La preoccupazione delle note

All’inizio dell’anno accademico 2008 / 2009 si rileva una viva preoccupazione, legata all’insegnamento della musica in strutture scolastiche statali, meglio conosciute come Conservatori. Queste strutture didattiche sono oggi caratterizzate dalla compresenza di diversi corsi di studi, appartenenti ad epoche, se non addirittura a secoli diversi.
Oggi la struttura dei conservatori si articola nella Formazione musicale di base (e corsi del previgente ordinamento), cui si affiancano il Triennio superiore di primo livello e il Biennio specialistico di secondo livello e Biennio di formazione dei docenti (abilitante).

Un importante passo in avanti verso l’Europa è stato fatto negli anni scorsi con l’istituzione del sistema nazionale dell’Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica italiana (AFAM), cui è attribuita una fondamentale e strategica funzione di riferimento e raccordo sul territorio, in particolare con le scuole e le università. Secondo l’articolazione degli otto livelli di formazione previsti dalle indicazioni europee, gli istituti AFAM hanno il compito di sovrintendere, coordinare e indirizzare l’intero percorso didattico di carattere artistico e musicale, contribuendo con ciò non solo alla formazione dei futuri fruitori del prodotto artistico ma anche, e soprattutto, all’individuazione e valorizzazione dei giovani talenti e alla tutela, conservazione e valorizzazione del grande patrimonio musicale e artistico del nostro Paese.

L’attuazione della riforma, che ha collocato il sistema dell’Alta Formazione Artistica e Musicale italiana a livello universitario, è in fase di stallo, non ancora conclusa a nove anni dall’entrata in vigore della legge 508/99. Dopo essere stati emanati due regolamenti nazionali applicativi (nel 2003 quello n. 132 relativo all’autonomia statutaria, regolamentare e organizzativa; nel 2005 quello n. 212 riguardante la disciplina per gli ordinamenti didattici) per due volte consecutive i decreti ministeriali attuativi dei nuovi ordinamenti didattici sono stati sospesi dalla giustizia amministrativa in esito a ricorsi presentati da alcuni sindacati di categoria. Ciò denota l’esistenza di problemi ancora irrisolti, probabilmente di natura politica più che tecnica, e comporta che la nuova offerta formativa superiore rimane ancora sperimentale mentre i Conservatori sono costretti a mantenere ancora attivi i vecchi corsi e programmi ante-riforma. Il tutto mentre si avvicina inesorabilmente la scadenza del 2010 per la costituzione dello spazio europeo della formazione superiore, con il rischio sempre più concreto che le istituzioni artistiche italiane ne rimangano, almeno temporaneamente, escluse a danno dei propri studenti.

La stessa autonomia dei Conservatori, statutariamente garantita, si è per ora concretizzata in un trasferimento di competenze operative dal Ministero alle singole sedi, mentre rimangono ancora centralizzate le funzioni più rilevanti, tra le quali il reclutamento del personale docente, e risulta fortemente limitata la reale efficacia deliberativa dei nuovi organi accademici. Il blocco, sin dal 1999, degli organici nazionali e l’inattuata introduzione di nuovi settori disciplinari – al posto delle vecchie classi di concorso per la docenza – hanno finora impedito l’istituzionalizzazione dei nuovi insegnamenti e il reclutamento non occasionale di nuove professionalità.

Gli organici nazionali del personale docente sono quelli, congelati e immutati, di 10 anni fa cioè ante-riforma: 6.866 docenti (5.413 nei conservatori), di cui 90% stabili e 10% a tempo determinato. La situazione di stallo esistente è gravissima, anche perché il reclutamento è legato ancora alle vecchie classi di concorso, mentre i nuovi corsi del segmento superiore hanno moltiplicato le discipline di insegnamento e richiesto l’introduzione di oltre cento specifici settori disciplinari. In queste condizioni, il protrarsi di situazioni transitorie come quella in cui l’attivazione di un nuovo insegnamento è possibile per ciascuna istituzione solo a costo zero, mediante conversione di altra cattedra, rischia di vanificare irrimediabilmente il processo riformatore, che è e dev essere fondato prioritariamente sull’adozione di nuove regole di reclutamento che promuovano e salvaguardino la qualità della docenza.

L’incremento dei corsi, le iniziative destinate a colmare le attuali lacune dei percorsi formativi previgenti, l’assenza in organico delle figure di assistente, corripetitore e borsista, rendono necessario il ricorso all’attribuzione di incarichi aggiuntivi di insegnamento che gravano in maniera preponderante sul bilancio delle singole istituzioni, sottraendo preziose risorse a nuovi progetti e al miglioramento dei servizi. L’introduzione solo formale di nuovi profili professionali dell’area amministrativa continua a mantenere straordinaria l’attività dell’insufficiente organico, gravato dalle accresciute incombenze derivanti dall’attribuzione dell’autonomia e dall’assenza di profili professionali intermedi. Il personale amministrativo e tecnico si trova ad affrontare attività quantitativamente e qualitativamente più complesse, in un crescendo esponenziale di incarichi, incombenze e responsabilità.

Il Sistema nazionale AFAM è sottofinanziato rispetto agli investimenti nella formazione artistica degli altri Paesi europei e a quelli dei Paesi più avanzati nel mondo. I fondi statali per il funzionamento del sistema avevano già subito nell’esercizio 2006 un taglio del 34% rispetto al 2005 e del 40% rispetto al 2004. Nel 2007 una boccata d’ossigeno si è avuta con l’assegnazione una tantum di 10 mln per ristrutturazioni. A inizio esercizio 2008 erano previsti 426 mln per l’intero sistema nazionale (si pensi che la sola Università di Bologna costa 390 mln). Ma lo stanziamento effettivo è stato di soli 412,5 mln: lasciando invariato lo stanziamento per gli stipendi pari al 91% del totale (relativo al contratto scaduto nel 2005 e non ancora rinnovato), i tagli statali su funzionamento e edilizia sono stati complessivamente del 34,8% e nel 2011 si arriverebbe al 56,7% in meno rispetto alla previsione 2008 (dati di fonte ministeriale).

Rileviamo con viva preoccupazione l’entità delle ripercussioni negative che, in assenza di correttivi, le misure per l’AFAM avrebbero sulla vita delle istituzioni, compromettendo ogni ipotesi di serio rinnovamento e mettendo in gravi difficoltà il funzionamento stesso dei Conservatori e delle Accademie. E non si può non rilevare come non si sia ancora intervenuti anche sulle condizioni retributive del personale, caratterizzate notoriamente da stipendi particolarmente bassi, con riferimento non solo al sistema universitario ma anche alle istituzioni affini del resto d’Europa. Di fronte a questi dati il termine “razionalizzazione” è sicuramente improprio, anche perché lo si riferisce ad un sistema che dall’origine non ha avuto sufficiente ossigeno: la più importante riforma della formazione artistica italiana è stata sino ad oggi attuata a costo zero, mentre nei fatti si va penalizzando ulteriormente il sistema AFAM come se avesse avuto uno sviluppo incontrollato e avesse divorato risorse preziose per il Paese.

Senza una riconsiderazione sostanziale dei contenuti finanziari della Manovra la sua portata risulterebbe dirompente e non sopportabile. Al di là dei mezzi finanziari messi effettivamente a disposizione, sembrava infatti un dato finalmente acquisito il riconoscimento della condizione di oggettivo sottofinanziamento del sistema AFAM italiano rispetto agli standard internazionali, una condizione alla quale si dovrebbe invece fare fronte perseguendo una rivalutazione del ruolo del Sistema AFAM come infrastruttura strategica per la vita culturale del Paese, con un piano pluriennale di incrementi, certi, sistematici e vincolati a ben definiti obiettivi, ivi compresi gli investimenti, oggi praticamente azzerati, in edilizia e infrastrutture.

Con riferimento a questa situazione il Conservatorio non può che partecipare alle preoccupazioni espresse in questi giorni anche dal mondo dell’università e da quello della scuola, e si affianca ai propri studenti nella civile manifestazione di un profondo disagio volto a chiedere salvaguardia e valorizzazione per la formazione artistica e musicale italiana.

Massimo Parovel
Direttore del Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste

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Massimiliano Fanni Canelles

Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles 

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