Pari potestà

Clemente Mastella

La legge sull’affido condiviso è stata considerata una delle più importanti forme del diritto di famiglia dopo quella del 1975. Il nodo centrale di tale normativa è il concetto di “bigenitorialità”. Dobbiamo ora monitorare gli effetti e favorire l’istituzionalizzazione della figura del mediatore familiare

La legge sull’affido condiviso è un provvedimento innovativo che era necessario ed urgente approvare; la ratio che lo ispira è la tutela dei diritti fondamentali del minore, principio fondante della Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo del 20 novembre 1989. Tale testo legislativo destinato ad operare una vera e propria rivoluzione nella vita dei genitori separati ed in quella dei loro figli, è stato considerato una delle più importanti riforme del diritto di famiglia dopo quella del 1975. Si è trattato di un provvedimento in linea anche con l’orientamento dell’Unione Europea, in quanto si è riconosciuto che “anche in caso di separazione personale dei genitori, il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e conservare rapporti significativi con gli ascendenti di ciascun ramo genitoriale”. Il nodo centrale di tale normativa è quindi il concetto di “bigenitorialità”, basato sull’incontestabile verità che, nonostante il venir meno del vincolo matrimoniale, si resta genitori per tutta la vita. Questo in ossequio anche a quanto stabilisce la nostra Costituzione, la quale all’articolo 30 riconosce a entrambi i genitori il diritto – dovere di mantenere, istruire ed educare i figli. Si è cercato con tale normativa di limitare pericolosi disequilibri all’interno della famiglia che vedevano da un lato la madre, costretta a rivestire il difficile ruolo di educatrice ferma e severa, un ruolo tipicamente disciplinare, a combattere con i problemi quotidiani legati alla scuola, alle malattie, agli impegni, alle amicizie dei figli; dall’altra il padre, che vede i figli nel fine settimana e che cerca di colmare la distanza fisica rendendo il più piacevole possibile il poco tempo trascorso insieme. Ciò dava il triste risultato di una perdita progressiva per i minori di ogni significativo rapporto con il genitore non affidatario.

Già nella legislazione precedente all’approvazione della legge 54 del 2006, ed in particolare nella legge 898 del 1970, che ha introdotto il divorzio nel nostro ordinamento e in seguito nella legge di riforma del diritto di famiglia, venivano fissati alcuni, ma ancora insufficienti, criteri guida in tema di affidamento dei figli, soprattutto quello della preminenza del loro interesse morale e materiale, ma era pressante la necessità di accrescere l’attenzione normativa in tal senso. Era necessario tenere conto degli importanti e molteplici cambiamenti in atto nella società, avvenuti negli ultimi decenni principalmente in seno all’istituto fondamentale della famiglia, dove purtroppo separazioni e divorzi sono in continuo aumento. Con l’approvazione della legge 54, i figli vengono dunque affidati a entrambi i genitori, con una potestà che deve essere esercitata sia dalla madre e dal padre, in egual misura, nell’ambito di un progetto educativo condiviso concordato con il giudice. Viene posto il principio della partecipazione continua e costante alla vita dei figli, del dover prendere decisioni nell’interesse degli stessi, sia pure in forma condivisa e non congiunta, in un percorso da fare insieme per superare conflittualità e divergenze, cercando di evitare nel modo più assoluto quella strumentalizzazione del minore che vede troppe volte i figli come una sorta di premio o risarcimento. Si è trattato di una legge necessaria ed opportuna, ma è fondamentale compiere un attento e continuo monitoraggio, non solo per verificare i problemi relativi all’attuazione della legge stessa, rispetto agli effetti che sta portando, ma anche per comprendere se tale provvedimento va nella direzione di una crescita della cultura di essere genitori nell’interesse dei figli. Tale legge già comincia un percorso che deve essere completato con una vera e propria istituzionalizzazione della figura del mediatore familiare.

Infatti il supporto della mediazione familiare interviene nell’ottica di un confronto aperto e costruttivo tra i coniugi separati o divorziati, assicurando in questo modo una frattura meno traumatica del nucleo familiare. La conflittualità di coppia non favorisce infatti il sereno esercizio del ruolo genitoriale, né la crescita armonica della personalità dei figli. La verifica sul campo di questa difficoltà ha evidenziato un grande bisogno, che esige una risposta adeguata. La mediazione è dunque un percorso attraverso il quale si mira alla riorganizzazione delle relazioni familiari prima o nel corso di un processo di separazione da parte di un terzo neutrale e con formazione specifica. Si tratta quindi, per dare una migliore attuazione a tale legge, anche di definire il ruolo del mediatore familiare, sul quale è all’esame del Parlamento una proposta di legge (presentata dai Popolari Udeur On. Sandra Cioffi). Ciò potrà contribuire a diffondere in Italia, come già sta accadendo in Europa, una cultura della mediazione, definendo a questo scopo una specifica identità professionale. In conclusione, si è cercato con la legge 54 di limitare pericolosi disequilibri, ma certamente sono da verificarsi i problemi relativi all’attuazione di tale legge, dovuti il più delle volte alla difficoltà a distaccarsi da precedenti prassi consolidate, che sono proprio quello che il nuovo provvedimento intende correggere. È auspicabile che l’affidamento condiviso non sia privato dei suoi contenuti qualificanti, quali la presenza equilibrata dei due genitori e l’assegnazione dei compiti di cura, anche sotto il profilo economico, a ciascuno di essi. Una corretta attuazione di tale legge rappresenta per la collettività intera un’effettiva crescita della cultura della “bigenitorialità”, punto di arrivo per garantire ai figli un’infanzia e un’adolescenza serene e uno sviluppo armonioso della personalità.

Clemente Mastella
Ministro della Giustizia

Massimiliano Fanni Canelles

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

Tags:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *