Un crimine incivile anche in Italia

E’ avvolta nel terrore la Ballata del Vecchio Marinaio.
In essa, Coleridge ci presenta una condanna peggiore della morte: la Vita-in morte. Su un vascello fantasma, la Morte e la Vita-in-morte giocano a dadi le vite dell’equipaggio. Muoiono tutti, uno ad uno. Solo il vecchio marinaio sopravvive, perché la sua colpa merita un supplizio ancor più straziante.
Anche in Italia, oggi, subiamo un supplizio straziante. Avviene quando desideriamo con tutto il cuore abbracciare i nostri figli e non possiamo farlo, perché non è il week-end di competenza, perché non è la giornata, perché alcuni giudici non hanno ancora compreso il significato della parola bigenitorialità, perché alcune ex mogli non aprono la porta di casa e non c’è niente da fare.
Non c’è niente da fare.
Ciò di cui sto parlando non si può paragonare alla pena di morte. E’ qualcosa di diverso.
Ma la pena di morte è lontana. Debellata in Europa, è destinata a scomparire dalla faccia della Terra, grazie all’unanimità dell’opinione pubblica internazionale.
Il dramma di un bambino italiano che cresce in modo disomogeneo, educato in modo non equilibrato per un’insufficiente presenza del padre al suo fianco, è, invece, qualcosa che ci tocca da vicino.
Ci tocca da vicino, ogni giorno.
Quanti sono i papà separati che comprendono perfettamente le mie parole? Centinaia di migliaia, se guardiamo ai dati Istat? E chi non è direttamente coinvolto in questa pandemia, quanti parenti, amici, colleghi conosce che vi sono invischiati?
Non si sentono dichiarazioni ufficiali da parte delle Istituzioni volte a risolvere questa tragedia che allontana la nostra Nazione da quelle socialmente più evolute.
In Italia, la Giustizia è evoluta. Mai potrebbe avviarsi un dibattito sull’eventuale reintroduzione della pena capitale. Però si permette che un bambino cresca senza la figura fondamentale del padre. 100.000 figli resi parzialmente orfani ogni anno.
In Italia. Qui. Oggi. Adesso.
In tutto il mondo esistono eroi che hanno dedicato la vita a combattere la pena di morte.
Anche in Italia esistono eroi che combattono ogni giorno perché ad un bambino sia riconosciuto il diritto di continuare ad avere due genitori anche se le loro strade si sono divise. Diamo un nome a questi eroi: Fabio Barzagli, Alessandro Ciardiello, Vittorio Vezzetti. Ne cito tre per tutti, lo faccio in ordine alfabetico.
Se la loro battaglia, se la nostra battaglia avrà successo, nessuno potrà però festeggiare: troppo dolore nell’Italia di questi anni, troppo sangue versato.
Con questa mia riflessione, spero di poter contribuire a richiamare l’attenzione sul problema irrisolto dei papà separati, anzi sul problema dei figli dei papà separati.
E desidero dedicare questa mia speranza al ricordo dell’Amico Michele Covassi.
Ha combattuto per anni per poter stare vicino a suo figlio. Poi, la situazione è migliorata, ma lui non ha potuto beneficiarne: un terribile schianto nei pressi di Tolmezzo (UD) ce l’ha portato via per sempre.
In Italia non c’è la pena di morte.
Ma i papà separati muoiono nella totale indifferenza.

Tullio Ciancarella

Redazione SocialNews

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