppur filosoficamente apprezzabile, tentativo di guardare al Government 2.0. Ahinoi, lo sviluppo di linee strategiche di Govern-ment 2.0 richiede una profonda comprensione dei nuovi metodi di governance basati sulla collaborazione e non un semplice rilascio di dati pubblici “all’italiana”. Microsoft è uno dei principali player di questo cambiamento con la sua Open Govern-ment Data Initiative finalizzata alla promozione dei nuovi modelli organizzativi pubblici basati sulla totale apertura dei database e sulla trasparenza governativa. In Germania, la leader dei programmi di innovazione di governo della Microsoft è la moglie di Daniel Berg, l’ex-fondatore di WikiLeaks assieme a Julian Assange, e ora suo concorrente con la nuova iniziativa Openleaks. Tutto ciò non ci dice niente sulle relazioni fra Govern-ment 2.0 ed il fenomeno WikiLeaks?

Un fenomeno destinato a cambiare tutte le Democrazie
WikiLeaks è solo una dimostrazione pratica che il percorso di apertura e trasparenza nell’azione di governo attraverso modelli di Govern-ment 2.0 e OpenData è inevitabile. Un percorso obbligato per ogni Democrazia. Se non sarà intrapreso autonomamente, verrà imposto dalla società civile con iniziative di questo tipo. È già accaduto con la liberalizzazione della crittografia alla fine degli anni ’90, una forma di cambiamento originatasi nella società civile con azioni di forza pragmatiche tese ad eliminare i limiti di distribuzione ed esportazione dei sistemi crittografici forti. In rete stanno nascendo sempre più “leak sites”, i quali propongono soluzioni organizzative e tecnologie volte ad incoraggiare il “fenomeno del leaking”. La diffusione di informazioni segrete, ma di interesse pubblico, è destinata a divenire una pratica innovativa di esercizio delle libertà civili e dei diritti individuali, secondo un percorso analogo a quello intrapreso dalla crittografia. Anche chi scrive è uno dei proponenti del progetto www.GlobalLeaks.org, finalizzato a condurre il modello di leaking a livello regionale e locale. Il proposito è quello di amplificare l’azione mediatica anti-corruttiva del leaking anche laddove i grandi media internazionali o nazionali non arrivino. In un’accezione così moderna di Democrazia, libertà d’espressione, trasparenza dell’operato dello Stato e collaborazione attiva con il cittadino, la domanda “chi controlla il controllore?” ha una risposta. È la cittadinanza stessa che partecipa in modo attivo all’analisi ed al funzionamento della macchina dello Stato, la rende più efficiente, trasparente e meno corrotta, in grado di competere su una scala planetaria in un mondo nel quale, ormai, chi rimane indietro rispetto alla capacità di apportare innovazioni organizzative sistemiche è destinato a perdere. E tutto ciò è dietro, davanti e a fianco del “fenomeno WikiLeaks”, una forma di pensiero politico ed organizzativo profondamente orientato all’efficienza, alla condivisione, alla collaborazione ed alla trasparenza, destinato a cambiare il mondo e che vede proprio gli USA fra i primi attori.

Fabio Pietrosanti
Hacker per passione dal 1995.
Attivista per la privacy in rete del PWS (Progetto Winston Smith)
Gestore di nodo TOR di anonimato in rete.
Imprenditore dedito alla protezione della cifratura delle telefonate cellulari

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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