Un unico Dio

Le religioni sono chiamate sempre più spesso a ridare una speranza ed una finalità che trascendano l’orizzonte del consumo e del progresso e che forniscano di nuovo una prospettiva spirituale all’uomo. Il dialogo interreligioso si sta sviluppando in un dialogo di pace.

Quando, nel 1893, si riunì a Chicago il Parlamento delle Religioni del Mondo, si era ancora in piena fase coloniale. Molti pregiudizi indicavano una presunta superiorità della civiltà occidentale e, di conseguenza, una prevalenza, non solo numerica, del Cristianesimo. I numeri stessi dell’incontro lo testimoniano: presero la parola ben 152 rappresentanti cristiani, sui 194 interventi complessivi. Agli altri leader fu concesso uno spazio molto ridotto: 12 furono gli interventi dei Buddhisti, 11 degli Ebrei, 8 degli Induisti, 2 dei Musulmani, così come quelli di Zoroastriani, Scintoisti, Confuciani. Taoisti e Jainisti, infine, furono presenti con una sola testimonianza. Da allora, si è fatta molta strada nel dialogo interreligioso. Il XX secolo è stato anche quello degli incontri e dei dibattiti, dei confronti tra teologie e della comparazione tra dottrine. Un movimento che ha coinvolto le rappresentanze religiose, le istituzioni secolari, ma anche le più semplici aggregazioni comunitarie locali. Non è stato un processo costante, ma un alternarsi di aperture e soste, di sviluppi e di pause di riflessione. Fra i risultati conseguiti, uno su tutti: si è smesso di fare riferimento ciascuno al “proprio dio” e si è compreso che tutti pregano lo stesso e unico Dio, sia pure chiamato in forme e modi diversi. Non è poco. Anzi, è moltissimo, soprattutto da parte occidentale.

Il XX secolo, però, è stato anche il secolo delle guerre e delle grandi crisi politiche che hanno sconvolto intere aree del pianeta. Le due grandi guerre mondiali, le ricorrenti crisi nel Nordafrica, il Vietnam, la guerra civile nei Balcani, l’Afghanistan infinito, gli innumerevoli conflitti locali, hanno profondamente segnato un’intera epoca. La stessa polvere alzata dal crollo delle Twin Tower a New York ha ricoperto di un manto terroristico tutte queste forme di violenza, dando l’impressione che essa sia in buona parte un prodotto delle religioni. O, piuttosto, dei rispettivi fondamentalisti. Si tratta di un’impressione erronea, dell’ennesimo pregiudizio che investe soprattutto la religione islamica. Le religioni e i loro rappresentanti hanno sempre svolto massimamente un ruolo di pacificazione, anche nell’Islam. Magari in forma non ufficiale, ma non per questo meno efficace. In alcune occasioni, comunque, come in Kenia e in Indonesia, sono stati proprio organismi religiosi e interreligiosi a mostrare il cammino verso la pace. La soluzione dei conflitti rappresenta uno dei massimi obiettivi della società contemporanea. Nelle risoluzioni del primo Forum Cattolico Islamico, tenutosi a Roma nel novembre 2009, era stata prevista la possibilità di creare un comitato interreligioso cristiano-islamico allo scopo di intervenire nelle situazioni di conflitto, in veste di organo di mediazione. A tutt’oggi, non si è ancora dato vita a tale organismo, ma non per questo un tal genere di iniziative ha cessato di costituire la prossima frontiera del dialogo, la possibilità di una convergenza tra diverse religioni in vista del contrasto alle tendenze disgreganti che si agitano nella società. Il mondo moderno, infatti, produce insicurezza, come sottoprodotto di un mondo dei consumi basato sulla crescita smisurata dei bisogni e sull’insoddisfazione. Un vortice consumistico che oscilla fra fasi di boom economico a drammatiche crisi.

Istruzione, lavoro, pensioni, famiglia, cessano di costituire punti di riferimento, si svuotano di significato e certezze. I conflitti sociali si rivelano sempre più diffusi e profondi. La mancanza di sicurezza e di fiducia nelle istituzioni mina la stessa organizzazione degli Stati. Ci si rende conto che una cultura basata sull’individualismo e la violenza conduce sempre più spesso a considerare l’“lo contro” quale unica modalità relazionale umana. Le religioni sono chiamate sempre più spesso a ridare una speranza ed una finalità che trascendano l’orizzonte del consumo e del progresso e che forniscano di nuovo una prospettiva spirituale all’uomo. Il dialogo interreligioso si sta sviluppando in un dialogo di pace. Le grandi istituzioni non scendono necessariamente in campo, lo fanno soprattutto organizzazioni medie e piccole, animate da uno spirito autenticamente fraterno e da una volontà più genuina e sincera di cooperazione. Proprio per questo godono di un credito che poche altre realtà contemporanee possiedono. Le problematiche di quartiere, i conflitti giovanili, le tensioni verso gli stranieri e gli immigrati, costituiscono temi del presente, non più del futuro. Lasciar operare sempre più i rappresentanti religiosi nella mediazione sociale rappresenta anche il modo migliore per disinnescare la minaccia rappresentata dai fondamentalisti. Per loro, la religione è solo uno strumento di controllo sociale ancor più totalitario dell’ideologia politica. Mediazione e pacificazione, in definitiva, costituiscono l’essenza stessa dell’agire religioso. La stessa parola Islam significa, infatti, “pacificare”.

Ahmad Gianpiero Vincenzo
Professore di Discipline Sociologiche presso l’Accademia
delle Belle Arti di Catania
;
Presidente degli Intellettuali Musulmani Italiani

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Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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