La fabbrica del talento

Un mio amico statunitense alcuni mesi fa mi raccontò una barzelletta tanto comica quanto inquietante, mi disse: sai come riescono le università o gli ospedali italiani ad ottenere ottimi risultati pur non riconoscendo il merito dei loro ricercatori e medici? Semplice, il direttore di un dipartimento sceglie sempre come suo secondo la persona meno valida per non rischiare di essere estromesso prima del pensionamento, questo ciclo si ripete per tre o quattro volte fino a quando il direttore in carica è talmente stupido da non riuscire a scegliere una persona più stupida di lui! E con un leader valido il ciclo ricomincia daccapo.

Fin dalla nascita della civiltà il talento dei singoli individui insieme al merito della collettività ha permesso la crescita sociale e tecnologica che tutti noi conosciamo. Ma è proprio il rapporto talento o valore del singolo e merito collettivo che dovrebbe essere maggiormente analizzato. Tra i bisogni fondamentali dell’essere umano la necessità di appartenenza è una delle forze direzionali più importanti.

Ma l’appartenenza ad un gruppo necessita di uguali opportunità per tutti i membri. Quindi nascere con un particolare talento o in una particolare famiglia o con particolari doti fisiche pone in contrasto il soggetto “fortunato” con i membri del gruppo. Proprio il gruppo di appartenenza diventa per questo il primo ostacolo all’emergere del singolo meritevole. Questi è invidiato, ostacolato, beffeggiato per svariati motivi primo fra tutti la paura di non riuscire a competere con le sue capacità.

Solo la casualità di eventi favorevoli, l’eccletticismo nel riuscire a schivare gli impedimenti, la forza di volontà, la resistenza allo sconforto, le alleanze ottenute e soprattutto la necessità di una riscossa di tutta la collettività permette alla persona portatrice di meriti e talenti di emergere, diventare leader e contribuire allo sviluppo dell’umanità. Conciliare il merito con l’uguaglianza, impedire la realizzazione di barriere di censo, di famiglia, o geografiche diventa allora il fattore preliminare e fondamentale da strutturare nel migliore dei modi perchè una società possa proiettarsi verso l’innovazione e lo sviluppo.

Ma è proprio questo aspetto che invece l’uomo non prende mai in considerazione. Nei secoli passati la nobiltà otteneva per diritto di nascita i posti di comando civili e militari. Nell’ultimo secolo le grandi famiglie di finanzieri e di capitalisti hanno usato il denaro per muovere il potere politico. Oggi la classe politica sembra finalizzata solo nell’assicurare ai propri membri un posto di rilievo.

In futuro è necessario quindi spingere gli uomini a coltivare i propri talenti in modo da evitare che persone possano vivere senza sviluppare o ancor meglio conoscere i propri valori, per smorzare la competizione e l’invidia che scaturisce da frustrazioni prodotte da vite non degne di essere vissute, in modo che il nostro progresso non sia frenato da leaders “stupidi” oggetto di barzellette, per ottenere una nuova classe dirigente fondata sulla creatività, il talento e il merito.

Massimiliano Fanni Canelles

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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